Poker, preti e gioco d'azzardo: gli esempi di Trapp, Gemme e Sandra Manno

Andrew Trapp poker priest

Come tutte le persone, anche i religiosi hanno un rapporto ambivalente con il poker e il gioco d'azzardo.

C'è chi per esempio non ha remore a mostrarsi in pubblico, come il giovane don Andrew Trapp, che ha devoluto le sue vincite alla realizzazione di una nuova chiesa nella sua parrocchia.

Aumma aumma

Qualcun altro, come la suora che è stata intravista nell'edizione 2006 delle World Series of Poker, preferisce invece non farsi troppa pubblicità. Tenere un basso profilo in situazioni come queste si può infatti rivelare particolarmente utile: qualche anno fa tre suore filippine e il vescovo Antonio Tobias hanno scatenato il biasimo delle gerarchie ecclesiastiche facendosi fotografare e riprendere dalle televisioni mentre giocavano alle slot machine e a blackjack durante una fiera sul gaming a Manila.

Per fare un po' di scena

Un altro caso è rappresentato da giocatori che indossano la tonaca come se fosse un qualunque costume di carnevale, tanto per far parlare un po' di sé. Nell'edizione 2014 dell'Italian Poker Open di Campione Daniela Parotti ha deciso di presentarsi al tavolo verde vestita da suora, probabilmente con lo scopo di ottenere qualche sponsorizzazione.

Ex voto di pokeristi

church

Diversamente da Parotti, un sentimento di fede ben più profondo portò un gruppo di giocatori insieme a Buffalo Bill a erigere nel 1902 la Poker Church a Cody, una cittadina del Wyoming a 50 miglia dal parco di Yellowstone. William Frederick Cody, tra l'altro, è il vero nome di Buffalo Bill, eclettico impresario teatrale vissuto tra il 1846 e il 1917.

L'idea nacque da una partita tra Cody e i suoi compagni: di rilancio in rilancio il piatto divenne assai sostanzioso. Prima dello showdown, tutti i giocatori convennero che il vincitore avrebbe fatto realizzare con quei soldi un luogo di culto. Così fece George Beck: la poker church fu la prima chiesa del Wyoming ad avere finestre con vetro temperato, un campanile e un organo a canne.

Negreanu battuto da un prete

Qualche tempo fa i media diedero ampio spazio alla storia di padre Andrew Trapp, un giovane sacerdote del South Carolina che vinse 100mila dollari al “Million dollar challenge”, battendo un cestista dell'NBA e il giocatore professionista Daniel Negreanu.

La somma è stata devoluta per la realizzazione di una chiesa nella parrocchia di padre Andrew. Il 28enne Trapp ha riferito di aver imparato a giocare a poker alla scuola media e in famiglia, ma di essersi “specializzato” nel Texas Hold 'em negli anni in cui era stato seminarista a Columbus, nell'Ohio. Padre Trapp, all'epoca il più giovane prete cattolico in tutto il suo Stato, è anche un appassionato giocatore di Paintball.

Ruba i soldi per giocare al casinò

Non tutti i preti, però, sono un esempio virtuoso per la loro comunità come don Andrew. Un sacerdote del Massachussets, Stephen Gemme, è stato condannato all'inizio del 2015 a cinque anni di libertà vigilata per aver sottratto 240mila dollari alla chiesa e alla scuola presso la quale lavora, sperperando questa somma nei casinò di Connecticut e New Jersey.

Don Gemme, attualmente in cura per la sua ludopatia, dovrà restituire questo denaro nel corso del tempo. La corte ha anche disposto che il prete tenga discorsi pubblici sul gioco d'azzardo. Come riferito dal giudice, Gemme ha tanti amici che lo possono aiutare: per questo la sentenza è stata particolarmente clemente.

Una vera vocazione

scarlet pearl

Nel maggio di quest'anno negli Stati Uniti ha fatto parlare la vicenda di Sandra Manno, ex suora che ha deciso di lasciare la vita religiosa per occuparsi della gestione di sale da gioco. L'imprenditrice è stata condannata da un giudice del Delaware a rifondere circa un milione di dollari ai suoi investitori: anziché spendere il denaro ricevuto per la realizzazione del casinò-restort “Scarlet Pearl” in località D'Iberville, nel Mississippi, Manno e i suoi amici facevano la “bella vita” a spese di coloro che avevano riposto fiducia nel suo progetto.

“Datemi i vostri soldi, ci penso io”

Sandra Manno aveva preso i voti terminato il college. Dopo quattro anni da suora si mise in affari con lo zio e il padre iniziando anche a collaborare con alcune case da gioco: la donna aveva un talento particolare nel convincere gli investitori a finanziare le sue iniziative. Ciò le permise di raggranellare due milioni di dollari.

Mani bucate...

Non riusciva però a spingersi oltre la fase “concettuale” perché spendeva tutto il denaro ricevuto in hotel, ristoranti di lusso e viaggi in prima classe.

… e manie di grandezza

I soldi per queste spese folli non bastavano mai: Sandra Manno aveva assunto un vecchio amico per lanciare un reality show e scrivere un film sulla sua vita. L'ex religiosa aveva preso a lavorare al casinò anche il fratello, pagandolo 30mila dollari al mese, e la sorella, presentatasi in ufficio due sole volte nell'arco di un semestre.

Una leggerezza costata cara

Ma lo sbaglio più grande di Sandra Manno fu quello di ingaggiare Frank Barbera “The fish”, criminale arrestato nel 2008 dall'FBI che necessitava di un permesso speciale per lavorare nello Stato del Mississippi. Sentendo puzza di bruciato, la cordata degli investitori decise di portare l'ex suora in Tribunale.

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Daniela 2016-01-09 04:56:23

il sig Lorenzo invernizzi prima di scrivere dovrebbe informarsi meglio !!!!!

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