Luca e Sofia: il (nuovo) poker che avanza

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Sofia Lövgren and Luca Moschitta

Quando abbiamo cominciato a scegliere i nomi per i nostri Awards, due nomi sono saltati fuori in continuazione. Così abbiamo deciso di incontrarli a Barcellona.

Dato che il premio in questione doveva andare oltre i semplici risultati e doveva tener conto anche di elementi come la personalità al tavolo ed il modo di riuscire ad essere dei veri “ambasciatori” del gioco, tra le nostre undici redazioni ci sono state opinioni molto diverse su chi dovesse essere nominato.

Anche se alla fine, per qualche strano motivo, ci siamo trovati quasi tutti d’accordo nell’inclusione di due player: Luca Moschitta e Sovia Lövgren.

La Lövgren, una delle più giovani professioniste sponsorizzate in assoluto, si è guadagnata la patch di PKR un paio d'anni fa, grazie al volume di mani giocate, al successo raccolto al tavolo – quindi, no...non è solo perché è carina... - e la sua capacità di ispirare le giovani grinder di tutto il mondo.

L'italiano Moschitta - famoso per aver vinto non una ma due Porsche solo con i suoi FPP - è da tempo un SuperNova Elite ed è stato capace di farsi largo nel poker live italiano grazie al suo atteggiamento positivo e alla sua apertura nei confronti dei nuovi giocatori, desiderosi di ripercorrere i suoi passi.

Metteteli insieme, pokeristicamente parlando, ed è facile capire come il nostro panel si sia convinto che il futuro del poker è in buone mani.

Metteteli insieme, non pokeristicamente parlando, ed avrete una delle coppie più belle e di successo del poker moderno.

Approfittando della loro presenza all’EPT di Barcellona – ho provato a mettere insieme una lista con le domande che avrei fatto a tutti e due se li avessi avuti a portata di taccuino e le ho inviate ad Esther Diaz Amores della redazione spagnola di PokerListings.
Che li ha incontrati ed ha parlato con loro di cosa significhi essere già arrivati ad un livello così importante senza aver neppure avvicinato la soglia dei Trenta. Vediamo come è andata.

Giovani, di successo, carini e talmente popolari da "occupare" i nostri PokerListings Awards con due delle tre nomination per il titolo di "Here comes the future".

Seriamente, ragazzi: non vi sembra di esagerare un po'?

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Una fonte di ispirazione per i giovani grinder
 

Lövgren: Be'… è divertente! Per quanto riguarda i premi, devo dire che essere stata nominata da PokerListings come "miglior giovane giocatore di poker" è semplicemente un onore.

Moschitta: Del premio mi piace in particolare la sua descrizione. Sai, sono tanti i giocatori vincenti, ma ce ne sono pochi che sono anche un esempio positivo. Perciò sono davvero contento di far parte dei nominati.  

È una competizione internazionale e beh...se fosse stato per me il mio nome non sarebbe stato tra i papabili, probabilmente.

D'accordo, allora vediamo chi avresti scelto. Se potessi indicare un giovane giocatore che si è distinto nel 2012/2013, chi diresti?

Moschitta: Questa è una bella domanda, visto che se guardiamo l'età media non sono molti i giovani giocatori che hanno avuto successo l'anno scorso.

Quando ho iniziato a giocare avevo 18 anni ed era il momento in cui molti giocatori della mia stessa età iniziavano a dominare i tavoli live e online.

Oggi, a parte qualche esempio tipo Viktor Blom, gli stessi giocatori che hanno iniziato qualche anno fa sono gli ambasciatori del poker di oggi.

Nessun nome proprio?

Moschitta: Paul Berende è davvero un bravo ragazzo, un giocatore onesto e quando ci giochi contro te ne rendi conto.

E tu, Sofia? Chi sceglieresti per questa categoria?

Luca Moschitta IPT 2013
Il segreto di un player? Saper innovare il proprio gioco
 

Lövgren: Credo che Martin Jacobson sia uno svedese davvero forte. 

Moschitta: Verissimo, anche se non è più così giovane.

Lövgren: Sai, trovare un nome per questa caetgoria è dura, dato che il premio non è vincere molti soldi, ma essere un buon ambasciatore del poker e ispirare altri giocatori a iniziare a giocare.  

Quindi cosa vorrebbe dire per voi vincere questo premio?

Lövgren: In realtà mi sento già di aver vinto solo per essere stata nominata. Eppure penso che quando la gente abbia delle aspettative sul tuo futuro non sia sempre un bene.

Credo che non sia ciò che dici, ma ciò che fai a fare la differenza. La cosa importante è sempre come ti comporti. Se dico che farò qualcosa… beh… non è nulla finché non l'ho fatta davvero.

Moschitta: Il solo essere stato nominato è un grande onore per me. Ripeto, mi è piaciuta moltissimo la descrizione del premio. Non sono i soldi che hai vinto ad essere premiati, ma tutte le cose che hai fatto.

Durante l'ultimo anno ho passato molto tempo lontano dal tavolo, parlando e chattando con regular e  principianti che mi chiedevano come iniziare, e ora mi sento onorato perché vuol dire che ho fatto un buon lavoro.

Credete che abbiamo commesso qualche errore complando la lista?

Lövgren: Tutti i nominati sono ottimi giocatori e ovviamente è davvero motivante essere scelti da persone che credono in te.

Lavoro molto sul poker, questo è ciò che facciamo, è divertente e motiva tantissimo. E non nascondo che sia più facile continuare quando vedi che la gente crede in te.

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"Per il momento mi concentro solo sul poker"
 

Parliamoci chiaramente:  ti sei auto-votata?

Lövgren: No (ride, ndr)! Ma la mia famiglia sì (ride di nuovo, ndr).

Moschitta: Anche la mia famiglia ha votato per me (ride, ndr).

Ok, basta con i PokerListings Awards. Ho una domanda per Sofia ora: "I giocatori di poker sono come piccole azienda. Dobbiamo essere in grado di cambiare e innovare il nostro gioco".

Nel caso tu te lo sia perso, abbiamo trovato questa pillola di saggezza nel blog di Luca. Sei d'accordo con lui?

Lövgren: Ovviamente. Il gioco cambia in continuazione e diventa sempre migliore. I giocatori che giocavano al .25/.50 su PKR ora sono passati al 2/4.

I giocatori migliorano sempre, perciò occorre continuare a sviluppare il proprio gioco. Non bisogna solo pensare di essere sfortunati, quando si perde.

Bisogna anche pensare a come correggere gli errori e come diventare giocatori migliori.

Chiunque può migliorare, e occorre essere sempre molto critici con se stessi, per diventare giocatori più forti.  

Questa idea di tentare, cambiare e in qualche modo crescere mi ricorda ciò che ha detto una volta Ben Sulsky, lamentandosi che troppa gente si limita a continuare a giocare allo stesso modo, senza mai tentare cose nuove. Luca, sei d'accordo?

Moschitta: Ovviamente, io me lo vivo il gioco.

Ho iniziato a giocare sei anni fa o più, e se cerco di confrontare ieri e oggi… beh, oggi è un gioco completamente diverso.

Penso di aver cambiato qualcosa pure io, e sono fortunato a essere qui, perché signifiac che ho fatto i giusti cambiamenti al momento giusto.  

PL: E ultimamente hai cambiato parecchio anche nella tua vita pokeristiac. Dalla fine del tuo contratto con PokerStars sei passato dall'essere un grinder online a diventare un regular della scena live. Com'è cambiata la tua quotidianità?  

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"Ho cambiato nel modo giusto...al momento giusto!"
 

Moschitta:  Beh, ho iniziato a giocare live quando ho compiuto 18 anni e da allora gioco live e online contemporaneamente.

Sono un SuperNova Elite su PokerStars, il che significa che ho giocato tantissime mani, ma allo stesso tempo giocavo un torneo al mese, cercavo di migliorare le mie abilità nel poker live.

All'inizio ovviamente non ero così bravo. E anche oggi devo migliorare molto.

Quando arrivi qui e vedi gente che gioca tornei da 50.000 Euro, vuoi fare qualcosa di più. Devi fare qualcosa di più, se vuoi diventare un giocatore migliore - perché ti ritrovi contro giocatori più forti.

Devi porti un obiettivo e cercare di raggiugnerlo, sempre. Oggi penso che se sei un bravo giocatore di poker online, sei bravo anche live.

Devi solo imparare come stare a un tavolo dal vivo.

Cioè?

Moschitta: Cioè devi imparare a capire i tell. Devi svilupparti come "persona" al tavolo.

Ti mancano quelle lunghe sessioni quotidiane su PokerStars.it?

Moschitta: No, perché quando ho voglia di giocare, posso sempre giocare online. Ma mi sono preso una pausa di un paio di mesi. È estate d'altronde.

Durante gli ultimi quattro anni non mi sono mai goduto l'estate perché giocavo molto di più di oggi, ma ovviamente mi manca un po' l'online.

Probabilmente comincerò a giocare davvero di nuovo seriamente a partire da gennaio.

Sofia, tu invece giochi ancora molto su PKR. Quanto ti piace ancora farlo?

Lövgren: Tanto. Giocherò moltissimo quando tornerò in Svezia, molto 6-max cash game online.

Ti vedi impegnata in un'altra carriera, in futuro? Qualcosa di diverso dal poker giocato?

Lövgren: Al momento vedo le cose più a breve termine e per adesso voglio solo giocare a poker per migliorare.

Voglio anche continuare a giocare nei tornei live e nel cash game online. È divertentissimo e non voglio fermarmi.

È difficile immaginarmi da qui a 10 anni, no so cosa farò.

Pensavo di prendermi un anno di pausa dopo le superiori per giocare a tempo pieno...e così sono diventata una giocatrice di successo ed ho avuto l'opportunità di far parte del team di PKR; da allora gioco a poker full time.

Pensavo anche che sarei andata all'università, ma il poker sta andando così bene che non voglio iniziare a fare altro: voglio solo giocare.

Dato che entrambi arrivate dal mondo dell'online, ho una domanda che devo farvi Soprattutto perché ho sentito molte cose contro i giocatori che vengono dall’online negli ultimi tempi.

A Galway ho parlato con Padraig Parkinson, icona del poker irlandese che accusava i giovani giocatori di poker online di essere davvero fastidiosi quando giocano live, dato che passano più tempo a smanettare con l'iPhone che a chiacchierare.

Che ne pensate?

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"Tweet e social fanno parte del gioco"
 

Moschitta: Stai parlando con le persone sbagliate. Io e Sofia postiamo tanto sui social network e cose del genere.  

Appunto. Come mai? Che cosa vi piace così tanto?

Moschitta: Non si tratta di piacere o meno. Molte persone ci seguono, famiglie incluse. Tutti vogliono vivere i tornei insieme a noi, avere aggiornamenti continui.

Se passi cinque minuti su Facebook o Twitter non è un problema. Fa parte pure del mestiere: oggi se vuoi essere un giocatore di poker professionista, devi fare queste cose. Molti giocatori ottengono uno sponsor perché sono attivi sui social network.

Devi essere disponibile con tutti, la gente deve conoscerti, deve seguire i tuoi tornei e divertirsi con te.

Eppure in molti la pensano diversamente. 

Moschitta: Dipende. Se ti siedi al tavolo di un torneo da 5.000 Dollari e guardi un film, sono d'accordo che non è bellissimo. Non stai rispettando il denaro in gioco e il tavolo. Mi sta bene.

Ma usare il tuo telefono per cinque minuti, per twittare qualcosa, penso faccia parte del gioco.

Parlando di poker, che ne pensate se si aprissero i mercati e si permettessero agli svedesi di giocare contro gli italiani? -

Lövgren: La Svezia è grande, ma l'Italia ha 10 volte la nostra popolazione…

Moschitta: Ma gli svedesi sono più forti degli italiani, è risaputo.

Facciamo un giochino. Nominate tre cose che amate del paese dell'altro.

Lövgren: Il mare…a te non piace molto la Svezia, vero Luca?

Moschitta: Tu sei svedese, io vivo in Italia. Siamo fortunati a vivere in paesi così belli. La Svezia è un bel posto quando ci vai in estate, ma in inverno arriva facilmente a -20 gradi. È un'altra vita.

La gente è molto amichevole, carina…

Lövgren: Gli svedesi sono molto molto amichevoli e molto onesti. Se ti cade il telefono da qualche parte, è facile che te lo riportino.  

Moschitta: E lei lo sa perché ha perso il telefono tipo 10 volte e lo ha sempre riavuto indietro...

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Prossima fermata: Battle of Malta
 

Va bene, va bene – ora torniamo al punto di partenza.

Sofia: l'ultima volta che hai partecipato a un torneo importante a Malta, hai finito per bluffare contro Phil Hellmuth.

Che mi dici del Battle of Malta? Faresti lo stesso contro Daniel Cates o Johannes Strassmann?

Lövgren: Amo Malta per vari motivi. Il clima, il cibo e perché è un posto stupendo. Ci servirà del tempo, ma ci trasferiremo lì.

Amo Malta, quindi voglio giocare quanto più possibile a poker là, vedremo che succede.  

Luca, quando hai "rotto" con PokerStars hai vinto un IPT. Perciò cosa deve succedere per farti vincere il Battle of Malta?

Moschitta: Devo solo concentrarmi e giocare al meglio… anche se nel poker non puoi decidere quando vincerai. Nel poker è tutta questione di "lungo periodo".

Magari non riesci a cavare un ragno dal buco per un po', ma se giochi bene, prima o poi vincerai.  Eppure so che se faccio del mio meglio posso raggiungere dei risultati. j

Chiudiamo con una stupida prop-bet, visto che va tanto di moda. Chi di voi riceverà più "mi piace" su Facebook e più tweet per questa intervista?  

Moschitta: È una bella sfiad, abbiamo entrambi molti follower. Non saprei.

Ci vediamo a Malta, ragazzi. Parleremo di nuovo al Battle of Malta. Perché ci sarete, vero?

Entrambi: Sì, di sicuro.

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