Richard Toth: "Non credo più nei libri di poker"

Parcheggiata la sua moto Ducati, il pro ungherse parla di poker confidandoci una speranza: far tornare l'EPT a Budapest.

“Politico” prestato al poker, il pro ungherese parte del Team PokerStars Richard Toth ha incontrato Esther Diaz Amore a Barcellona subito dopo essere uscito dal Main Event dell’European Poker Tour.

Interrogato sulla sua amata Ungheria (“Budapest è la mia città preferita in assoluto”) e sul suo amore per l’Italia, Toth si è lasciato andare ad uno strano consiglio per i player alle prime armi con il gioco: “lasciate perdere i libri e concentratevi sull’esperienza”.

Leggendo qualcosa su di te prima di questa intervista, ho visto che sostieni di “non giocare a poker per i soldi” - il che fa sorridere pensando che hai vinto oltre 1,5 milioni di dollari.

Se non sono i soldi a motivarti, che altro c’è?

Ciò che conta, per me, è vincere titoli, non soldi.

 Sono stato fortunato, perché pochi giocatori di poker possono vantare di aver vinto tanto all'inizio della carriera creando un bankroll tale da poter continuare a giocare nel circuito.

Molti player devono aspettare anni, io ce l'ho fatta subito. Mi è andata bene.

Ho visto che quest’anno non sei corso a Vegas per il “solito” appuntamento con le World Series. Come mai?

Visto che quest’anno anche tu hai saltato le ultime WSOP a Las Vegas, che ne pensi?

Negli ultimi sette anni questa è stata la prima volta in cui io ho saltato le WSOP e ti dico che è stato molto strano...anche se a me Las Vegas non piace, alla fine mi è mancata ugualmente.

Quest’anno sono stato in Turchia, anche se speravo di riuscire ad andare in Sardegna.

Perché la Sardegna? Ci sei già stato?

No, mai. Ma sono stato spesso in Italia. Poi... la mia ragazza la adora e ci vuole tornare. 

A quanto so, però, anche a te piace l'Italia... visto che hai comprato una Ducati! Come mai una moto italiana e non, che so, una Honda oppure una Kawasaki?

Oh, volevo una Ducati al punto che sono andato fino a Roma per comprarla perché in Ungheria non avevano il modello che piaceva a me.

Sono molto felice della mia moto, e – sì, è un'altra cosa che mi lega all'Italia.

Torniamo al poker:  in base alla tua esperienza, cosa aiuta di più la crescita di un giocatore? I seminari, i libri sul poker oppure parlare delle mani con gli amici?

Non credo più molto nei libri. Anni fa ne leggevo molti, ma ora la cosa migliore è fare pratica, giocare online e condividere l'esperienza con gli amici.

Credo che si possa imparare tanto semplicemente navigando su Internet, perché ci sono i forum, i video, e così via.

Qual è la situazione del poker online in Ungheria?

Non semplice. So che si sta muovendo qualcosa, ma vedremo l'anno prossimo.

Il governo ha promulgato una nuova legge e ogni poker room deve comprarsi una licenza, che costa parecchio.

L'EPT di Budapest, anni fa, non è stato organizzato al meglio. Che ne pensi?

Non posso difendere gli organizzatori ungheresi, perché sono stati…non professionali.

Diciamo che non avevano l'esperienza giusta per organizzare un torneo del genere e credo che il mio torneo non sia molto semplice.

Mi ricordo che alcuni giocatori si sono trovati male con l'organizzazione, ma sai, può capitare.

Quello che mi dispiace molto che sia stata l'ultima volta dell'EPT a Budapest: spero in futuro il circuito possa tornare perché sono sicuro che le cose andrebbero molto meglio.  

Intervista realizzata da Esther Diaz Amores, editing di Giovanni Angioni

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