Poker Online: ecco cosa cambierà con Donald Trump alla Casa Bianca

Quali scenari si prospettano per il poker online negli Stati Uniti con la nuova presidenza di Donald Trump? Ogni opinionista del web dice la sua.

Molti, tuttavia, sono concordi nel notare come nel passaggio da comune cittadino a presidente Trump abbia gradualmente corretto il tiro anche su questo fronte, rivedendo in parte le istanze liberiste delle quali si faceva promotore in qualità di imprenditore.

Lezioni di vita

Da inquilino della Casa Bianca Trump non può più parlare con la stessa spregiudicatezza di quando, intervistato in occasione del campionato U.S. Poker Championship, forniva consigli di vita e di tattica pokeristica (il video è presente su YouTube dalla scorsa primavera).

In quanto fondatore di una catena di alberghi e casinò che porta il suo nome, il presidente eletto potrebbe avere un occhio di riguardo nei confronti del mondo del poker e del gioco online più in generale, pur con la necessità di assecondare l’area più conservatrice del Partito Repubblicano.

Cambio di casacca?

Secondo quanto scrive il sito Online Poker Report, Trump è stato finora l’unico presidente ad aver mostrato la volontà di investire nel poker online. Molti ricorderanno il 15 aprile 2011, ribattezzato il venerdì nero del poker online.

In quel giorno il Dipartimento di Giustizia Americano dispose il sequestro dei siti PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute/UB: undici persone furono accusate di frode bancaria e riciclaggio di denaro.

Poco tempo dopo Trump annunciò l’intenzione di aprire una compagnia di gioco online insieme all’impreditore di origine marocchina Marc Lasry, specializzato nei fondi di investimento ad alto rischio.

Nel frattempo, comunque, tanta acqua è passata sotto i ponti e Trump sembra aver corretto parecchio il tiro, soprattutto durante la campagna elettorale, tant’è che alcuni parlano di un vero e proprio cambio di casacca.

 

Donald Trump spot
Il celebre spot della campagna di Trump

 [Leggi anche: Le reazioni del mondo del poker alla vittoria di Trump]

 

Leggi statali e federali

Attualmente molti repubblicani contestano il varo di una normativa federale che regolamenti il gioco online. Uno dei punti di discussione riguarda le sorti di un disegno di legge chiamato RAWA (Restoration of America’s Wire Act), al quale Trump si era esplicitamente opposto in campagna elettorale.

Se il RAWA passasse, i singoli stati perderebbero il loro potere nella regolamentazione del gioco online. Alcuni giuristi, peraltro, hanno evidenziato un contrasto tra il RAWA e il Decimo Emendamento della Costituzione statunitense, che tratta proprio il tema della ripartizione dei poteri tra i singoli stati e il Governo federale. Ma alla fine della fiera, la cosa più probabile, secondo Online Poker Report, è che tutto rimanga sostanzialmente invariato, in un quadro che accorda ai singoli stati ampio spazio di manovra. 

 

Travolto dallo scandalo

Chris Christie, governatore del New Jersey in carica fino al 2018, è stato rimosso negli ultimi giorni dal suo incarico di capo del “transition team” per via del suo coinvolgimento nello scandalo Bridgegate

 

Chris Christie scandalo Bridgegate
Christie è stato coinvolto nello scandalo Bridgegate

 

Negli anni del suo governo in New Jersey Christie ha promosso il varo di una nuova legislazione sul fronte del gioco online.

Alla guida del “transition team”, Christie avrebbe dovuto sovrintendere al passaggio dall’amministrazione democratica di Barak Obama a quella repubblicana di Trump.

 

Il sostegno di Sheldon Adelson

Tornando a parlare dei possibili scenari per il gambling online negli Stati Uniti, un altro fattore da considerare è il rapporto di amore-odio tra Trump e Sheldon Adelson: durante la campagna elettorale il magnate dei casinò che da sempre si batte contro la liberalizzazione del gioco d’azzardo in Internet ha effettuato consistenti donazioni a favore del presidente eletto.

 

adelson e trump
Adelson potrebbe influenzare le decisioni di Trump

 

Sessions: nomina controversa

Il noto blog di Calvin Ayre, invece, prende in esame la possibile nomina dell’ultraconservatore Jeff Sessions a ministro della Giustizia: con Sessions alla guida, il Department of Justice potrebbe infatti applicare una stretta al comparto del gioco online.

Già nel ’97 questo senatore dell’Alabama si era fatto promotore dell’Internet Gambling Proihibition Act dicendosi “preoccupato dalla facilità con la quale i bambini possono avere accesso ai siti Internet di gioco d’azzardo utilizzando le carte di credito dei genitori”.

Pur non figurando tra i sostenitori ufficiali del Gambling Proihibition Act, nell’anno seguente Sessions firmò un disegno di legge che si poneva lo scopo di eliminare il gambling online.

Nell’86 il Senato rigettò la nomina di Sessions a giudice federale per le sue presunte inclinazioni razziste, (solo due nomine a giudice federale, tra le quali quella di Sessions, sono state respinte dal Senato nell’arco di cinquant’anni). 

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