Stati Uniti e California legalizzano il poker online? Forse, chissà...

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In molti si chiedono: come andrà a finire?

Tra estenuanti dibattiti, cambi di posizione repentini e inaspettate alleanze la questione del poker online negli Stati Uniti e in particolare in California, ha ormai assunto i contorni di una lunga telenovela.

Per rendere l’idea di questa intricata situazione Robbie Strazynski, fondatore del blog Cardplayer Lifestyle, ha pubblicato sul suo sito la storica immagine dellla “Gadsden flag” (flag = bandiera), che rappresenta un serpente a sonagli nell’atto di mordere. Nella versione originale della bandiera sotto il rettile compare la scritta “Don’t tread on me” (non mi calpestare). Per rendere ancora più chiaro il messaggio Strazynski vi aggiunge “Americans have had enough...” (gli americani hanno avuto abbastanza).

La Gadsden flag prende il nome dal suo ideatore Christopher Gadsden (1724-1805), generale e uomo di Stato americano, che la disegnò nel 1775, in occasione della Guerra di Indipendenza.

Previsioni ottimistiche

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L’anno scorso Morgan Stanley ha previsto che entro l’estate del 2020 venti Stati americani introdurranno leggi volte a regolamentare il gioco d’azzardo online, come peraltro hanno già fatto New Jersey, Nevada e Delaware. Intanto Pokerstars ha schierato i campioni Daniel Negreanu e Jason Somerville per perorare la causa del poker online in California: alla fine di maggio i due professionisti sono stati assoldati per una dimostrazione pubblica svoltasi nello Sheraton Grand Hotel di Sacramento.

Nel dibattito hanno assunto un ruolo determinante anche i nativi indiani, che in California gestiscono il gioco d’azzardo. Ma come nella politica italiana anche in questo caso sono all’ordine del giorno repentini cambi di posizione e per un osservatore esterno tutto ciò appare come una jungla nella quale è difficile districarsi.

Il fronte del no

Qualche mese fa un gruppo di sette tribù rappresentato dai Pechanga di Luiseño aveva richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla normativa AB 167, a suo dire troppo lacunosa (in tempi più recenti le tribù sono diventate otto). La legge consentirebbe a compagnie pubbliche e private maggiore libertà di operare, limitando di fatto il volume degli affari nel poker online per i nativi indiani. Lo schieramento opposto vede coalizzate le tribù Morongo e San Manuel, insieme a Pokerstars e ai casinò “The Gardens” e “The bicycle”, i quali si dicono invece favorevoli all’entrata in vigore della normativa, che garantirebbe maggiore sicurezza agli stessi giocatori, ponendoli al riparo dal mercato offshore e contribuendo a regolamentare una situazione nebulosa venutasi a creare “dopo sei anni di stagnazione”.

Una normativa controversa

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Ma come si è arrivati a tutto ciò? In un articolo per Cardplayerlifestyle il giornalista Strazynski ripercorre in breve le vicende del poker e del gioco online a partire dall’Unlawful Internet Gambling Enforcement Act (UIGEA) del 2006, che vieta alle banche e agli operatori delle carte di credito qualsiasi transazione con gli operatori di gioco online.

La controversa normativa, scrive Strazynski, è stata contestata da più parti in quanto violerebbe la libertà di commercio internazionale, come stabilito anche dalla World Trade Organization.

Il venerdì nero

In virtù della UIGEA, durante il “black Friday” (venerdì 15 aprile 2011) vennero sequestrati i siti PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute /UB, oltre al denaro di milioni di giocatori, che fu però restituito. In pratica, allo stato attuale, la regolamentazione della materia viene demandata alla normativa dei singoli Stati americani: New Jersey, Nevada e Delaware hanno già approvato leggi per la liberalizzazione del gioco online. Lo Stato della California, in tal senso, è stato uno dei  primi a promuovere uno sdoganamento dell’iGaming, anche se poi in pratica queste istanze di liberalizzazione si sono arenate nei meandri di dibattiti e discussioni.

Zone grigie

Allo scopo di aggirare la normativa in materia di gioco d’azzardo, spiega Cardplayer Lifestyle, sono sorti in California numerosi “gaming parlors”. Questi locali operano in condizioni di semi-legalità comportandosi in apparenza come comuni Internet cafè, ma rendendo disponibili anche altri servizi e apparecchi come per esempio le slot. “Tuttavia, la maggior parte del gioco d’azzardo, escludendo lotterie e sale da poker, si svolge nei casinò gestiti dalle tribù – riporta Strazynski -. Sorprende quindi che tra coloro che si oppongono più ferocemente alla nuova normativa vi siano i nativi indiani”.

Qualcosa si muove?

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Le recenti acquisizioni di aziende nel mondo dell’iGaming secondo Strazynski potrebbero presagire novità sul piano legislativo. All’inizio di quest’anno diverse aziende del gruppo Gamesys, tra le quali la spagnola Botemania, sono state acquistate dalla società canadese Intertain.

La clientela ispanica

L’acquisizione di Botemania, in particolare, potrebbe rivelare l’intenzione di Intertain di intercettare la clientela di origine ispanica. Escludendo Porto Rico, che in realtà è un territorio non incorporato, la California è il secondo Stato americano dopo il New Mexico con la più alta densità di ispanici.

Un lungo iter

Alla fine di aprile la Commissione di Stato (Assembly Governnmental Organization Commitee, spesso abbreviata come GO), ha votato all’unanimità un disegno di legge per la regolamentazione del poker online in California, su proposta del presidente della Commissione Adam Grey. Gli addetti ai lavori hanno tuttavia riferito che si trattava di un passaggio sostanzialmente formale, che non introduce nulla di nuovo.  E’ però la prima volta che una commissione approva un progetto di legge sul poker online. Le tribù Pechanga e Agua Caliente si sono inizialmente opposte, per poi dichiararsi neutrali in seguito ad alcuni emendamenti introdotti all’ultimo minuto.

Per lo scorso 20 maggio era in programma un’altra seduta meramente informativa della Commissione durante la quale non erano previste votazioni, ma solo una discussione su gioco d’azzardo e legalità. Un’altra seduta informativa è stata fissata per il prossimo 24 giugno: in quell’occasione si discuterà più nello specifico di poker online e legislazione. Il titolo dell’incontro è “La California è pronta per una regolamentazione del poker su Internet?”. Il calendario degli incontri proseguira quindi in luglio, con un’altra riunione fissata per l’8 del mese.

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