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Quando è il momento giusto per chiudere una sessione di poker?

Quando è il momento giusto per chiudere una sessione di poker?

Decidere quando iniziare una sessione di poker è piuttosto semplice. Ci si siede al tavolo, si aprono alcuni tavoli di poker online oppure si raggiunge il casinò di fiducia con l’intenzione di giocare per qualche ora. Capire quando è arrivato il momento di fermarsi, invece, è tutta un’altra storia! Nei tornei la questione si risolve da sola con l’eliminazione, mentre nel cash game la decisione spetta interamente al giocatore. Conviene abbandonare dopo aver perso diversi buy-in? Restare finché il tavolo offre ottime opportunità di guadagno? Oppure incassare e andarsene dopo una vincita importante?

Non esiste una risposta valida per ogni situazione. Una cosa, però, è certa: il bilancio economico della sessione non dovrebbe essere l’unico criterio su cui basare la decisione. Vediamo quindi quali fattori considerare per capire quando è davvero il momento di alzarsi da un tavolo da poker.

La qualità del proprio gioco è il primo segnale da osservare

All’inizio di una sessione, un giocatore si presenta generalmente al tavolo con un buon livello di concentrazione. Studia gli avversari, ragiona sui range, dedica il tempo necessario all’analisi degli spot e cerca di evitare decisioni impulsive. Con il passare delle ore, però, questa lucidità può progressivamente diminuire.

La stanchezza comincia a farsi sentire, le scelte diventano sempre più automatiche e alcuni dettagli sfuggono all’attenzione. Si finisce così per effettuare giocate che, soltanto qualche ora prima, probabilmente non sarebbero nemmeno state prese in considerazione.

Sono proprio questi i segnali da non sottovalutare quando si valuta se interrompere una sessione. Dopo sei ore consecutive, per esempio, è normale che la concentrazione cali e che diventi più difficile seguire con attenzione tutto ciò che accade al tavolo. Bisogna quindi imparare a riconoscere il momento in cui non si è più in grado di esprimere il proprio A-game.

A quel punto, la domanda fondamentale cambia. Non basta più chiedersi se si è superiori agli avversari: bisogna capire se il vantaggio tecnico che si possiede è ancora abbastanza ampio da rendere conveniente continuare.

Nel poker, infatti, bastano poche decisioni leggermente peggiori del solito per trasformare gradualmente una situazione molto favorevole in una partita decisamente meno redditizia.

Nota:

Immaginiamo di iniziare una sessione contro due giocatori amatoriali che commettono numerosi errori. Dopo qualche ora, entrambi lasciano il tavolo e vengono sostituiti da due regular esperti.

Anche mantenendo una concentrazione impeccabile, il nostro edge potrebbe essersi ridotto drasticamente. In una situazione del genere, continuare soltanto perché si era programmato di giocare a lungo non sarebbe necessariamente una scelta sensata!

La stanchezza è un avversario più pericoloso di quanto sembri

Tra i principali nemici di un giocatore di poker c’è sicuramente la stanchezza. Il problema è che non si manifesta sempre con sintomi evidenti, come la sonnolenza. Spesso i primi segnali sono molto più difficili da individuare.

Si comincia, per esempio, a controllare lo smartphone con maggiore frequenza, a seguire meno attentamente le mani in cui non si è coinvolti oppure a dedicare meno tempo alle decisioni. Anche irritarsi per situazioni del tutto normali può essere un campanello d’allarme.

Nel poker online, la stanchezza può tradursi nella tendenza a ragionare meno e ad affidarsi sempre più a decisioni automatiche. Questo comportamento diventa particolarmente rischioso quando si pratica il multi-tabling, giocando contemporaneamente su numerosi tavoli.

Tutti questi atteggiamenti possono indicare che la concentrazione sta diminuendo e che la fatica accumulata sta iniziando a influenzare il gioco.

Con l’esperienza, ogni pokerista dovrebbe imparare a riconoscere i propri segnali di affaticamento. Alcuni giocatori, quando sono stanchi, diventano eccessivamente passivi. Altri reagiscono nella maniera opposta, aumentando l’aggressività e mostrando una crescente impazienza.

Non avrebbe quindi molto senso stabilire un numero massimo di ore uguale per tutti. Due giocatori possono avere capacità di concentrazione e resistenza mentale molto diverse.

Ciò che conta davvero è riconoscere quando il proprio livello di gioco comincia concretamente a peggiorare, indipendentemente da quanto tempo si sia trascorso al tavolo.

Dopo aver perso diversi buy-in bisogna sempre fermarsi?

Personalmente, e so di non essere l’unico, utilizzo quello che viene definito uno stop-loss. In pratica, stabilisco prima di iniziare quanti buy-in sono disposto a perdere prima di interrompere la sessione.

Il vantaggio di questo approccio è evidente: fissare un limite in anticipo può impedire che una giornata negativa si trasformi in un disastro a causa del tilt. Tuttavia, lo stop-loss non dovrebbe essere considerato una regola strategica valida in ogni circostanza.

Supponiamo di perdere tre buy-in in un’ora durante una partita di poker estremamente profittevole. Abbiamo subito diversi cooler e bad beat, ma siamo ancora perfettamente lucidi. Il nostro bankroll è adeguato al livello a cui stiamo giocando e diversi avversari continuano a commettere errori importanti.

In questo scenario, aver perso tre buy-in non rende improvvisamente il tavolo meno interessante. Anzi, decidere di abbandonarlo potrebbe persino rappresentare un errore!

Nota:

Consideriamo ora una situazione differente. Dopo aver perso tre buy-in, l’unico motivo per cui vogliamo continuare è recuperare il denaro lasciato al tavolo.

Iniziamo a controllare continuamente il saldo della sessione attraverso il tracker, ripetendoci che ci alzeremo soltanto quando saremo tornati almeno in pari.

Qui il vero problema non è necessariamente l’entità della perdita, ma la motivazione che ci spinge a restare. L’ossessione di recuperare quanto perso può portarci a prolungare una sessione negativa e a prendere decisioni che, in condizioni mentali normali, difficilmente prenderemmo.

Lo stop-loss rimane quindi uno strumento utile per mantenere la disciplina, soprattutto per chi sa di avere la tendenza a perdere il controllo dopo determinate perdite.

Non può però sostituire una valutazione sincera del proprio stato mentale e della qualità delle decisioni prese al tavolo.

Nemmeno essere in attivo è un buon motivo per smettere

Esiste anche l’errore opposto: voler concludere una sessione soltanto perché si è ottenuto un profitto importante.

Dopo aver vinto tre buy-in, alcuni giocatori preferiscono alzarsi immediatamente per mettere al sicuro il guadagno. Continuare significherebbe correre il rischio di restituire agli avversari almeno una parte di ciò che si è appena conquistato.

Dal punto di vista psicologico, questo ragionamento è assolutamente comprensibile. Sul piano strategico, però, è molto meno convincente.

Il denaro guadagnato nelle ultime tre ore è ormai parte del bankroll. Non esiste una ragione per trattarlo diversamente dai soldi che si possedevano prima di sedersi al tavolo.

Se la partita continua a essere favorevole, la concentrazione è alta e il nostro vantaggio sugli avversari rimane significativo, essere in profitto non costituisce di per sé un motivo per smettere di giocare!

Nota:

Esiste comunque una circostanza in cui le vincite possono modificare indirettamente la valutazione della situazione. Immaginiamo di iniziare una partita con uno stack di 100 big blind e di ritrovarci, qualche ora più tardi, con 400 big blind davanti.

Se non siamo abituati a giocare così deep, alcune decisioni possono diventare notevolmente più complesse e gli eventuali errori molto più costosi.

In questo caso, non è il profitto accumulato a giustificare un’eventuale uscita dal tavolo, ma il fatto di trovarsi in condizioni di gioco con cui non si ha sufficiente dimestichezza.

Il principio da ricordare è quindi piuttosto semplice: non bisogna continuare una sessione soltanto per tornare in pari, così come non è necessario interromperla dopo aver raggiunto un determinato guadagno.

Giocare più ore non significa necessariamente guadagnare di più

Nel mondo del poker, si parla spesso dell’importanza del volume. E a ragione: per un giocatore vincente, aumentare il numero di mani disputate significa avere più occasioni per sfruttare il proprio edge.

Questo, però, non vuol dire che tutte le ore trascorse ai tavoli abbiano lo stesso valore.

Un’ora giocata con la massima concentrazione contro avversari deboli può essere estremamente redditizia. Al contrario, un’ora aggiuntiva affrontata da stanchi contro regular preparati potrebbe offrire un guadagno atteso molto basso o addirittura negativo.

L’obiettivo non dovrebbe quindi essere quello di accumulare quante più ore possibile, ma di massimizzare il tempo trascorso a prendere buone decisioni in partite realmente favorevoli.

In altre parole, il volume ha valore soltanto se viene accompagnato da una qualità di gioco sufficientemente elevata.

Quando conviene fare una pausa e quando è meglio chiudere definitivamente?

La risposta dipende inevitabilmente dalle caratteristiche di ogni giocatore. Esistono però alcune domande che possono aiutare a valutare la situazione con maggiore lucidità:

  • Sono ancora in grado di esprimere il mio A-game?
  • La stanchezza o le emozioni stanno iniziando a condizionare le mie decisioni?
  • Sto continuando a giocare soltanto perché voglio recuperare le perdite?
  • Il tavolo è ancora redditizio quanto lo era all’inizio della sessione?
  • Una breve pausa potrebbe aiutarmi a ritrovare la concentrazione?
  • I giocatori che rendevano la partita particolarmente profittevole sono ancora al tavolo?

Sapersi fermare al momento giusto è una vera e propria competenza pokeristica, che si sviluppa con l’esperienza e con una buona conoscenza di sé.

Vincite e perdite possono certamente influenzare lo stato psicologico, ma non dovrebbero mai rappresentare il criterio principale per decidere se proseguire.

Concentrazione, stanchezza, equilibrio emotivo e qualità degli avversari sono indicatori molto più affidabili. Imparare a valutarli correttamente permette non soltanto di evitare sessioni inutilmente lunghe, ma anche di dedicare più tempo alle situazioni in cui il proprio vantaggio può davvero fare la differenza.