Quando uno Sguardo Può Vincere un EPT
L'European Poker Tour va alla bellissima Liv Boeree con buona pace di chi continua a pensare che, in fondo, il poker sia una cosa da uomini.
Alla fine è andata così: la bellissima Liv Boeree si è portata a casa il mega assegno da più di un milione di euro e l'Italia del poker è stata costretta a rimandare il sogno di un titolo EPT ai tavoli del Casinò di Montecarlo.
Dopo una serata che ha alternato momenti di grandissimo poker ad altri decisamente molto noiosi, il bilancio non è infatti dei migliori per il poker tricolore - anche se, diciamolo, a lamentarsi del piazzamento di due italiani nel final table di un torneo da oltre duemila partecipanti si finisce facilmente a passar per viziati.
Colpa forse di una struttura del payout che fa troppa differenza tra chi riesce a strappare podio - ed onori - e chi invece è destinato a lasciare il tavolo e tornare in quell'anonimato che tradizionalmente avvolge i non-vincitori dell'EPT, l'inizio del tavolo finale è uno dei momenti di maggior lentezza della serata.
Prudenza e slowplay rendono infatti il flop un miraggio e, mano dopo mano, fanno presagire una serata molto lunga; specialmente quando a parlare è il nostro Claudio Piceci, un player la cui strategia preferita sembra essere quella di esasperare avversari e pubblico facendo passare una media di venti secondi di silenzio prima di pronunciare un fatidico "fold".
Rammarico invece per lo spezzino delle Scimmie Texane Giuseppe Diep, che ha finito per pagare carissimo il suo esser rimasto short stack quando ha deciso di provare a giocarsi un double up con 8-9 suited che sono caduti davanti alla coppia di dieci del baffuto astrofisico inglese, Michael Piper.
Usciti i due italiani dal torneo, l'attenzione del pubblico è andata in maniera piùttosto ovvia alla prestazione della Boeree, astrofisica anche lei, che è stata capace di ipnotizzare i players al tavolo fissandoli dritti negli occhi per lunghissimi, interminabili minuti.
L'heads up finale che conivolge la bella (o bellissima?) inglesina ed il diciottenne svedese Jakob Carlsson è una veloce altalena che vede lo scandinavo condurre fino a quando la terza donna a vincere il titolo non decide che sia ora di fare sul serio e lancia una serie di affondi da fare seriamente paura.
Ed a quel punto è pot, partita, incontro, titolo EPT.
E tutti a casa. Sognando Montecarlo e quegli occhi chiari che, durante il final table, hanno sembrato entrare dritti dritti nell'animo di giocatori senza alcuna possibilità di resistere.
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