Le WSOP stanno diventando un festival targato GGLive?
- Verificato da: PokerListings
- Ultimo aggiornamento: Maggio 29, 2026 · 5 minuti di lettura
Le World Series of Poker 2026 prenderanno il via il 26 maggio e, a pochi giorni dall’inizio della serie, la community del poker si ritrova già al centro di un acceso dibattito.
Tutto è iniziato quando Patrick Leonard ha condiviso pubblicamente uno scambio di comunicazioni avuto con il WSOP il 16 maggio riguardo all’autorizzazione per indossare materiale promozionale CoinPoker durante la manifestazione. Cosa è successo tra “Pads” e gli organizzatori, perché le nuove regole continuano a generare polemiche e quali possibili zone grigie stanno discutendo i giocatori a poco più di una settimana dall’inizio del festival? Facciamo il punto della situazione.
Il curioso caso delle patch al WSOP
Patch, adesivi e loghi applicati su abbigliamento e cappelli fanno parte dell’universo WSOP praticamente da sempre. Nella maggior parte dei casi gli organizzatori hanno tollerato questa pratica, al punto che alcuni giocatori sono arrivati a sembrare veri e propri cartelloni pubblicitari ambulanti.
L’esempio più evidente è stato Michael Mizrachi durante il tavolo finale del Main Event dello scorso anno: gli mancava soltanto un’insegna luminosa sopra la testa.

Fino a quel momento quasi nessuno aveva sollevato obiezioni riguardo alle patch. L’unica eccezione rilevante riguardò il logo ClubWPT Gold, che gli organizzatori chiesero ad Adam Hendrix di rimuovere prima del final table, minacciando persino la squalifica in caso di rifiuto.
All’epoca la richiesta sembrò ragionevole: la controversa promozione da un milione di dollari di ClubWPT Gold aveva infatti creato non pochi problemi durante il Millionaire Maker. Tuttavia, pochi immaginavano che una misura simile sarebbe finita nel regolamento ufficiale appena un anno dopo.
Pads dovrà rinunciare alla patch CoinPoker (forse)
Guardando il Main Event WSOP dell’anno scorso, Patrick Leonard si era chiesto perché i finalisti indossassero così pochi loghi rispetto al passato. Per rispondere a questa situazione, il WSOP ha aggiornato il regolamento 2026 introducendo l’obbligo di approvazione preventiva per qualsiasi materiale promozionale che un giocatore intenda esibire ai tavoli televisivi.
Le nuove norme sono state pubblicate alla fine di aprile 2026 e molti professionisti hanno immediatamente inviato richieste ufficiali per ottenere il via libera.
Tra questi c’era anche Leonard. Nonostante la sua popolarità e la notorietà del suo sponsor CoinPoker, il WSOP ha negato l’autorizzazione all’utilizzo di patch, loghi o altro materiale promozionale legato alla room.
La decisione, raccontata dallo stesso Leonard in un suo post pubblicato su X, ha avuto conseguenze dirette sui suoi programmi estivi:
Per quanto riguarda il 25K Fantasy, non so ancora cosa giocherò o se giocherò. Al momento mi è stato negato il permesso di indossare una patch e credo che questo possa persino portare alla squalifica a discrezione del tournament director. Immagino che, come per molti altri giocatori, questa situazione complichi parecchio le cose. Capisco e rispetto il fatto che il WSOP sia ormai molto più vicino a GGLive e non ho intenzione di infrangere le regole. Le regole sono regole e le rispetterò anche se non le condivido. Credo però che questo tipo di limitazioni scoraggi fortemente gli operatori dall’investire nei giocatori. Quando la serie più importante del poker mondiale restringe la visibilità degli sponsor esterni, l’intero ecosistema ne risente. Probabilmente giocherò i daily da 200 dollari con Brad Owen a New Orleans. Buona fortuna a tutti per il draft e per la serie.
Nei commenti al post è emerso che CoinPoker non è l’unica room coinvolta. Anche Phenom Poker avrebbe visto respingere le proprie richieste, mentre altri operatori come ACR Poker, BetMGM e Winamax avrebbero ottenuto l’approvazione senza particolari problemi.
Vale inoltre la pena sottolineare che il 19 maggio 2026 il WSOP ha nuovamente modificato il regolamento ufficiale, intervenendo sulla Regola 52. La formulazione precedente limitava la restrizione ai giocatori seduti ai “feature table” durante la produzione di contenuti destinati alla distribuzione televisiva o digitale. La nuova versione estende invece il divieto a qualsiasi momento del torneo.
Cosa ne pensa la community pokeristica
Il post di Leonard ha aperto un ampio dibattito tra professionisti e appassionati, che stanno cercando di capire le reali implicazioni della nuova normativa.
Tra i principali temi discussi:
- Perché GGPoker ha introdotto questa regola? Per controllare maggiormente il brand WSOP, come conseguenza del caso ClubWPT Gold, oppure a causa del ritorno delle WSOP su ESPN nel 2026 e delle relative restrizioni pubblicitarie?
- Il WSOP potrebbe davvero squalificare un giocatore per aver indossato loghi non legati al poker senza autorizzazione, come Adidas, uno dei marchi preferiti da Phil Hellmuth? E cosa accadrebbe con un brand di proprietà del giocatore stesso?
- Un giocatore può essere sanzionato anche se il marchio presente sui suoi vestiti non lo sponsorizza economicamente? Il regolamento parla di sponsor e materiale promozionale approvato, ma chiunque può indossare un logo senza ricevere compensi.
- L’approvazione selettiva di alcuni marchi potrebbe configurare una violazione delle normative antitrust statunitensi in materia di concorrenza?
- I giocatori potrebbero semplicemente aggiungere loghi e patch alle proprie foto o ai video pubblicati sui social in post-produzione, oppure il WSOP potrebbe contestare anche questo tipo di contenuto?
Naturalmente nessuno mette in discussione il diritto di un’azienda privata di decidere quali forme di pubblicità consentire all’interno dei propri eventi. Tuttavia, qui non si parla di una manifestazione qualunque, ma della serie di poker più famosa e prestigiosa al mondo. Ed è proprio per questo che le opinioni sono così contrastanti.
Se si osserva la situazione dal punto di vista dei giocatori ricreativi, emergono aspetti interessanti.
Il WSOP non attira soltanto chi sogna di vincere un braccialetto. Molti partecipanti vogliono anche incontrare e affrontare i professionisti che seguono da anni. Una parte significativa delle star del poker è legata a operatori e poker room che finanziano la loro presenza agli eventi, coprendo spesso viaggi, soggiorni e produzione di contenuti.
Per questi brand, sponsorizzare i propri ambassador significa acquisire visibilità e attrarre nuovi giocatori. Allo stesso tempo, la presenza di professionisti sponsorizzati contribuisce ad amplificare la portata internazionale del WSOP. Le patch aiutano inoltre il pubblico a identificare immediatamente quale operatore ha sostenuto la partecipazione di un determinato giocatore.

Ma cosa succederebbe se il WSOP impedisse sistematicamente di mostrare questi loghi?
Alcuni operatori potrebbero decidere di non investire più nell’invio dei propri giocatori alla serie. Da una parte questo favorirebbe gli amatori, che troverebbero field più morbidi e una minore presenza di regular di alto livello, soprattutto provenienti dall’Europa.
Dall’altra, però, molti appassionati potrebbero perdere interesse nel partecipare o seguire l’evento se i professionisti più popolari decidessero di restarne fuori.
Anche il pubblico internazionale potrebbe risentirne: senza volti noti per cui tifare, una parte degli spettatori potrebbe semplicemente smettere di seguire il WSOP.
L’impatto sui tornei low stakes probabilmente sarebbe limitato. I problemi maggiori potrebbero invece riguardare gli eventi high stakes, popolati in larga parte da ambassador e professionisti sponsorizzati da diversi operatori.
Un dato rende bene l’idea: al tavolo finale del Main Event WSOP 2025, cinque dei nove finalisti indossavano almeno una patch sponsorizzata. E stiamo parlando di un torneo che aveva registrato circa 10.000 iscritti.
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