Al tavolo non esistono amici? Il caso Abby Merk-Susan divide il mondo del poker
- Verificato da: PokerListings
- Ultimo aggiornamento: Settembre 30, 2026 · 6 minuti di lettura
Tra amici ci si dovrebbe giocare più “soft”?
Nel settembre 2026, la content creator di poker Abby Merk ha riacceso il dibattito dopo una reazione molto emotiva durante una diretta dal Lodge Poker Club. Online, molti hanno preso posizione: c’è chi ha criticato duramente il suo comportamento e chi, invece, ha cercato di comprenderne il punto di vista.
Al di là delle reazioni personali, però, la vicenda solleva una questione interessante per il poker: cosa succede quando amicizia e competizione finiscono per sovrapporsi?
Per capirlo, bisogna partire dalla mano che ha dato origine a tutto.
La mano che ha fatto esplodere la tensione tra Abby e Susan
L’episodio è avvenuto durante il Lodge Live Stream.

L’action preflop si è sviluppata così:
- Dal CO, Virginia Mouse, con uno stack da $1,6K, ha effettuato una 3-bet a $150 con A8o.
- UTG, Susan, con $1,5K dietro, ha chiamato con 66.
- Dall’HJ, Abby Merk, che aveva uno stack di $824, ha deciso di andare all-in con A5s.
Virginia ha riflettuto per qualche istante prima di foldare.
Susan, invece, non ha fatto lo stesso. Prima di decidere, ha chiesto ad Abby: “Vuoi action?”
Abby ha risposto: “Non proprio”, accompagnando la frase con una risata nervosa.
Susan ha interpretato quella reazione a modo suo e, dopo una breve pausa, ha chiamato l’all-in.

La decisione ha infastidito visibilmente Abby, che ha detto a Susan:
“Mi mette davvero a disagio quel call, non mentirò. Pensavo che avresti foldato se mi avessi chiesto se volevo action oppure no…”

Susan si è scusata, ma ormai la tensione al tavolo era evidente. Abby era già in tilt e ha replicato con irritazione:
“Va bene. Cioè, due volte immagino, però… sono semplicemente fottutamente peggiore.”
Alla fine Abby ha perso su entrambi i board e, mostrando chiaramente il proprio disappunto, ha scelto di effettuare il rebuy minimo consentito: $60.

La sua reazione ha sorpreso gran parte della community. Per molti giocatori era difficile capire perché quel call avesse provocato una risposta tanto forte. Alcuni hanno ipotizzato che Merk fosse già in tilt prima dell’all-in; altri hanno parlato di aspettative eccessive nei confronti dell’avversaria o di una lettura completamente sbagliata della situazione, trasformata poi in frustrazione verso l’esterno.
La spiegazione di Abby alimenta ulteriormente il dibattito
In seguito Abby ha raccontato la propria versione dei fatti su Instagram.
Secondo Merk, lei e Susan giocavano insieme da molto tempo e avevano avuto numerose conversazioni amichevoli al tavolo. Abby pensava che tra loro ci fosse una vera amicizia, o comunque un rapporto più stretto di quanto Susan probabilmente percepisse.
Ha poi ricostruito la mano spiegando di aver rilanciato con A5 di quadri, di aver subito la 3-bet di Virginia e di aver visto Susan chiamare. Pur ammettendo di non considerarsi particolarmente esperta di strategia, Abby ha detto di sapere che trasformare A5 suited in un bluff in 4-bet avrebbe avuto un certo fascino.
Da qui la scelta di andare all-in per $800, nella speranza che entrambe le avversarie passassero.
Quando Virginia ha foldato, Abby si è sentita sollevata perché rimaneva soltanto Susan. A quel punto, dopo aver pensato per un po’, Susan le ha detto: “Ho un paio di domande”, prima di chiederle: “Vuoi action?”
È stato proprio lì, secondo Abby, che il suo atteggiamento è cambiato. Ha smesso di ragionare esclusivamente da avversaria e ha iniziato a interpretare lo scambio in quella che ha definito “FRIEND mode”.
In pratica, Merk ha creduto che Susan le stesse chiedendo apertamente quale decisione preferisse: un “no” avrebbe significato fold, un “sì” un call.
Abby ha ammesso che un simile ragionamento può sembrare assurdo all’interno di un contesto competitivo, ma ha aggiunto che, a suo dire, tra amici in una partita amichevole situazioni di questo tipo sarebbero molto comuni.
Per questo ha risposto sinceramente “Non proprio”, aspettandosi un fold. Susan, invece, ha chiamato.
A quel punto Abby ha capito di aver completamente interpretato male la situazione. Ha precisato di non ritenere che Susan avesse fatto qualcosa di tecnicamente scorretto. Le due hanno deciso di giocare il pot su due board, e Abby non è riuscita a migliorare su nessuno dei due runout.
Come ha sintetizzato lei stessa, Susan quel giorno l’aveva praticamente distrutta.
Merk ha inoltre riconosciuto di essere andata in tilt. Ha spiegato che, oltre all’aspetto emotivo della mano, la partita era trasmessa in diretta e prevedeva anche il cosiddetto nit game. Durante lo stesso stream, un giocatore se n’era già andato senza pagare la propria nit tax.
Non volendo rischiare altro denaro in quello stato mentale, Abby ha quindi effettuato un rebuy da $60. Più tardi è riuscita a recuperare gran parte delle perdite e, invece di chiudere la sessione pesantemente sotto, ha terminato la giornata in perdita di circa $50.
Per lei, tuttavia, la questione più importante era chiarire il rapporto con Susan. Una volta spente le telecamere, le due hanno parlato in privato e risolto la situazione. Entrambe, secondo Merk, hanno confermato di non avere alcun rancore reciproco.
Abby ha concluso la sua spiegazione con una citazione ormai classica nel mondo del poker:
“THAT’S POKER, PHIL!!!”
La ricostruzione ha convinto alcuni giocatori. Xuan Liu, ad esempio, ha descritto Abby come “troppo innocente per il poker”.
Molti altri, però, si sono concentrati su un passaggio ben diverso: l’affermazione secondo cui tra amici sarebbe normale, durante una “friendly game”, concedersi reciprocamente un trattamento più morbido.
Marle Spragg ha riassunto la questione in modo molto diretto:
“Quindi ti aspetti che le persone con cui sei in buoni rapporti facciano soft play contro di te.”
Il commento ha ricevuto un sostegno significativo da parte della community, portando il dibattito ben oltre la singola mano.
Perché non ci si dovrebbe aspettare soft play da un amico
Il poker non è soltanto competizione: il risultato economico di un giocatore dipende anche dalla sua capacità di prendere decisioni migliori degli avversari e sfruttarne gli errori.
Per questo la collusion, anche quando assume la forma apparentemente meno grave del soft play, entra in conflitto con i principi fondamentali del gioco. Se ogni giocatore iniziasse a riservare un trattamento diverso ad amici e conoscenti, l’equilibrio competitivo verrebbe inevitabilmente alterato.
Il problema diventa ancora più evidente in un contesto pubblico, come una partita trasmessa in streaming.
Immaginiamo un nuovo spettatore che accenda la diretta con curiosità, magari perché interessato ad avvicinarsi seriamente al poker. Non assisterebbe soltanto alla reazione emotiva di una content creator, ma potrebbe anche ricavare l’impressione che tra amici seduti allo stesso tavolo sia normale evitare di mettersi reciprocamente in difficoltà.
Questo tipo di soft play rischia di rendere il poker meno credibile agli occhi dei nuovi giocatori perché mette in discussione due elementi fondamentali: equità e parità di trattamento.
Le successive spiegazioni di Abby, ormai ampiamente circolate online, possono inoltre creare un ulteriore problema di percezione. Un principiante potrebbe chiedersi se, entrando in una partita popolata da gruppi di amici, debba temere che questi collaborino indirettamente tra loro, lasciandogli possibilità molto ridotte di competere ad armi pari.
Cosa si può imparare dall’approccio di Susan
Lasciando da parte la discussione sul possibile soft play atteso da Abby, la mano offre anche un’altra chiave di lettura: il modo in cui Susan ha raccolto informazioni sull’avversaria e le ha utilizzate nella propria decisione.
Durante la diretta si vede Susan osservare Abby con grande attenzione. Conoscendola bene, sembra percepire un segnale di debolezza.
Le basta una domanda sull’action e, soprattutto, la risposta ricevuta per convincersi che la sua coppia di 66 abbia buone possibilità contro il range di Abby. Decide quindi di sfruttare quella lettura e chiama.
Anche dopo il call, Susan mantiene il controllo della situazione. Non permette al tilt di Abby di condizionarla e non sembra sentirsi in colpa per aver preso quella che riteneva essere la decisione corretta.
In seguito ha commentato pubblicamente l’episodio, sottolineando come per lei l’integrità della partita debba avere la precedenza sulle relazioni amichevoli al tavolo.
È probabilmente questo il punto più utile da ricavare dall’intera vicenda.
Al tavolo, amicizia e correttezza competitiva devono restare due cose separate. E quando una decisione è legittima, il tilt di un’altra persona non dovrebbe trasformarsi in uno strumento per far sentire in colpa chi l’ha presa.
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