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[Poker e Musica] La Playlist del Fine Settimana

Scritto da: Giovanni Angioni Postato su: Dentro PokerListings
2012 Sep 7
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Luca D'Ambrosio di MusicLetter ci propone anche questa settimana una serie di interessanti album per accompagnare il nostro fine settimana con una colonna sonora tutta da scoprire.

Tramp The Something Rain Occasion for Song
Sharon Van Etten Tramp
Tindersticks The Something Rain
The Black Swans Occasion for Song

La selezione dei 5 migliori album della settimana realizzata da Luca D'Ambrosio è disponibile GRATIS su Spotify: clicca qui per aggiungere la playlist!


 

#1. Sharon Van Etten - “Tramp(Jagjaguwar, 2012)

Prodotto da Aaron Dessner dei National, Tramp è il terzo album della cantautrice americana originaria del New Jersey che già nel 2009 ci aveva sorpreso con l’esordio intitolato Because I Love You.

Di lì a poco Epic del 2010, il secondo lavoro sulla lunga distanza apprezzato, quasi all’unanimità, dalla critica musicale specializzata. E come dare loro torto una volta ascoltate le canzoni di questa giovane americana? Sharon Van Etten è una musicista estremamente sensibile che non ha alcuna difficoltà a trasformare, magnificamente, i propri sentimenti in musica e parole.

Lo fa con stile e con amore, ma anche con tutta l’inquietudine che porta dentro di sé. Lo fa con una voce superba, profonda e tagliente (Serpents). Lo fa muovendosi abilmente tra il rock e il folk.

E quest’ultima fatica è l’ennesima riprova del suo inequivocabile talento e fervore artistico. Il talento di una giovane autrice indie rock che a soli tre anni dal debutto ha realizzato il suo disco più equilibrato e completo, capace, oltretutto, di racchiudere tre gioiellini come We Are Fine, I’m Wrong e Joke or a Lie. Pubblicato all’inizio del 2012, Tramp, inoltre, vede la partecipazione di Zachary Francis Condon (Beirut), Matt Barrick (The Walkmen), Jenn Wasner (Wye Oak), Julianna Barwick e Thomas Bartlett (Doveman).    


#2. Tindersticks – “The Something Rain” (City Slang, 2012)

Sono trascorsi diciannove anni da quel sorprendente esordio firmato Tindersticks che mescolava romanticismo e atmosfere cupe e malinconiche con la voce di Stuart A. Staples così incredibilmente calda e profonda.

Pop da camera grondante di passione che nel giro di due anni avrebbe condotto la formazione di Nottingham a realizzare un altro degnissimo seguito che, addirittura, riuscì a guadagnarsi un’inaspettata tredicesima posizione nella Uk Chart Album.

Vennero poi altre due meraviglie come la colonna sonora Nénette et Boni del 1996 e Curtains del 1997 e, a seguire, una serie di lavori discografici che, tra alti e bassi, riuscirono a mantenere viva l’attenzione degli estimatori attraverso un mix di sonorità ricercate ed eleganti che, all’occorrenza, sapevano rivelarsi oscure e nostalgiche.

Come del resto quest’ultimo lavoro intitolato “The Something Rain” che racchiude brani ipnotici e caliginosi capaci, in diversi passaggi, di mettere in luce melodie raffinate e dalle inclinazioni avanguardistiche.

È il caso di Chocolate, lunga nenia iniziale scritta dal tastierista David Boulter, oppure della frenetica e ossessiva Frozen che si agita tra sperimentazione, elettronica e tocchi jazz.

C’è poi This Fire Of Autmn, un pezzo a metà strada tra soul e avant-pop, ma sono le sensuali Come inside e soprattutto Show Me Everything i pezzi più riusciti del disco. Due passaggi davvero affascinanti dove l’espressività canora di Stuart A. Staples è degna del miglior Leonard Cohen.  


#3. The Black Swans – “Occasion for Song” (Misra Records, 2012)

I Black Swans non sono certo una novità del panorama musicale indie visto che hanno alle spalle diversi lavori discografici.

Tuttavia, ascoltando la loro musica e soprattutto questo quinto album, il primo riferimento che ci viene in mente sono i Tindersticks, non tanto per l’aspetto sonoro di questo Occasion for Song, quantunque oscuro e affannato, quanto invece per l’umore e l’attitudine vocale del cantante e chitarrista Jerry DeCicca molto simile a quella di Stuart A. Staples.

Caratteristiche che si riflettono nelle liriche profonde, nelle melodie avvolgenti e nei ritmi lenti di quasi tutte le dodici tracce dell’album, a partire già dall’iniziale Basket of Light che ci dà subito il benvenuto con un folk rock malinconico e autunnale fatto di armoniche, banjo, chitarre, hammond e ritmiche indolenti.

Elementi distintivi di un sound carico di pathos che rivela un’anima sostanzialmente sadcore e che non fa per nulla rimpiangere il precedente Don’t Blame the Stars del 2011. Emozionante, infine, Portsmouth, Ohio che racconta il giorno della morte in piscina del membro della band americana Noel Sayre.

Quella stessa piscina che poi è raffigurata sulla copertina di “Occasion for Song”.    


#4. Cat Power - “Sun” (Matador Records, 2012)

Di Chan Marshall, alias Cat Power, oramai sappiamo tutto. Sia delle sue debolezze  psicologiche che delle sue indiscutibili capacità artistiche che, anno dopo anno, a partire da Dear Sir del 1995 ha saputo esprimere splendidamente attraverso una miscela di canzoni oscure e rumorose ma dalle profondità folk e blues.

Talento che la cantautrice originaria dello stato americano della Georgia ha poi confermato con il successivo Myra Lee e What Would the Community Think del 1996, fino ad arrivare alla sua opera d’inizio carriera più rappresentativa intitolata Moon Pix del 1998 che rivelava dei toni più riflessivi e caldi rispetto a quell’urgenza dolorosamente ribelle dei dischi precedenti.

Ma sono You Are Free del 2003 e The Greatest del 2006 a consacrare l’artista americana sull’olimpo della musica indie rock internazionale. Due lavori che, in maniera diversa e senza mai perdere di tensione emotiva, segnano ancora una volta un punto di rottura con il recente passato.

Un cambiamento insito nell’anima della bella e affascinante Charlyn Marie Marshall (così all’anagrafe) che a distanza di sei anni si ripete con Sun: un disco sicuramente dall’ascolto più facile, per via degli arrangiamenti edulcorati e ricoperti di battiti elettronici, ma non per questo inferiore agli altri. Anzi, quest’ultima fatica - prendendo spunto dal titolo e dalla copertina dell’album - mostra tutti i colori dell’arcobaleno con canzoni dalla scrittura impeccabile in grado di unire il passato tempestoso con l’ottimismo per il futuro.

Basta ascoltare le prime tre tracce di Sun (Cherokee, Sun e Ruin) per capire immediatamente la natura e la bellezza di questo nuovo episodio firmato da Cat Power, una delle più grandi cantautrici contemporanee sempre in bilico tra forza e fragilità, come, del resto, le sue composizioni.              


#5. Dola J. Chaplin - “To The Tremendous Road” (Volume! Records, 2012)

Ci sono dischi così splendidamente anacronistici come To The Tremendous Road che sembrano usciti da un’altra dimensione temporale, come se improvvisamente fossimo tornati negli anni ‘80.

Dischi che viaggiano in reale controtendenza rispetto a ciò che il mercato musicale offre, sia indie che mainstream. Quasi a voler riconsegnare il giusto ruolo alla musica rock.

La strada. Quella strada che Dola J. Chaplin ha percorso in America con la propria chitarra alla maniera di un moderno hobo e da cui sono nati questi piccoli racconti di vita. Una strada enorme, polverosa, superba ma altrettanto difficile e insicura dalla quale però sono sbocciate gemme come Sails e Driving South che, come poche oggigiorno, vi sapranno toccare le corde del cuore.

Un lavoro forse troppo raffinato negli arrangiamenti ma che tuttavia palesa una scrittura ineccepibile, quella di un giovane “brunch singer” nato in Italia che ha scritto canzoni che parlano del viaggio, della strada e dell’amore.

Un album da ascoltare al crepuscolo, quando tutto intorno tace e i sogni sono alla portata di tutti.

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Le adoro tutte!
Un bacio

teresa 2012-09-08 03:05:56

fico!

analitico pazzoide 2012-09-07 14:39:56

Buono così. Peccato che io non ho spotify

ariaudo 2012-09-07 14:39:28

Ma qualcosa con un beat un po'più...vivo?

Son tutte belle canzoni - per carità, ma magari non sono le più veloci del mondo..

sam1ol1 2012-09-07 14:38:47

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