Socrates Ioannides "Non Si Vince un Torneo Senza Fortuna"

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Socrates Ioannides con le Royal Flush Girls al WPT Grand Prix in corso a Venezia

Il player cipriota al WPT Venezia "Spero i miei clienti non mi vedano a questo torneo - altrimenti va a finire che pensano io guadagni troppo"

Entrando nella sala del Main Event del Day1A in corso al Casinò di Venezia non si può non notarlo: la chioma bianchissima che lo fa sembrare Beppe Grillo,  occhiali da sole che non toglie mani mentre tra le mani gira e rigira un sigaro di quelli che non si vedono spesso nel circuito.

Lui è Socrates Ioannides, player cipriota arrivato a Venezia direttamente dalla Nashville  di Bettie Page, Johnny Cash e Sheryl Crow dove dirige la Structural Affiliates International, una società multimilionaria da lui stesso fondata nel 1986.

PHD in ingegneria civile, Ioannides ha accettato di sedersi con noi per qualche minuto nel corso del primo break del Day1A subito dopo - l’immancabile – foto di rito con le Royal Flush Girls.

[PokerListings] Per quanto Venezia sia senza dubbio una città incantevole e questo festival abbia tutto quello che serve per entusiasmare chiunque ami il poker – Nashville non è esattamente dietro l’angolo. Quindi, insomma, non posso non cominciare dalle basi: che ci fa lei a Venezia?

[Socrates Ioannides] Beh, ho vinto il Club WPT Event, un torneo con 3000 giocatori e…che posso dirti, è stato il mio giorno fortunato! Insomma: ho vinto, sono qui, è tutto.

Però, seriamente, ma perché non parliamo della neve a Venezia?! La neve, a Venezia…dico, siam pazzi!?

No, per favore, non parliamo del tempo. Anche io sono appena arrivato da un posto un po’diverso da questo…

Tipo?

Tipo Malta – ero lì fino a ieri mattina. Credo possa capire la differenza adesso.

Ah, si. Dopo tutto io sono nato a Cipro…quindi diciamo che capisco quello che dici…

Ecco, Cipro. Io qualche domanda su Cipro la ho pronta. Capirà, di questi tempi è un po’ inevitabile. Posso?

Vai.

Beh, la prima domanda è semplice: ma che diavolo sta succedendo a Cipro?

Difficile dirlo per me: non vivo a Cipro da un po’. Sono nato lì, ma mi sono trasferito negli Stati Uniti durante i miei studi. Però, certo, leggo i giornali e so quello che succede.

Se mi chiedi la mia opinione, credo che l’Unione Europea abbia deciso di giocare molto duro con Cipro.

Prima sono andati in Grecia, in Spagna, in Italia, in Irlanda, poi…

Manca l’Islanda. Sono passati anche per l’Islanda.

Giusto, dimenticato l’Islanda. Ora, sinceramente, mi sembra sia arrivata a Cipro dicendo “Sapete cosa? Abbiamo deciso di prendere i soldi dai conti bancari della gente. Ci servono.” La prima volta nella storia.

Quasi. A dire il vero è successo anni fa anche in Italia, ma non è importante. Quello che mi chiedo, visto che lei vive dall’altra parte dell’Oceano, è…cosa dicono negli Stati Uniti della crisi europea? Quanto riescono a capire quello che succede dalle nostre parti?

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(Ride) Quando in America io dico di essere nato a Cipro, in genere mi rispondono “Cipro, in Florida?” Non hanno idea che Cipro sia una nazione.

Magari ora sta cambiando, visto che Cipro sta cominciando a comparire sui giornali per via della crisi ma, insomma, certe cose non cambiano molto facilmente.

Prendi qualche giorno fa: arrivo all’aeroporto, vado al check in dove incontro la solita ragazza (dico la solita perché viaggio molto conosco quasi tutti quelli che lavorano lì) e lei mi fa “Oh, questa volta niente Larnaca?”

“No, solo Venezia”, rispondo io.

Allora un ragazzo che le stava vicino le chiede “Larnaca? Dov’è Larnaca?” E quando lei gli ha risposto “a Cipro”, tutto quello che lui ha avuto da dire è stato…”Cipro? E dov’è Cipro?”

Mettiamola così: negli Stati Uniti la gente non ha idea di quello che succede in Europa. Loro sanno quello che succede in America. Basta così.

Ora proviamo ad entrare un po’ nel personale. Lei è un uomo d’affari di un certo successo…

Grazie.

Prego. Quello che mi piacerebbe sapere è se per caso non ci sia qualche abilità particolare che la aiuta ad andare avanti nel mondo degli affari come in quello del poker.

Io sono un ingegnere, quindi per me i numeri sono tutto. E poi c’è anche un che di personale: ogni volta che comincio a fare qualcosa, io ci metto dentro tutto me stesso. Poker incluso.

E l’incontro con il poker? Come è successo?

Ho cominciato a giocare più o meno sei anni fa. Mio figlio Andrew, che oggi ha 28 anni, mi ha fatto iscrivere su PokerStars.

Starà mica scaricando la colpa di suo figlio?

Certo. Io gli ho detto: “Andrew, io non voglio giocare a poker perché non ho una buona poker face.”  Ma lui mi ha detto: “Papà, vedrai che se ci provi ti piace. E sono sicuro che farai pure bene”.

Così ho cominciato a giocare. Ho letto tutto quello che dovevo leggere, studiato le probabilità delle mani e mi sono messo ai tavoli.

Poi, per carità, bisogna anche essere fortunati. Diciamocelo: non si vince un evento con 3000 giocatori senza essere fortunati.

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E che mi dice di questo torneo? Insomma: si presenta al tavolo con un sigaro che sembra Al Capone, gli occhiali da sole: quanto sta investendo nella sua immagine al tavolo?

(esplode in una risata) Tutto quello che posso dirti è che spero i miei clienti non mi vedano in TV, ché altrimenti penseranno di starmi pagando troppo.

A parte gli scherzi però, questa è la mia immagine.  Gli occhiali, questa maglietta, il sigaro: questo è quello che faccio sempre quando gioco. Questo sono io.

Prima pausa, grandi nomi in giro, Salsberg appena dietro di noi: come sta andando il Grand Prix di Venezia?

Per ora molto bene. Ho avuto due ottime mani all’inizio, poi sono sceso nuovamente a quasi le stesse chip che avevo quando ho cominciato. Non male, non male.

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