Scoppia in Francia la Guerra Fredda del Poker

Depositata al tribunale di Parigi la richiesta di chiusura per due anni di sei poker rooms. La Francia si perde tra Corte Europea ed Eliseo.

Mentre nelle stanze dell'Eliseo si cerca di mettere a punto una nuova legislazione sul gioco online costruita sul modello di quella italiana, un gruppo di 104 casinò d'Oltralpe ha deciso di chiedere all'autorità giudiziaria la chiusura di numerose sale da gioco online.

Gli accusatori, tra i quali figurano anche nomi di primo piano come quelli del Casinò Barrière, del gruppo Tranchant e di Joagroupe, accusano sei compagnie straniere - bwin, Unibet e Sportingbet tra le altre - di operare in maniera illegale nel mercato nazionale violando le rigidissime leggi vigenti in Francia sul gioco a distanza.

Secondo gli operatori francesi le sale colpevoli di promuovere offerte non conformi con le leggi nazionali dovrebbero essere sanzionate con l'oscuramento dei propri siti internet per un periodo di almeno due anni; una proposta questa che, se approvata, potrebbe portare ad uno sconvolgimento del mercato proprio a pochi mesi dalla sua ufficiale apertura.

Il Momento non è casuale

Il 23 di febbraio, infatti, il Senato francese inizierà a dicutere una proposta di legge su poker, casino e scommesse online che, secondo le previsioni degli esperti, dovrebbe aprire entro il prossimo giugno uno dei più importanti mercati a livello europeo sia per numero di giocatori che per le stime sulla raccolta prodotte dagli analisti del settore.

Ripetendo un copione in qualche modo già visto in Italia quando è entrato in vigore il sistema licenziatario di AAMS, le sale internazionali hanno deciso di rispondere alle accuse rivolgendosi all'autorità europea e sostenendo che una decisione contro le loro attività metterebbe la Francia a rischio sanzioni da parte dell'Unione Europea per la violazione della convenzione sulla libera circolazione dei servizi all'interno dell'Unione.

La questione si presenta dunque di particolare interesse visto che, se da una parte la Francia è stata già sanzionata per simili violazioni del Trattato europeo causate da un eccessivo protezionismo verso i prodotti nazionali - e dunque si presume cercherà di agire con estrema cautela, anche gli accusatori possono vantare un precedente eccellente a sostegno delle loro richieste.

Il precedente

Appena un anno fa, infatti, una situazione simile si era già presentata in Portogallo quando la federazione calcistica nazionale aveva provato a siglare un accordo pubblicitario con bwin, incontrando le proteste dell'autorithy e dell'operatore autorizzato Santa Casa  che avevano  immediatamente richiesto la cessazione del rapporto accusandobwin di non agire rispettando le regole del mercato portoghese.

Le motivazioni prodotte dal gigante austriaco delle scommesse in sua difesa finirono fin sui banchi della Corte di Giustizia Europea che, a metà settembre del 2009, sentenziò in favore del  governo portoghese e di Santa Casa finendo per sanzionare bwin e contringere la chiusura del suo rapporto pubblicitario con la federazione calcistica portoghese.

Secondo quanto deciso dalla Corte Europea: "gli Stati Membri sono liberi di decidere gli obiettivi delle proprie politiche nei campi delle scommesse e del gioco e, quando appropriato, di definire sistemi di protezione in maniera molto dettagliata. La lotta contro il crimine organizzato può costituire una ragione per giustificare restrizioni nel campo degli operatori autorizzati ad offirire servizi nel settore dei giochi di abilità" e, se applicato a quano sta accadendo al momento tra i tribunale di Parigi ed i banchi del Senato, questo rende la "guerra fredda" tra gli operatori internazionali e quelli francesi uno dei passaggi più interessanti nell'industria del gioco degli ultimi anni.

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