Fenomenologia dei Giocatori: Perché Giochiamo a Poker?
Recentemente ho letto un articolo di un ottimo giornale che cominciava così: "L'obiettivo, nel poker, è vincere quanti più soldi possibile. Nient'altro: il traguardo è questo. Ecco perché giochiamo a poker".
Detto tra noi, l'articolista ha scoperto l'acqua calda.
Tra libri di poker, articoli, video, corsi, blog e chi più ne ha più ne metta, è un concetto che viene ripetuto fino allo sfinimento.
È diventato un mantra, quasi un canto religioso, dato per vero e mai messo in discussione.
Ma essendo io un eretico, voglio proprio metterlo in discussione perché, diciamocelo, non è vero per nulla.
La maggior parte di noi non gioca a poker per vincere più denaro possibile. In realtà, la maggior parte di noi non gioca affatto per vincere denaro, figuriamoci "il più possibile".
Non fraintendetemi, eh: a tutti noi piace vincere, speriamo sempre di vincere e sicuro ci aspettiamo di vincere ogni volta che giochiamo.
Ma sapete com'è, non penso proprio che vincere soldi sia il motivo per il quale così tanti milioni di persone giocano a poker.
E quindi?
Perciò, se non è per i soldi, perché giochiamo?
Ci ho pensato parecchio ultimamente, e sono arrivato a classificare cinque tipi di persone che giocano a poker con una certa frequenza.
Ciascuna gioca per un motivo diverso.
Magari questo modo di classificare non vi va troppo a genio. Poco male, non intende essere qualcosa di definitivo.
Intende però far capire che ci sono diversi tipi di giocatori di poker, ciascuno con la propria forma mentis, ciascuno con i propri motivi per giocare.
1) Il giocatore "tutto svago"
Queste persone giocano a poker semplicemente perché gli piace.
Di solito giocano agli small stake, principalmente Limit, ma alcuni si avventurano anche nelle partite No Limit.
Questa categoria secondo me (anche se non ho prove a riguardo) rappresenta la maggior parte dei giocatori di poker.
Direi che tra il 65% e il 75% dei giocatori ricade in questa categoria.
Diamine, la percentuale potrebbe essere persino più alta. E non penso proprio che queste persone giochino per vincere soldi.
Giocano per divertirsi, proprio come quelli che al casino si intrattengono col blackjack, il baccarat o, più spesso, le slot.
A volte vincono, ma la maggior parte delle volte perdono.
Anche quelli molto più bravi degli altri perdono perché, nel lungo periodo, il rake e le mance finiscono per "distruggerli".
Queste persone interpretano il poker come se fosse un'uscita a cena o in un night club. Si aspettano di tornare a casa più poveri finanziariamente, ma più ricchi sotto altri aspetti.
2) Il giocatore "molto svago e un pizzico di ego"
Questi giocatori hanno molto in comune con il primo gruppo, ma qui c'è un elemento in più in gioco.
Per loro, giocare significa anche competere.
Apprezzano il fatto che l'abilità e il duro lavoro assumano un ruolo significativo, e capiscono, a volte molto bene, che potranno vincere solo se studieranno e faranno molta attenzione mentre giocano.
Non penso, ad ogni modo, che questi giocatori giochino davvero "per i soldi". Certo, vincere è importante, ma il denaro è solo ciò che evidenzia il successo.
Quando vincono si sentono alla grande, perché sono riusciti a emergere trionfanti da un gioco che sanno essere molto difficile da battere.
Possiamo trovare questi giocatori a qualsiasi livello di stake, dai più bassi ai più alti.
Gli importa poco di perdere soldi, perché puntano a divertirsi: non è un problema se perdono, basta che l'esperienza sia stata soddisfacente.
La maggior parte di loro quasi sicuramente è quel tipo di giocatore che perde nel lungo periodo. Direi che il 15%-20% circa dei giocatori ricade in questo gruppo.
3) Il giocatore "molto svago e un po' di soldi spesi"
Questo tipo di giocatori prendono più seriamente l'elemento finanziario del gioco.
Il loro obiettivo è chiaro: essere vincenti, anche se non in maniera incredibile.
Sanno che cominciare a pensare seriamente all'elemento-soldi significa dover migliorare il loro gioco in moltissimi modi:
- Cercare le partite più facili.
- Giocare in molte sale diverse, in serate diverse e in periodi diversi.
- Studiare un sacco di materiale.
- Lavorare costantemente sugli elementi strategici.
- Cercare di stare al passo coi tempi.
- Tenere una traccia accurata dei propri risultati.
- Unirsi a gruppi di discussioni.
Tutte queste cose richiedono tempo e sforzo.
La maggior parte di loro ha degli altri lavori, una famiglia, degli hobby, e non ha proprio il tempo per queste cose, né l'intenzione di sforzarsi troppo.
Il loro obiettivo è vincere, portare a casa un po' di soldi extra, ma comunque divertirsi.
Questi giocatori pensano che il poker sia il passatempo più efficace possibile, perché è l'unico che non li costringe a svenarsi.
Credo che il 4%-6% dei giocatori ricada in questo gruppo.
4) I "semi-pro"
Qui le cose cominciano a farsi serie.
Questi giocatori fanno del poker una professione, ma hanno bisogno di altri fondi per arrivare alla fine del mese.
Giocano a poker per i soldi.
Studiano e imparano il più possibile tutti i nuovi trucchi e le nuove strategie.
Magari raccontano barzellette e ridono quando sono seduti al tavolo, ma rimangono sempre concentrati sul gioco.
Conoscono l'impatto del rake e delle mance.
Spesso danno mance più piccole della media, evitano le partite che prevedono un jackpot per le bad beat, giocano in sale e siti di poker online con rake più bassi e scelgono con attenzione le loro partite.
Credo che non più del 3% o 4% di chi gioca abitudinariamente a poker ricada in questa categoria.
5) I pro
Qui, la sentenza con cui abbiamo aperto diventa incredibilmente e totalmente vera.
Questa confraternita piuttosto piccola (penso che coinvolga non più dell'1% o 2% dei giocatori) è composta da chi vive completamente di poker.
Il poker è tutto ciò che fanno.
Se non vincono, non possono pagare l'affitto e fare la spesa.
Il denaro è tutto.
Ho molti amici in questo gruppo e sapete una cosa? Non riescono a divertirsi quanto i giocatori delle categorie precedenti.
Come dice il saggio: "È difficile vivere in modo facile".
Sull’autore:
Arthur Reber ha giocato a poker e ai cavalli per quarant’anni. È l’autore di The New Gambler’s Bible e coautore di Gambling for Dummies.
Ex editorialista di Poker Pro Magazine e di Fun ‘N’ Games, ha collaborato anche con Card Player (con Lou Krieger), Poker Digest, Casino Player, Strictly Slots e Titan Poker. Reber ha elaborato una nuova struttura di valutazione delle questioni etiche e morali che emergono nel gambling, su invito dell’International Conference of Gaming and Risk Taking.
Fino a poco tempo era professore di psicologia al The Graduate Center, City University of New York.
Tra le sue tante attività in questo ambito, ha fatto parte anche del Programma Fulbright all’Università di Innsbruck, in Austria. Ora si è semi-ritirato, anche se ogni tanto fa visita agli studenti della University of British Columbia di Vancouver, in Canada.