Il Poker Online alla Prova dei Talebani Americani

Re in Prigione

Nonostante l’amministrazione pubblica ne chieda a gran voce la legalizzazione, gli Stati Uniti continuano la loro assurda (e talebana) repressione liberticida.

Mentre il resto del mondo può permettersi di discutere di poker analizzando mani, risultati e promozioni delle sale, gli Stati Uniti post Black Friday continuano a soffrire il caos amministrativo tra legislatori che vorrebbero legalizzare il gioco online e controllori che ostacolano qualsiasi progresso normativo possibile.

Diventata di incredibile attualità, la questione americana del poker online si è mostrata nuda agli occhi del mondo dopo esser stata sbattutail 13 di agosto sulla prima pagina del New York Times, prestigioso quotidiano che ha impetosamente messo nero su bianco una farsa dai contorni tra il kafkiano ed il grottesco.

Ma Washington dice: “ Sono un sacco di soldi”

Se il Dipartimento di Giustizia Americano sembra essersi traformato con impressionante rapidità  in una vera roccaforte talebana anti-gioco, i responsabili delle amministrazioni locali Statunitensi sembrano capire l’importanza di un’apertura all’intero settore del gioco perchè, a quanto pare, il 2011 potrebbe non essere l’anno migliore per le guerre sui principi.

Un ottimo esempio di quanto appena affermato lo offre il Distretto di Columbia, quello che nasconde al suo interno l’esemplare Washington – città simbolo dell’impero americano.

Spinta alla disperazione dalla crisi mondiale, l’amministrazione del Distretto ha infatti deciso di provare seriamente a trovare nuovi modi per rasserenare il proprio bilancio finendo per mettere inevitabilmente gli occhi sul mercato del gioco, sia live che online.

Consapevoli di come migliaia di cittadini viaggino continuamente dal Columbia in direzione Maryland, Pennsylvania o West Virginia per riuscire a varcare (legalmente) le porte di una sala di casinò, gli amministratori hanno dunque pensato di poter aiutare le finanze pubbliche invertendo la tendenza e provando a legalizzare il gioco anche all’interno dei propri confini.

“Stiamo parlando di introiti per cifre come 9 milioni di dollari all’anno, per D.C. sono un sacco di soldi” ha dichiarato Buddy Roogow, direttore esecutivo delle Lotterie D.C. mentre spiegava come entro la fine dell’anno i cittadini dello Stato potrebbero finalmente essere autorizzati a giocare a poker legalmente “da Starbucks, ristoranti, bar, hotel o da casa.”

Soldi per costruire strade e ponti

Uno degli errori più comuni commessi dall’opinione pubblica quando si tratta di discutere l’importanza di una regolamentazione chiara sia del gioco online che di quello live è quello di sottostimare l’apporto che nuove tasse sul gioco possono portare alle casse dello Stato.

Se in Italia la questione è stata compresa con grande furbizia da AAMS che si è inventata un interessante sistema di licenze per il gioco online (non parliamo del disastro del poker e dei casinò live perchè non è questa la sede migliore per farlo), la cosa sembra essere arrivata finalmente anche dall’altra parte dell’Oceano visto che in molti iniziano a vedere il poker più per i suoi numeri che per il colore delle carte.

Verso la fine dell’anno scorso due Senatori della California hanno proposto due decreti per autorizzare il gioco via internet profetizzando l’arrivo di qualcosa tra 1.4 e 2 miliardi di dollari in tasse in dieci anni; ancora oggi non si sa se la proposta riuscirà ad essere approvata – anche se i suoi odds sembrano essere decisamente cambiati da quanto la Grande Crisi ha cominciato a toccare un po’ tutti.

“Abbiamo bisogno di soldi” ha detto molto chiaramente Matt Fitzegald, direttore legislativo di Michael Rush, Senatore del Massachusetts spiegando le ragioni di una proposta a firma Rush per legalizzare gli skill games nello Stato stesso.

Proteggere i cittadini dovrebbe essere un obbligo

Volendo dar retta a chi pensa che autorizzare il gioco per fare cassa sia immorale oppure comportamento non degno di uno Stato moderno, allora finiamo per scoprire che le cose non cambiano poi tanto.

Nello stato dell’Iowa, uno di quelli dove i soldi non mancano affatto, il primo sostenitore della legalizzazione del gioco è Jeff Danielson, membro del partito dei  Democratici che come lavoro fa il Presidente del Senato dello Stato.

“Moltissimi cittadini di questo dell’Iowa giocano senza sapere di fare qualcosa di illegale. Abbiamo bisogno di un ambiente regolamentato che offra protezione e sicurezza ai cittadini”.

Protezione e sicurezza che il Dipartimento di Giustizia ha pensato si potessero garantire ammanettando i capi di due o tre sale sa poker e terrorizzando i giocatori americani promettendo chissà quale punizione. Esattamente come solo i migliori Talebani avrebbero potuto immaginare.

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