Quelle partite di poker a casa Obama tra UIGEA e Black Friday

Obama Poker

Così come i suoi predecessori Richard Nixon e Dwight Eisenhower, anche Barak Obama è un discreto giocatore di poker.

Comprensibilmente, una volta diventato presidente degli Stati Uniti l'ex senatore dell'Illinois ha preso un po' le distanze da questa sua passione, per tenersi buono l'elettorato più conservatore.

Quando era senatore dell'Illinois, Obama avrebbe ospitato regolarmente in casa sua partite low-stakes da poche centinaia di dollari per notte.

Siccome però a casa Obama non c'era posto per tutti, venne compilata una lista d'attesa che comprendeva i suoi “compagni” democratici ma anche avversari repubblicani. Durante la campagna presidenziale, svoltasi tra l'altro a poco tempo di distanza dall'approvazione dell'Unlawful Internet Gambling Enforcement Act, non è stato messo in risalto questo aspetto della vita di Obama. Tuttavia, come riporta James McManus nel suo libro “Cowboys full: The Story of Poker”, il 44esimo presidente a stelle e strisce si definisce lui stesso “un buon giocatore di poker”.  Di sicuro anche come inquilino della Casa Bianca Obama ha avuto e ha occasione di mettere in pratica le sue doti di pokerista.

Politica e dissimulazione

obama

D'altra parte quando si governa una grande nazione occorre spesso essere degli abili dissimulatori. Lo dimostra anche il fatto che in italiano – e forse ancor di più in inglese – il lessico della politica attinge a piene mani da quello del poker.

Il poker d'assi di Bettino

Negli anni Novanta, per esempio, venne utilizzata l'espressione “poker d'assi” per definire un dossier presentato da Bettino Craxi durante una riunione del Psi. Era l'epoca di Tangentopoli: i documenti in questione avrebbero dovuto screditare la figura dell'allora Pubblico ministero Antonio di Pietro e del pool di Mani Pulite. Da un punto di vista strettamente etico, c'è da dire che i capi di stato non dovrebbero concedersi bluff aggressivi come quelli dei pokeristi, perché da loro tavolta dipende l'esistenza di milioni di persone (mentre i giocatori al tavolo verde mettono generalmente in gioco solo il loro bankroll).

35 anni di “interregno”

Ma torniamo Oltreoceano. Dal governo di Richard Nixon (1969-74), fino a Obama, eletto nel 2008, per 35 anni gli Stati Uniti sono stati governati da presidenti “non pokeristi”.

Prima di Nixon si ricorda l'illustre predecessore Dwight Eisenhower, che a differenza di Nixon non parlò mai pubblicamente del suo passato di giocatore. Sia “Ike” Eisenhower che Nixon conseguirono brillanti risultati al tavolo verde, ma una volta eletti decisero di mettere da parte questa passione, probabilmente per non deludere le frange più conservatrici del loro elettorato.

Tre presidenti a confronto

mcmanus

Mc Manus (nella foto), insegnante, scrittore e giocatore di poker, sostiene di preferire di gran lunga la tecnica pokeristica di “Ike” Eisenhower e Nixon rispetto a quella di Obama.

Mai sottovalutare i Tea party

Come già accennato, nel 2011, proprio sotto la presidenza di Obama, il Dipartimento di giustizia americano dispose il sequestro dei siti PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute/UB in ottemperanza alla UIGEA, approvata durante gli anni di George W. Bush. Quel giorno, venerdì 15 aprile 2011 venne soprannominato “Black Friday”. Alcuni sostengono che Barak Obama, in un'ottica di negoziazione con gli avversari politici, abbia sottovalutato la pervicacia del “Tea party”, un movimento liberista-conservatore riconducibile all'ala di destra.

Antichi malumori

Il gruppo, attivo già sotto gli anni di Bush figlio ma emerso prepotentemente con Obama, prende il nome dall'acronimo “Taxed Enough Already” (già abbastanza tassati) e dal Boston Tea Party, un fatto storico avvenuto alla fine del '700. In segno di protesta contro le tasse imposte dalla madrepatria, nel 1773 a Boston i coloni nordamericani distrussero un carico di tè proveniente dalla Compagnia delle Indie gettandolo in acqua.

Avanza il fronte liberista

Oggi come un tempo, le sorti del poker online sembrano oscillare tra spinte conservatrici e liberiste. Come osservato da McManus, in un numero sempre maggiore di Stati vengono approvate nuove leggi che ammorbidiscono o addirittura aggirano la UIGEA. In un futuro anche prossimo questi potrebbero adottare politiche comuni, costituendo una massa critica difficile da ignorare.

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