WSOP Story Billy Baxter, il Robin Hood del poker

billy baxter 11167

42 anni dopo la vittoria del suo primo braccialetto, è ancora il re mai incoronato del lowball diventando parte integrante della storia delle WSOP: Billy Baxter.

L’heads up contro il fisco

Quando Billy Baxter lasciò il tribunale di Reno/Nevada nel 1986 con un grande sorriso dipinto sul suo video, aveva appena compiuto qualcosa di unico nel suo genere.

Aveva appena vinto una battaglia legale contro l’Internal Revenue Service (IRS), la più alta agenzia governativa responsabile della raccolta delle tasse.

In quel giorno, l’allora 44enne proveniente da Augusta in Georgia divenne immortale nel mondo del poker. L’anno scorso andò a premio altre cinque volte alle WSOP: un record se consideriamo che la prima volta avvenne 41 anni prima, nel 1975.

Tuttavia, la gente gli chiede ancora di quel caso giudiziario. Ed è ormai una regola non scritta, quella secondo la quale chiunque vinca almeno un dollaro giocando a poker, sia debitore di Billy Baxter.

Negli anni Ottanta, il picco massimo delle tasse negli Stati Uniti era del 50%. A Baxter non piaceva affatto questa cosa, ma in un primo momento si adattò.

Dopodichè la IRS ebbe l’idea di alzare il tasso al 70%, ma solo per il denaro cosiddetto “non guadagnato”, ovvero quello che veniva ottenuto senza averlo maturato al lavoro.

A quel punto, Baxter decise di avviare la battaglia. Disse che se un giorno Jack Nicklaus si fosse svegliato e avesse vinto una gran somma di denaro giocando a golf, la stessa cosa doveva funzionare per lui giocando al casinò.

billy baxter1

Fece questo paragone in quanto gli sportivi professionisti erano esentati da queste nuove tasse. Ecco allora che la questione relativa al poker inteso come sport nacque 35 anni fa, e fino ad allora un tribunale non aveva mai perso un caso.

Ma questa volta, la sconfitta arrivò. Innanzitutto Baxter pagò le tasse, in modo da non poter essere condannato come evasore. Dopodichè partì l’attacco alla IRS per il risarcimento.

In casa IRS c’era grande sicurezza di vincere questo caso. Immaginate la sorpresa nel venire a sapere che il primo grado di giudizio aveva dato ragione a Baxter.

Nella sentenza si legge: “L’argomentazione della IRS è ridicola. Mi auguro che abbiate tanti soldi e siate in grado di giocarveli a poker con il signor Baxter”.

IRS rispose in maniera inaspettata. Invocarano il secondo grado di giudizio, e persero ancora. Dopodichè portarono la questione alla Corte Suprema, ma Baxter non aveva affatto paura.

Così la IRS decise di cambiare le carte in tavola, proponendo un accordo a Baxter. Billy lo ascoltò e lo rifiutò. Così si andò alla Corte Suprema, che prese la sua decisione e la IRS decise di mollare.

Il verdetto in prima istanza divenne giuridicamente vincolante. Baxter dovette pagare la parcella al proprio avvocato, ma a lungo termine è valsa la pena di fare questo investimento.

Il caso “William E. Baxter vs Stati Uniti d’America” ebbe effetti su tutto il Paese. La rivista Sports Illustrated e in seguito il Time ribattezzarono Baxter come il “Robin Hood del poker”.

Nel caso in cui stessi dicendo “io ho sempre pensato che Barry Greenstein lo fosse”, anche questo è vero, seppur in maniera differente.

Dalla stecca al poker

Come la maggior parte dei “padri fondatori” delle WSOP, anche Billy Baxter impiegò tanto tempo giocando a biliardo. Lì imparò il significato della competizione e della pressione psicologica, tutte nozioni che gli tornarono utili nel poker.

Proprio grazie al poker, diventò in primis un socio e successivamente il proprietario di un casinò, il Paisley Club, negli anni Settanta.

ungar baxter

Poi, un paio di anni più tardi, accolse il consiglio della polizia e chiuse il club per problemi legali. Molti dei giochi di Roulette e Blackjack che Baxter offriva in quel casinò non erano ufficiali, e portarono alla sua detenzione in carcere per qualche mese.

Ma Baxter era un giocatore d’azzardo, così come i suoi amici. Trasformò il suo arresto in un’occasione per fare una scommessa con Jack Binion e Doyle Brunson: avrebbe vinto qualora avesse perso 40 chili in carcere.

Quando fu rilasciato, Baxter salì sulla bilancia e fece segnare una perdita di 43 chili rispetto al giorno in cui fu detenuto.

Baxter che tra l’altro non ha mai apprezzato il termine di ‘gambler’ che gli veniva affibbiato. Lui diceva sempre che “cercare di ottenere del guadagno da una situazione favorevole non è gambling, ed è esattamente ciò che faccio io”.

Alle WSOP le cose cambiano

Billy Baxter aveva già giocato un gran poker prima di conoscere la ribalta mondiale. La sua ascesa coincise con la fondazione delle World Series of Poker.

Su sette piazzamenti a premio, in quattro casi Baxter vinse il torneo. Solo in un caso non raggiunse il tavolo finale. Il computo totale parla di 34 piazzamenti alle WSOP e 10 al WPT. Al Main Event il suo risultato migliore è datato 1987, quando giunse 22° nell’evento vinto da Phil Hellmuth.

Fu l’anno dell’ultima apparizione di Stu Ungar. In principio, Stu non riuscì a trovare i 10.000 dollari necessari per potersi iscrivere. E si dice che l’uomo che glieli procure fu proprio Billy Baxter.

Stu Ungar

Baxter avrebbe offerto a Ungar anche i 10.000 dollari per giocare l’anno successivo, ma ricevette un rifiuto. E fu quella la sua ultima apparizione alle WSOP.

Billy Baxter, dal canto suo, gioca ancora. Ha vinto 7 braccialetti alle WSOP, piazzandosi all’ottavo posto tra i migliori di sempre. Allo stesso livello di Men “The Master” Nguyen e alle spalle solo di gente come Phil Hellmuth, Johnny Chan, Doyle Brunson, Phil Ivey, Johnny Moss ed Erik Seidel.

Il re del Lowball

Un dato interessante: tutti i braccialetti vinti da Billy Baxter sono arrivati nel Lowball. Il primo arrivò nel 1975 nel 2-7 Draw, l’ultimo nel 2002 nel Razz.

In un’intervista rilasciata durante le WSOP 2005, Baxter rispose così a chi gli chiedeva della sua grande abilità nel Lowball:

Secondo me, il 2-7 è il gioco perfetto per bluffare, e credo di essere abbastanza bravo. Qual è il termine che usano? Mano a mano? Il bluff che si pratica nell’Hold’em non è minimamente paragonabile. Nel 2-7 c’è un solo draw, e questo riduce la possibilità di avere una mano buona. Quindi devi bluffare e leggere i bluff”.

Nella stessa intervista, Baxter prese in giro i giocatori professionisti che si lamentavano per l’aumento esponenziale del numero dei partecipanti al Main Event, che rendeva più complicato andare a vincere:

La cosa più assurda che ho sentito è che avrebbero dovuto aumentare il buy-in perchè c’erano troppi giocatori e quindi vincere era più difficile. Ho sempre visto i field molto ampi come un’occasione per considerarsi un buon giocatore. Eliminare i giocatori più scarsi consente di tagliare la parte meno competitiva del field. Se sei un buon giocatore, riesci ad ottenere il massimo contro field più ampi e certi tornei sono più profittevoli”.

All’apparenza, Baxter ha iniziato ad apprezzare anche il Texas Hold’em, un gioco da lui boicottato per anni.

 

Ti preghiamo di ricontrollare i dati inseriti

Si è verificato un errore

Devi attendere 3 minuti prima di poter postare un nuovo commento

Non ci sono commenti