Poker online, perché non seguire l'esempio del Regno Unito?

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Il 1° ottobre, nel Regno Unito, entrerà ufficialmente in vigore il nuovo Gambling Act

La novità più importante è quella che per poter operare in Gran Bretagna, tutte le compagnie dovranno dotarsi di una licenza rilasciata dalla Gambling Commission.

Si tratta di un cambiamento che, come vedremo più avanti, potrebbe influenzare non solo tutto il mercato del gioco d'azzardo virtuale, ma anche i regimi normativi di molti paesi europei, tra i quali forse anche l'Italia - che farebbe forse bene a seguire l'esempio del Regno Unito.

Ma procediamo con ordine. In passato, i principali operatori di gambilng hanno ottenuto licenze di gioco rilasciate da organismi regolatori che si trovano per esempio sull'Isola di Man, Alderney, Gibilterra o Malta. La Gambling Commission britannica, quindi, andrà ad unirsi a questa 'famiglia', diventandone improvvisamente il membro più importante al mondo.

Questa mossa si ripercuoterà anche se molte giurisdizioni offshore, visto che parecchi dei principali operatori britannici, tipo William Hill, Ladbrokes, Victor Chandler, Bwin.Party e BetFair hanno tutti quanti ottenuto una licenza in quel di Gibilterra.

In ogni caso, per poter offrire giochi d'azzardo online con regolare licenza, gli operatori dovranno assicurare che non più del 3% del loro volume d'affari derivi dai cosiddetti mercati grigi; in primi, dovranno inoltre fornire una spiegazione razionale circa la loro presenza in tali mercati.

 

Il Gambling Act: un modello per altri mercati europei?

Come ha spiegato Richard Richardson, noto giornalista di poker (e discreto giocatore): "Potrebbe essere difficile trovare motivi legali per la presenza in alcuni mercati popolari, tipo Australia, Russia e Sudafrica. Potrebbe esserci dello spazio legale per altri mercati significativi, dove manca un chiaro schema normativo per il gioco online. Penso a Canada, Germania e persino Svezia e Finlandia".

Tutto ciò potrebbe rappresentare un cambiamento epocale per il mercato dell'iGaming mondiale, visto che molti dei principali operatori di gambling dovranno uscire dai mercati grigi, se vorranno operare nel Regno Unito. Una scelta che sarà scontata, visto che da sola la Gran Bretagna rappresenta l'8% del mercato del gioco online mondiale.

Inoltre, il Gambling Act potrebbe diventare anche un modello per altri mercati del gambling europei. A differenza dai principali paesi in cui si gioca online, come Spagna, Italia, Belgio, Francia e la nostra Italia, per esempio, la Gran Bretagna non ha mai ristretto il mercato ai confini nazionali.

Così facendo ha potuto mantenere un'industria vibrante e profittevole, cosa che ha portato nelle casse dell'Erario britannico parecchi soldi. Non c'è bisogno di aggiungere come un approccio simile potrebbe aiutare il settore del poker online in Italia, che da tempo sta vivendo una crisi non indifferente.

 

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