Una partita high-stakes per finta: la scena in “Amici miei”

Amici miei poker

Il celebre film in cui Ugo Tognazzi pronuncia la battuta “Piatto ricco, mi ci ficco”e in cui la trama gira intorno ad una finta partita di poker tra i protagonisti.

Dopo “Berlinguer ti voglio bene”, proseguiamo la nostra carrellata sul poker nei film italiani con “Amici miei”, pellicola di Mario Monicelli che racconta le bravate e le burle di un gruppo di amici fiorentini attorno alla cinquantina.

Tra di loro vi sono il conte Raffaello Mascetti, l’architetto Rimbaldo Melandri, il caporedattore di cronaca Giorgio Perozzi e il barista Guido Necchi.

Un ladro ingordo

In uno degli episodi la combriccola prende come bersaglio Nicolò Righi, un “vecchio pensionato, odioso, con occhi ingordi, avidi e sospettosi”, che ha l’abitudine di mangiare di nascosto le paste nel bar di proprietà di Necchi.

Perché non cacciarlo? “Troppa fatica” risponde il gestore a chi glielo chiede. Come da abitudine, l’ex dipendente delle poste Righi fa man bassa dei dolci esposti nella teca di vetro ingollandone voracemente cinque: poi, però, alla cassiera del bar dichiara di averne mangiato solo uno.

 

amici miei

“Piatto ricco, mi ci ficco”

Il suo comportamento disonesto viene tuttavia notato da Necchi e compari, che stanno giocando a poker a un tavolo lì vicino.

I quattro bricconi approfittano dell’occasione per tendere un tranello a Righi, facendogli credere di essere un gruppo di malviventi intento a scommettere cifre altissime. E’ in questa occasione che il conte Mascetti, impersonato nel film da Ugo Tognazzi, pronuncia la celebre battuta “Piatto ricco, mi ci ficco”.

Righi segue con interesse la scena. I quattro fanno inoltre credere al pensionato di essere costretti a interrompere la partita perché pedinati dalla polizia.

 

“C’è da far sparire la roba”

C’è da far sparire in fretta la “roba”: prima di darsela a gambe gli amici rifilano a Righi alcune bustine di zucchero, dandogli appuntamento in un luogo all’aperto poco dopo per riprendersi la merce affidatagli.

L’intimazione di non farsi più vedere in giro suona come una provocazione per Righi, che infatti due sere dopo si ripresenta nel locale di Necchi mentre il gruppo sta giocando a biliardo.

 I quattro gli raccontano di essere una banda di spacciatori, in lotta con il clan rivale dei Marsigliesi e assoldano Righi come basista, promettendogli lauti guadagni.

Inizia quindi una lunga serie di peregrinazioni  nelle quali l’ignaro Righi viene accompagnato, a volte incappucciato, tra fornitori e affiliati alla rete e si trova anche costretto a ingoiare un foglietto di carta che riporta la parola d’ordine utilizzata dagli appartenenti al gruppo.

Una messinscena perfetta

Per rendere ancora più verosimile la messinscena, i bricconi fanno preparare un mucchio di soldi finti dal loro “antico fornitore di stronzi di cartapesta, polverine colorate e oggetti vari”.

E quando c’è la spartizione del “grisbì” Righi viene ovviamente lasciato a bocca asciutta. Le missioni, tra l’altro, hanno un ritmo frenetico e l’anziano non trova mai il tempo per fare la pipì.

 

L’ultima beffa

 Ma la vita da finti gangster si rivela impegnativa anche per i quattro amici: Necchi, tra l’altro, viene richiamato all’ordine dalla moglie che si sente trascurata.

Ecco allora che il gruppo decide di chiudere in bellezza con un “crescendo rossiniano”, simulando una sparatoria con i Marsigliesi in un cantiere abbandonato. Nel conflitto a fuoco muore per finta il primario d’ospedale Alfeo Sassaroli, nella parte del capobanda.

Il giorno dopo il caporedattore Perozzi fa stampare una pagina di giornale, che riporta un ritratto di Righi: credendosi ricercato, l’uomo sale a bordo di un treno diretto a Reggio Calabria mascherato da frate. Nel frattempo Perozzi muore veramente di infarto.

La farsa prosegue anche durante il suo funerale. “Era un traditore, abbiamo dovuto eliminarlo” spiegano a Righi, incappato per caso nel corteo funebre. 

 

Ti preghiamo di ricontrollare i dati inseriti

Si è verificato un errore

Devi attendere 3 minuti prima di poter postare un nuovo commento

Non ci sono commenti