Te lo Leggo in Faccia – Jason Mercier e l’importanza dei Tell

JasonMercier

Dicono che le nuove generazioni hanno perso l’abitudine di leggere i tell degli avversari perché si sono formate solo col poker online. Sarà vero? Noi l’abbiamo chiesto ad uno di loro.

Jason Mercier è esploso nella scena del poker europeo vincendo una tappa dell’EPT Sanremo, al tempo la manifestazione pokeristica più grande di sempre insieme con le PCA.

Al final table dell’evento fece un call con 9-5 passato alla storia, abbiamo però pensato di discutere con lui un’altra mano particolare giocata in occasione delle WSOP 2009.

La mano fu giocata contro il pro israeliano Saar Wilf. Ma lasciamo che sia Jason Stesso a parlarcene.

La mano spiegata da Mercier

Io e Saar eravamo i cheapleader al tavolo, e stavo davvero vincendo molte mani e volevo mantenere alta la pressione.

Avevo K T e ho deciso di rilanciare di 2,5. Il grande buio era di 16k quindi ho puntato 39k e Wilf ha chiama mentre tutti gli altri foldano.

 

Wilf ha in mano A – K ma chiama soltanto. Perché credi no sia andato in 3-bet?

Sicuramente avrebbe potuto rilanciare a quel punto ma credo che volesse giocare lento. Eravamo entrambi deep stack. Non credo che stesse tramando una trappola, piuttosto non voleva far crescere troppo il piatto.

Voleva tenermi nella mano anche perché con le sue carte ne valeva la pena. Il flop poi ha rivelato j -5 – 2 con due carte di cuori che mi hanno dato la speranza di un flush.

In una situazione del genere ci si trova nell’imbarazzante decisione tra il dover fare check ed eventualmente foldare, oppure scommettere.

Io finisco per scommettere perché penso che comunque ci sono molti out interessanti e carte che possono riaprire le danze, e senza sorpresa Wilf chiama di nuovo.

 

saar wilf

Cosa pensavi avesse in mano il tuo avversario a questo punto?

Inizialmente pensavo avesse una qualche middle pair, qualcosa dalla coppia di 6 a quella di 10. Non lo avevo collocato su una mano più forte perché aveva sempre chiamato velocemente senza pensarci su più di tanto.

Al Turn esce una Q che mi da un’apertura verso il nuts. Un nove o un asso al river mi avrebbero dato la vittoria senza se e senza ma.

Sono molte le mani in ogni caso su cui avrei potuto spuntarla ed è per questo che scommetto ben metà del piatto al turn e lui senza pensarci questa volta rilancia subito.

Non potevo fargli pensare di avere una mano debole o di bluffare e allora sono andato immediatamente in vasca. Volevo credesse che la mia mano fosse davvero forte, in più ho letto qualcosa nella sua mano.

 

Cosa sei riuscito a leggere del tuo avversario?

Qualcosa nel modo in cui stava giocherellando con le chip. Il modo in cui ha chiamato il flop e quello invece in cui ha rilanciato al turn non erano credibili.

È difficile da spiegare a volte non c’è un segnale inequivocabile ma una sensazione, la sensazione che l’altro sta tramando qualcosa, che sta cercando di nascondere una debolezza.

Il poker per me è più calcolo e matematica ma questo non toglie che ci possano cogliere delle sfumature importanti mentre si gioca.

Un po’ come leggere l’anima di chi ti sta di fronte.

 

Pensi che il valore dei tell sia diminuito negli anni?

No non credo, ma è anche vero che tanto pro non li usano a proprio vantaggio.

Dipende dal tipo di gioco che si ha, un po’ tutti tendiamo ad utilizzare i tell degli avversari ma in che limiti e in che misura dipende dal giocatore.

Rivedi la mano qui:

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