Poker online e terrorismo mediatico: il gruppo di Adelson ingrossa le file

Sheldon Adelson

Non è questa la sede per seguire nei loro sviluppi i fatti verificatisi in Francia negli ultimi giorni. L'accostamento con un sito che tratta di poker potrebbe apparire stridente e fuori luogo.

In tempi meno sospetti, tuttavia, in una delle sue frequenti crociate contro il gioco online, il magnate dei casinò tradizionali Sheldon Adelson, proprietario anche dei Venetian di Las Vegas e Macao, ha anche accostato il gioco e il poker su Internet al terrorismo e ad al-Qaida.

Poche idee ma chiare

D'altro canto Adelson, che è anche stato diverse volte al centro di presunti casi di corruzione, non ha mai dissimulato il suo scopo primario: “Spendere quello che sarà necessario per eliminare il gioco online dagli Stati Uniti”. Era l'inizio del 2014 quando la Coalition to Stop Internet Gambling, facente capo all'imprenditore nato nel '33, pubblicava un video su You Tube su questo argomento.

Attività paravento?

Nello spot si citano articoli di giornale secondo i quali il poker online svolgerebbe un ruolo chiave nel riciclaggio di denaro da parte di gruppi afferenti ad al-Quaida, offrendo quindi la possibilità di finanziare “diversi attacchi in stile 11 settembre”. Tra i documenti mostrati c'è anche una lettera del vicedirettore della Criminal Division dell'FBI J. Britt Johnson, che indicherebbe i casinò online come un punto nevralgico per quanto riguarda l'”attuazione di strategie criminali”.

Il gruppo dei complottisti

Questa eventualità è stata paventata anche da Jay Rockefeller, senatore democratico della Virginia Occidentale e pronipote dello storico magnate del petrolio. Nel 2009 Rockefeller fu il relatore del Cybersecurity Act, mentre nel 2011 promosse il quarto “Summit West Virginia Homeland Security and Expo”, nel quale si parlò anche di sicurezza informatica.

Al lupo al lupo

Pennsylvania John Payne
John Payne

Tornando allo spot “incriminato”, come prevedibile le dichiarazioni del gruppo di Adelson hanno suscitato il biasimo dell'associazione di categoria Poker Players Alliance, che ha bollato il video come l'ennesima boutade allarmista da parte di un imprenditore avvezzo a questo genere di comunicazioni “urlate”.

Tutti insieme nel calderone

Seppur di opinione opposta rispetto ad Adelson, anche il deputato della Pennysylvania John Payne ha ravvisato legami tra terrorismo e gioco online.

In una proposta di legge da lui firmata lo scorso settembre Payne chiedeva di legalizzare questo settore affinché il denaro perso dai pokeristi non finisse nel mercato offshore e quindi “nelle mani della Cina e dell'Isis”, come da lui stesso riferito in un'intervista all'emittente WGAL. Alcuni hanno osservato che con queste affermazioni lo stesso Payne ha gettato involontariamente discredito sulla stessa causa per la legalizzazione del poker online.

"L'uomo che cade"

de lillo vetrone

Passando dal mondo reale a quello della finzione, il romanzo “L'uomo che cade” dello scrittore italoamericano Don DeLillo (2007) racconta le vicende dell'avvocato 39enne Keith Neudecker, sopravvissuto agli attacchi dell'11 settembre. Prima di quel giorno Keith e cinque suoi colleghi si trovavano a casa sua ogni mercoledì sera per giocare a poker. Tra loro, solo Keith e Terry Cheng escono indenni dall'attentato al World Trade Center, seppur provati  dal punto di vista psicologico.

La svolta

Nella seconda metà del romanzo il giovane avvocato lascia la sua vita a New York, dove vive con il figlio e la moglie alla quale aveva cercato invano di riavvicinarsi, per prendere parte a tornei di poker professionistici in giro per il mondo. Nel romanzo il poker per Keith diventa una sorta di “religione proibita” che lo assorbe totalmente isolandolo progressivamente. Mesi di studio gli permettono di acquisire maggiore padronanza del gioco, incrementando così i suoi guadagni al tavolo verde. In uno di questi tornei Keith reincontra Cheng, l'antico compagno di gioco: anche lui ha intrapreso la strada del poker professionistico.

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