Che rapporto hanno con l’alcol i pokeristi? I casi di Negreanu e Colman

Dan Colman alocool

Il buon senso consiglierebbe di rimanere sobri, almeno durante eventi di una certa importanza. Ciononostante, i giocatori di poker hanno avuto spesso un rapporto ambivalente con la bottiglia.

Tra i vincitori del Main Event delle World Series of Poker ai quali piaceva alzare il gomito è possibile ricordare, tra gli altri, Bill Smith (anno 1985), Scotty Nguyen (edizione 2008), Greg Merson (2012) e Stu Ungar “The Kid” (edizioni 1980, ’81 e ’97).

Un asceta del tavolo verde

Tra coloro che praticano questo gioco ad alti livelli non mancano però personaggi che conducono uno stile di vita “ascetico”, simile a quello degli atleti: un esempio è offerto dal 26enne americano Dan Colman, che ha inaugurato il 2017 con una vincita di 760mila dollari ottenendo il terzo posto al PokerStars Championship Super High Roller, per l’evento “$98,000 + 2000 No Limit Hold’em”.

Ubriaconi ma sportivi

Il consumo smodato di alcol è quindi una pratica diffusa tra i pokeristi? Secondo una ricerca condotta qualche tempo fa su un campione di giocatori inglesi dal sito Jackpot.co.uk parrebbe di sì. Il 23 per cento dei pokeristi intervistati ha ammesso di bere più di quanto raccomandato per rimanere in buona salute.

Allo stesso tempo, se paragonati con altre categorie di “gambler”, i giocatori di poker sono quelli che praticano più attività fisica (il 58 per cento la svolge oltre i livelli raccomandati).

 

Negreanu alcool
"Ho iniziato a bere a 13 anni ma non ho mai fumato uno spinello"

 

Adolescenza alcolica

Daniel Negreanu, invece, è un tipo al quale, almeno in gioventù, piaceva tanto bere, ma che fortunatamente è riuscito a non farsi prendere dal demone della bottiglia, come racconta lui stesso in un articolo pubblicato qualche tempo fa sulla rivista Card Player.

“Ho iniziato a giocare a poker quando avevo 16 anni – scrive Negreanu -. All’epoca avevo già maturato una certa conoscenza dell’alcol: la mia prima esperienza in tal senso risale infatti a quando avevo 13 anni”. Da adolescente Negreanu odiava le sigarette e aveva una grande paura delle droghe.

Maniere persuasive

“Che ci crediate o no, non ho mai fumato uno spinello” assicura il giocatore. Il nerboruto fratello maggiore di Negreanu, scopertolo a fumare una normale sigaretta, era stato chiaro: se lo fai ancora ti spezzo l’osso del collo.

L’alcol quindi rappresentava l’unica possibilità di evasione per il pokerista, che comunque precisa: Non sono mai stato vittima dei suoi effetti più deleteri, almeno durante l’adolescenza”.

Poker e musica raggae

Le prime partite del giocatore di origini rumene ebbero luogo a casa di amici più grandi. Rappresentavano più che altro occasioni di festa, sovente accompagnate dalla musica del buon Bob Marley: Prima dei 18 anni non ricordo di aver mai preso parte a una sessione di gioco da sobrio” ricorda Negreanu.

Solo più tardi, con l’accesso in un club privato chiamato Check ‘N Raise che non permetteva il consumo di alcolici, il ragazzo comprese il fascino del poker “a mente lucida”.

 

“First gambling, drink later”

Quando poi tutto ciò divenne una professione, otto ore al giorno per cinque giorni la settimana, Negreanu decise di tenersi a debita distanza dall’alcol perché “una birra tira l’altra”.

“Ero consapevole di questa mia tendenza” spiega il giocatore, che per questo si manteneva totalmente sobrio negli orari di lavoro, seguendo il principio “First gambling, drink later”. Spazio libero all’alcol, però, fuori da questi.

Alle 8 di sera Negreanu “staccava” e in compagnia di altri giovani colleghi amava frequentare teatrini a luci rosse, o dedicarsi a biliardo, bowling o “mille”, un gioco simile alla canasta. E in queste occasioni gli alcolici non mancavano di certo.

[leggi anche: Alcol, “canne” e Provigil: ecco le droghe più diffuse nel mondo del Poker]

 

 

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