Sempre più cuffie al tavolo verde: la musica può essere una fonte di distrazione?

cuffie musica poker

Dai testi delle canzoni alle playlist preferite da ascoltare durante i tornei: i legami tra l’arte dei suoni e il mondo del Texas hold'em sono più di quanti si possa immaginare.

Seppure attraverso strumenti decisamente diversi, ciò che accomuna un buon musicista e un bravo pokerista è la capacità di fare la cosa giusta al momento giusto.

Musicisti e giocatori (in inglese si chiamano entrambi “players”) dedicano spesso diverso tempo all’applicazione e allo studio della loro materia.

Indipendentemente dalle carte che si hanno in mano (la maggioranza degli addetti ai lavori sostiene che la fortuna conti relativamente), il successo al tavolo verde è decretato dalla capacità di capire e decidere velocemente quale strategia attuare.

Come le carte anche i suoni da soli non possono considerarsi belli o brutti, se non in rapporto tra di loro e all’interno di un certo contesto.

Allo stesso modo di un giocatore, quindi, un cantante o un musicista devono comprendere quasi all’istante se in un determinato momento è meglio un suono distorto o pulito, un accompagnamento discreto o un assolo prorompente, farsi da parte o andare a colmare un vuoto venutosi a creare inaspettatamente.

Insomma, così come nella musica anche nel poker è una questione di tempi e molto si gioca sul “qui e ora”.

poker e musica

Sono con lui ma penso a lei…

Mettendo però da parte le questioni filosofiche per il più prosaico mondo della musica pop, ricordiamo la hit di Lady Gaga “Poker Face” (faccia da poker), uscita nel 200

La canzone della 28enne Stefani Joanne Angelina Germanotta inizia da subito con un gioco di parole che si perde nella traduzione italiana.

La giovane cantante statunitense paragona l’attività amorosa a quella del giocatore di poker: “I wanna hold’em like they do in Texas Plays” (“Voglio puntare come fanno nei giochi del Texas”).

Come spiegato dalla stessa pop star, la canzone parla della sua bisessualità. Il titolo “Poker face” fa riferimento alla faccia del pokerista che non lascia trasparire le proprie emozioni e in particolare, per una donna, alla possibilità di stare con uomo ma avere al centro delle proprie fantasie erotiche persone del suo stesso sesso.

La “faccia da poker”, appunto, riesce a celare questi pensieri dietro a un’apparente indifferenza.

puccini poker

Bandito libero grazie al poker

Da Lady Gaga a Giacomo Puccini: anche nell’opera del compositore toscano “La fanciulla del West” (1910) si fa riferimento al popolare gioco di carte. Un’aria de “La fanciulla” si intitola proprio “Una partita a poker”.

Minnie, titolare del saloon “La Polka”, ospita presso la sua dimora il bandito Ramerrez, ferito con un colpo di pistola dallo sceriffo Jack Rance. Ramerrez e Minnie sono innamorati l’uno dell’altra. Anche Rance vorrebbe avere per sé Minnie ma non è corrisposto dalla ragazza.

Lo sceriffo scopre che Ramerrez si nasconde in casa di Minnie. La giovane propone al tutore dell’ordine una partita a poker: in caso di sconfitta, dovrà lasciare libero il suo amante. Minnie bara al gioco e vince.

Alla fine Ramerrez sarà  ancora una volta catturato da un gruppo di minatori al confine, mentre tenta di scappare. In suo soccorso giungerà nuovamente Minnie, che  convincerà la folla a lasciarlo libero: la barista si allontanerà quindi con l’uomo che ama.

Ma voltiamo ancora una volta pagina: anche nelle canzoni di Fred Buscaglione (1921-1960), che come è noto raccontano il vecchio mondo della mala americana, non mancano riferimenti ai giochi di carte: “Tu, fumavi mille sigarette/io, facevo il grano col tresette” (Eri piccola così).

Con o senza cuffie, l’importante è vincere. Ma cosa preferiscono ascoltare i pokeristi? Max Pescatori ha rivelato la sua passione per Vasco Rossi e Giusy Ferreri. Kara Skott, invece, durante i live preferisce non distrarsi con la musica. Phil Ivey, all’opposto, indossa spesso grandi cuffie.

 

La “scienza” della playlist al tavolo verde

canavesi playlist di poker

Marco Canavesi, giocatore e giornalista del settore, ha architettato un sistema “scientifico” per scegliere la musica da ascoltare durante i tornei “live”.

Riprendendo in parte la classificazione del professionista americano Dan Harrigton, Canavesi contraddistingue ogni fase di gioco con un colore.

Alle fasi di Harrigton (verde, gialla, arancio e rossa) Canavesi aggiunge  la fase azzurra. Le fasi vengono divise a seconda del fattore “M”, il quoziente tra lo stack e il pot (quest’ultimo inteso come la somma di grande buio più piccolo buio più ante per numero di giocatori).

Per la zona azzurra, con un fattore M tra i 30 e i 35, Canevesi propone “tutto quello che piace e tranquillizza” come Baustelle, The Strokes e Franz Ferdinand.

Segue la zona verde, con un fattore M che oscilla tra i 20 e i 30-35. In questa fase Canavesi suggerisce “cantanti duri, spesso gruppi rock come i Muse oppure hip-hop e rap”.

Tra gli esempi il pokerista cita anche Eminem e i Chemical Brothers. Quando si trova nella zona gialla (fattore M tra i 10 e i 20) il blogger ascolta “gruppi che conosco a memoria, a volte brani di musica elettronica, quasi esclusivamente strumentali.

playlist di poker

La musica classica potrebbe essere molto adeguata, ma personalmente non sono un grande estimatore”. Gruppi: Beatles, Blur e Kraftwerk. Per la zona arancio (fattore M tra i 6 e i 10) Canavesi scrive “qui l’unica parola che conosco è aggressività. Non c’è niente di meglio del sano e genuino rock” (System of a down, Linkin’ Park, This Grace). Per ultima la zona rossa (fattore M tra 1 e 5), generi: pop, ska, raggae e dance.

 

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