Sexton “Al Fronte come in Cucina: Tutti Devono Servire il Proprio Paese”

Mike Sexton
"Questi non sono più i tempi di Amarillo Slim e Puggy Pearson"

L'uomo simbolo del WPT ci racconta una storia che arriva alla cravatta di Venezia passando per la guerra del Vietnam. Alla scoperta di Mr. Mike Sexton.

Mentre intorno a noi continua la prima giornata del WPT Grand Prix di Venezia, siamo riusciti a convincere uno dei simboli assoluti del World Poker Tour, Mike Sexton, a regalarci qualche minuto del suo tempo per parlare di poker e di qualcosa che – anni fa – avrebbe potuto cambiare tutto.

Perché il Sexton che siamo abituati a veder rappresentare il WPT insieme a Vince Van Patten e Kimberly Lansing, prima di tuffarsi nel poker, aveva deciso di tentare una via che rischiava di trasportarlo fin nel cuore della guerra del Vietnam per un mai dimenticato amore per il paracadutismo ed un patriottismo che ancora lo accompagna anche a trent’anni di distanza.

Leggere per credere.

[PokerListings]Iniziamo facendo le cose come si deve: ti va di parlarci del tuo Day1? Soddisfatto di questa tappa veneziana?

[Mike Sexton]Venire a Venezia è sempre un piacere. Mi dispiace soltanto che il field non sia stato un po’più ampio ma sono sicuro che le cose andranno in maniera diversa durante il Day1B.

Nel complesso sono soddisfatto anche di come ho giocato: per ora sono sopra 80mila chips con un average di circa 60mila. Non posso lamentarmi.

Poi, insomma, giocare in Italia è sempre divertente.

Bene, torneo a parte, ora viene il difficile per me. Perché, nonostante parlare con Mike Sexton sia un po’ come parlare con il poker – io vorrei parlare con te di qualcosa di completamente diverso.

Anche perché, da quanto ho capito, nonostante tu abbia dedicato la tua vita al poker…anni fa le cose avrebbero potuto prendere ben altra piega...

Che intendi dire?

Vediamo.  Sbaglio se dico che anni fa ti sei arruolato come volontario nell’esercito americano?

No. Non sbagli.

Ecco. La prima domanda che non posso non fare è…perché?

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"Se fossi andato in Vietnam ora le cose sarebbero molto diverse"
 

Beh, anni fa sono stato molto vicino dal cominciare una vera e propria carriera nell’esercito. Mi piaceva davvero così tanto.

Dopo i miei studi non sapevo davvero che cosa avrei potuto fare – ma avevo il sogno di diventare un paracadutista. Così, è semplice: un giorno ho deciso di entrare nell’esercito per diventare un vero paracadutista.  E mi è piaciuto.

Aspetta. Perché amore per il paracadutismo o no – tutto questo è successo in un momento un po’particolare.

Senza dubbio, visto che è successo tutto durante la guerra del Vietnam. Ma quando sei giovane non pensi a certe cose.

Vedi, guardandomi indietro riconosco di esser stato molto fortunato visto che quando sono entrato nell’esercito la mia divisione era appena tornata dal Vietnam ed io non sono mai dovuto davvero partire per il fronte.

Capisco benissimo che se le cose fossero andate diversamente, oggi probabilmente non starei rilasciando questa intervista.

Altra domanda obbligatoria, soprattutto ora che stiamo guardando al passato: lo rifaresti?

Penso di sì, credo che lo rifarei.

Sono convinto che tutti dovrebbero servire il proprio stato con due anni di carriera militare. Non importa poi se si finisca per lavorare alla mensa, alle pulizie oppure al fronte: io credo che tutti debbano servire il proprio Paese.

Ultima domanda di politica – lo prometto.

Durante la campagna delle ultime presidenziali mi è sembrato tu ti sia esposito abbastanza chiaramente per candidato repubblicano. Mi sembra di ricordare anche degli scambi su Twitter con Doyle Brunson che non erano molto teneri con il Presidente Obama…

Ok, se proprio hai bisogno di mettermi dentro ad una categoria, credo di essere più repubblicano che democratico.

Anche se poi ci sono cose che condivido anche con i democratici…ma, continua pure. Voglio vedere dove vuoi andare….

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"Il poker oggi? Per vincere bisogna essere fortissimi"
 

Grazie. Il problema – se mai poi dovesse essercene uno – per me è solo il fatto che Sheldon Adelson sia stato uno dei maggiori sponsor economici della campagna dei Repubblicani e, considerando le sue posizioni sul poker online…io mi chiedo come due anime come le vostre potessero coesistere sotto allo stesso tetto repubblicano.

Guardala da questo punto di vista: I Democratici hanno governato per gli ultimi cinque anni e non hanno fatto niente per il poker online.

Il problema della classe politica è la paura delle critiche che potrebbero arrivare dai gruppi religiosi e da una parte della società civile. Anche se poi, quello che non dobbiamo dimenticare, è che tutto è sempre frutto di decisioni individuali.

Anche oggi si può finire nei guai per colpa del gioco.

Dici?

Certo, pensa solo ai casino, alle lotterie, alle corse dei cavalli. Il punto è che mi va bene che ci siano persone completamente contro il gioco – ma ci vuole coerenza.

Non si può dire che giocare nei casinò durante il giorno sia bene e giocare da casa sia male. È una follia.

Parliamo di poker giocato. Visto che siamo in Europa, la domanda sulla differenza tra il poker europeo e quello statunitense è un’altra di quelle obbligatorie.

Non penso ci siano più le differenze che c’erano in passato – quando i player americani pensavano di avere un netto margine rispetto a quelli europei.

Ai miei tempi i giocatori di poker venivano da ambienti completamente diversi da quelli di oggi e si chiamavano Amarillo Slim o Puggy Pearson.

Oggi ti trovi al tavolo giocatori con la laurea in tasca che hanno studiato tantissimo e che hanno alle spalle milioni di mani giocate online.

Stai dicendo che il poker di oggi è diventato…più difficile?

Venti anni fa, al massimo avevamo una quarantine di giocatori davvero forti. Oggi sono migliaia. Farcela, quindi, non per niente facile.

A chiunque volesse diventare un player da torneo al giorno d’oggi, io direi di assicurarsi di essere veramente bravo, intelligente e con un bankroll tale da potersi permettere le altalene che in questo mondo arrivano ad ogni momento.

Per vivere di poker, bisogna essere mentalmente molto forti ed equilibrati – specialmente se si vuole prendere la via dei tornei.

Giocare nel circuito, al giorno d’oggi, è un po’come giocare a golf nel PGA Tour: per riuscire ad ottenere qualcosa bisogna davvero avere un valore assoluto.

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"Venezia è sempre bellissima. Speriamo domani arrivino più giocatori"
 

Ultimissima ora che i player stanno tornando ai tavoli. Visto che ti ho davanti a me con giacca e cravatta a renderti assolutamente perfetto, ti chiedo: che ne pensi del modo in cui si vestono molti dei poker player in giro?

Aspetta, ho la giacca e la cravatta solo perché oggi ho fatto la presentazione dell’evento e sono stato troppo pigro per andare in hotel a cambiarmi.

Vuoi dirmi che, non fosse stato per colpa della pigrizia, ora saresti davanti a me con ciabattine e maglietta a maniche corte? Scusami, ma io non credo.

No, non è così. Mercoledì, quando sarò nuovamente ai tavoli probabilmente non avrò la cravatta al collo. Poi, dovessi riuscire a guadagnarmi il final table, allora potrei cambiare e metter qualcosa di più elegante.

In generale, ti dico: io penso che i player debbano poter indossare quello che vogliono.

Strano. Secondo me tu non la pensi davvero così.

Beh, possono metter quello che vogliono…almeno durante la settimana. Poi, insomma, quando arrivano al final table…chiedere pantaloni lunghi ed una camicia non dovrebbe esser troppo…non credi?

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