Poker online in America: timide aperture negli stati dell'Est

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Diversi stati americani paiono ormai avviati verso l’introduzione del gioco online. Tra questi è possibile citare California, Pennsylvania, New York, Hawaii, Michigan, New Hampshire, Massachusetts e Virginia Occidentale

Virginia Occidentale

Proprio in Virginia Occidentale, negli Stati Uniti orientali, è stato presentato a metà marzo un disegno di legge ad hoc: da qualche tempo i cinque casinò tradizionali (“brick and mortar”) di questo Stato stanno assistendo a una contrazione del volume di affari causata, secondo l’American Gaming Association, dall’arrivo a partire dal 2006 di 28 nuovi casinò in tre dei cinque Stati confinanti con la Virginia Occidentale.

L’introduzione del gioco online potrebbe quindi rappresentare una boccata d’ossigeno per gli operatori locali.

Stato di New York

Anche nello Stato di New York qualcosa sembra muoversi: i giorni scorsi il Senato ha infatti incluso la regolamentazione del poker online tra le voci a bilancio previste per il prossimo anno fiscale.

statua della liberta
Poker online sotto la Statua della Libertà

L’orientamento positivo si evince dalla stessa proposta di legge del Senato, che definisce il poker un gioco di abilità piuttosto che di fortuna. Gli osservatori hanno fatto notare come nell’ultimo anno siano stati compiuti passi in avanti su questo fronte.

E sebbene il poker online rappresenti solo una parte piuttosto piccola del gettito fiscale, nel primo anno di introduzione potrebbe garantire entrate assai più cospicue grazie alla vendita delle licenze. Secondo Calvinayre.com, noto sito di informazione sul gioco online, vi sarebbero 11 operatori disposti a sborsare ciascuno 10 milioni di dollari per avviare la loro attività.

Il governatore democratico Andrew Cuomo, però, ha fatto recentemente sapere per bocca del suo addetto stampa che “ogni proposta che può avere effetti importanti dovrà essere attentamente valutata”.

Pennsylvania

Anche nella vicina Pennsylvania c’è fermento in vista dell’audizione del prossimo 28 marzo, durante la quale i rappresentanti dei 12 casinò di questo stato incontreranno i membri della Gaming Oversight Commitee per illustrare tutti i vantaggi che deriverebbero dall’offrire i loro giochi anche attraverso la Rete.

Si tratterebbe quindi di estendere il mercato su Internet anche ai giochi da casinò, visto che il poker online è già legale dal 2013. Fino a poco tempo fa vi erano solo due casinò contrari alla diffusione del gioco online in Pennsylvania: uno di questi, il Sands Bethlehem, era di proprietà di Sheldon Adelson.

Il loro numero, tuttavia, si è ridotto ulteriomente con la recente acquisizione del casinò di Adelson da parte di MGM. L’unico contrario resta pertanto il Parx, situato nei dintorni di Philadelphia, il quale ritiene lo sdoganamento del gioco online estremamente dannoso per gli operatori attualmente presenti sul mercato. L’apertura del primo casinò in questo stato risale al 2006.

Il poker live, in particolare, muove un volume d’affari annuo pari a 60 milioni di dollari. Il gioco d’azzardo, complessivamente 3 miliardi di dollari: si stima che l’introduzione del gioco online farà incassare 300 milioni di dollari in più, una cifra pari al 10 per cento del totale.

California

Ma se negli Stati Uniti orientali si nota un certo fermento, le cose non sembrano andare bene lungo la costa occidentale, in California, dove gli addetti ai lavori lamentano da tempo una situazione di stallo.

L’ultima proposta di legge di febbraio, la Internet Poker Consumer Protection Act firmata dal deputato Reginald Jones-Sawyer, pare essersi arenata come i vari disegni di legge che sono stati discussi negli ultimi anni.

La causa di questo immobilismo, secondo molti, è da individuare nell’intrico di interessi che vede contrapposti operatori privati come PokerStars e le tribù locali dei nativi indiani, deputate alla gestione del gioco d’azzardo in California

 

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