5 Casi che descrivono Negativamente il Poker nella Cultura Pop del 1900

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Uno dei quadri meno noti della serie di "Dogs Playing Poker"

Durante la prima parte del 20° secolo la popolarità del poker è cresciuta in modo significativo in America, con sempre più persone dedite al gioco e maggiori riferimenti nella cultura popolare.

Ma la crescita del gioco si è anche accompagnata al dubbio che questa diffusione potesse portare più disagi che vantaggi per la società.

Essere un giocatore di poker all’epoca equivaleva all’essere segnati, portare uno stigma, e questo atteggiamento si riflette nei prodotti culturali dell'epoca

Ma come era davvero interpretato il gioco nella cultura pop? Oggi vogliamo esaminare cinque importanti esempi di poker nella cultura popolare dei primi anni del 1900 per chiarirci un po’ le idee.

 

Un gioco per gli animali

Commissionato nel 1903 per la vendita di un calendario di sigari, i celebri "Dogs Playing Poker" di Cassius M. Coolidge dipinti ad olio, suggeriscono che il poker si fosse già insediato nella cultura popolare.

Per comprenderlo basta notare l’abitazione domestica in cui si svolge la partita di poker dei giocatori a quattro zampe, ben lontana da sporchi bar e dai cosiddetti “saloon”.

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Curioso il fatto che Coolidge nel rappresentare i cani intenti in attività prettamente umane abbia scelto in ben 9 dipinti su 16 di piazzarli al tavolo da poker.

Che cosa ci suggeriscono questi quadri realizzati nei primi anni del 20° secolo?

Intanto che si trattava di un’attività prettamente maschile. E poi che fosse collegata e ricondotta ad altri “vizi” come il bere e il fumare.

Guardando altrove nei primi passi della cultura pop è facile trovare altri esempi di poker raffigurato come gioco vizioso o ancora pericoloso.

 

Una malattia in cerca di cura

Il film muto “A Cure for Pokeritis” molto probabilmente rappresenta la più antica pellicola sul poker mai realizzata.

Il film di appena 12 minuti  apre con George Brown  (interpretato dal comico John Bunny)  che torna a casa dopo aver perso giocando a poker (come al solito). L’uomo promette alla moglie, Mary, di  non giocare mai più, ma è presto di nuovo ai tavoli.

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Una scena di poker della pellicola "A Cure for Pokeritis"

Mary alla fine scopre le menzogne del marito – il povero George parla nel sonno, a quanto pare - e così chiede l'aiuto del cugino Freddie e del suo club della Bibbia per porre fine al gioco.

Freddie  i suoi soci del club impersoneranno poi dei poliziotti e faranno irruzione nella sala da poker simulando un arresto.  

Il film si conclude con un George molto sollevato nello scoprire che in realtà si è trattato di una messa in scena,  ma lo spavento è stato tale da convincerlo a smettere una volta per tutte.

L’immagine che ne viene fuori allora è quella del poker come attività pericolosa, che crea dipendenza e che necessita in qualche modo di essere proibita.

 

Un gioco Seducente

Se ci spostiamo avanti nel tempo giusto di un paio di anni, troviamo nel 1919 una delle canzoni più popolari del tempo legate al tema del poker.

Registrata da Fanny Watson e Al Jolson, “Who Played Poker with Pocahontas (When John Smith Went Away) - Chi ha giocato a poker con Pocahontas (Quando John Smith è andato via)? -  presenta il gioco come una sorta di eufemismo dell’avere una relazione clandestina. In altre parole, il poker ancora una volta si ritrova associato a qualcosa di riprovevole.

Come le altre versioni popolari della storia del colono inglese e della ragazza indiana a Jamestown, la canzone insinua che ci sia una relazione romantica tra la coppia che in realtà probabilmente non è mai avvenuta.

I testi suggeriscono inoltre che Smith "le ha insegnato come giocare a poker" cosa impossibile visto che il gioco fu inventato solo un paio di secoli più tardi.

In ogni caso la canzone descrive il poker come gioco dell'inganno, paragonato ad una sorta di seduzione, con Pocahontas proposta come un’amante subdola in grado di ingannare Smith con i suoi bluff.

 

Guai in Paradiso

Bertolt Brecht
Il poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht

I riferimenti al poker nella letteratura dell'epoca  presentano ugualmente il gioco come un pericolo da evitare. Un esempio è il racconto del 1926 di Bertolt BrechtFour Men and a Poker Game, or Too Much Luck Is Bad Luck.”

In questo racconto cupamente umoristico, il poeta e drammaturgo tedesco descrive quattro nuotatori americani che navigano verso casa a New York. Decidono intanto di fare una partita a poker per pochi nichelini, e ancora una volta alcol e fumo non mancano.

Un giocatore – Lucky Johnny - inizia a vincere di continuo nonostante la sua evidente mancanza di abilità nel gioco. Il livello delle puntate sale sempre di più e alcuni iniziano a scommettere case, proprietà, persino le proprie donne, ma Johnny continua a vincere.

Alla fine, indebitati fino al collo, i marinai buttarono Johnny a mare per vedere se “nel nuotare sarebbe stato altrettanto fortunato”.

Anche se in chiave ironica il libro presenta il poker come fonte di guai anche quando la fortuna sembra assisterti.

 

Popolarità del Poker: un Paradosso

Si potrebbe dire che queste prime raffigurazioni del poker del 20° secolo presentano una sorta di paradosso - una contraddizione in merito al poker e alla sua popolarità che noi del 21° secolo possiamo ben riconoscere.

I frequenti riferimenti al poker in arte, musica, letteratura e cinema certamente contribuiscono a dimostrare la crescita del gioco. Ma molti di questi riferimenti esprimono giudizi morali sul poker come un male per le persone che giocano, e qualcosa di distruttivo per la società nel suo complesso.

In altre parole il paradosso è che mentre questi riferimenti dimostrano e incentivano la popolarità del poker, sono piuttosto intenti ad indicare i motivi per cui il poker non dovrebbe essere così popolare.

 

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