Poker in Nord Corea, tra attacchi hacker e morti sospette

regime nord corea

Con la Corea del Nord prosegue il nostro viaggio alla scoperta del gioco d’azzardo e del poker online nei luoghi più disparati del pianeta.

Tanti paesi del mondo impongono limitazioni per quanto riguarda l’accesso a Internet oltre che al gioco d’azzardo, ma probabilmente nessuno come la Corea del Nord riesce a rendere efficaci questi divieti.

 

Solo 28 siti Internet

Nei giorni scorsi un’errata configurazione dei server ha permesso di scoprire che solo 28 siti web risultano registrati con il dominio .kp, afferente alla Corea del Nord.

D’altra parte, dalle poche notizie che trapelano dal regime di Pyongyang emerge una situazione di generale indigenza, in netto contrasto con  con la fiorente economia della Corea del Sud (le due Coree risultano divise dalla fine della Seconda Guerra Mondiale), e che indubbiamente non lascia molto spazio agli aspetti ludici della vita come può essere il gioco d’azzardo.

Proprio il gioco d’azzardo è uno dei capi d’accusa con i quali il leader supremo Kim Jong-un ha fatto uccidere lo scomodo zio nel dicembre del 2013.

[Approfondisci: 15 cose che non sai sulla Lorea del Nord]

 

Partita politica

A metà settembre, in risposta al protrarsi dei test nucleari che hanno provocato anche scosse di terremoto, gli Stati Uniti hanno sorvolato i cieli della Corea del Sud, a poca distanza dalla Corea del Nord. Manifestazioni di forza da entrambi le parti che ricordano il gioco al rilancio tipico della Guerra Fredda.

 

Kim Jong Un missiles
Kim Jong fece giustiziare suo zio per il gico d'azzardo

 

Anche in questo caso, così come nella crisi dei missili di Cuba avvenuta negli anni Sessanta, è facile trovare un’analogia tra poker e strategia politica e leggere questi avvenimenti come una sorta di partita giocata sul filo del rasoio.

 

Gioco online e spionaggio

Il fatto che l’accesso a Internet resti precluso alla maggior parte della popolazione non ha impedito l’apertura di qualche casinò e un’intensa attività di hackeraggio da parte del regime, intrapresa anche sul fronte del gioco online.

“Dietro al vostro sito di poker online potrebbe celarsi un hacker nordcoreano”.

Così iniziava un articolo pubblicato su Business Insider lo scorso luglio, nel quale si citava un rapporto della United Press International.

Secondo quanto riferito da Cho Hyun-chun, capo della Difesa della Corea del Sud, il vicino del nord avrebbe infatti avviato un fruttuoso business grazie al gioco online, che gli permette di incamerare ogni anno 866 milioni di dollari.

 

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Il governo sta investendo in attachi hackeristici

 

Un esercito di 6mila hacker

Oltre a ciò il regime avrebbe assoldato a tempo pieno una squadra di 6mila hacker, facenti capo alle unità di intelligence nordcoreana e alla loro famigerata divisione informatica Bureau 121, e che condurrebbero azioni di spionaggio anche attraverso siti di gioco online.

 

Uno degli scopi sarebbe trarre un vantaggio economico dal furto dei dati di altri utenti, prevalentemente sudcoreani.

Il lavoro degli hacker nordcoreani si concentrerebbe quindi in due filoni principali: da un lato l’attività di cyberspionaggio condotta attraverso la diffusione di materiale audio e video protetto da crittografia, e dall’altro il gioco d’azzardo su Internet, che comprende anche la vendita e lo sviluppo di software dedicati a questo specifico settore.

 

Morte sospetta

Parlando invece di gioco d’azzardo “terrestre”, la capitale Pyongyang ospita un casinò gestito dalla società SJM, dove nell’estate 2015 trovò la morte il croupier Lei Weng Fu, un 29enne originario di Macao chiamato lì a lavorare. Il giovane aveva intenzione di aprire un ristorante in patria con i soldi così guadagnati.

casino SJM
Poca chiarezza sulla morte del dealer Lei Weng Fu

La vicenda

I famigliari hanno riferito ai giornali di Macao di aver ricevuto qualche giorno prima del decesso un messaggio di Lei Weng Fu attraverso l’app WeChat: a causa di presunti problemi finanziari del dipendente, i gestori del casinò avevano minacciato di congelare il suo conto di Macao.

Il giorno successivo Lei Weng Fu comunicava alla famiglia di essere stato licenziato, in quanto accusato dalla casa da gioco di rubare le fiches del casinò.

 

 

Suicidio o omicidio?

Cinque giorni più tardi, dopo aver provato a contattarlo senza esito, i parenti avrebbero ricevuto una chiamata dal capo di Lei Weng Fu, il quale li informava che il giovane avrebbe preso presto un volo di ritorno verso Macao.

Dopo qualche ora però il casinò SJM comunicava ai parenti il suicidio del  dipendente, versione avvallata peraltro dall’ospedale di Pyongyang, che i famigliari non condividono (il certificato di morte riporta la presenza di fratture multiple sul suo corpo).

 

Kim Jong regime
Il regime di Kim Jong è tra i più criticati al mondo

 

Una strana richiesta

In quei giorni la famiglia sarebbe stata contattata da un avvocato della società SJM, che avrebbe chiesto loro una firma per autorizzare la cremazione del corpo di Lei Weng Fu in Corea del Nord.

La proposta fu  respinta dalla sorella e dalla madre del ragazzo, che si recarono oltre confine per far luce su quanto accaduto e disporre il rimpatrio della salma.

Durante le due settimane di permanenza in Corea del Nord, tuttavia, non fu consentito loro di recarsi dove volevano né di parlare con i colleghi del croupier. I funzionari pubblici disposero inoltre il sequestro dei loro cellulari e passaporti.

Assistite da un avvocato, alla fine le due donne sono almeno riuscite a far seppellire il loro caro a Macao.

 

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