[Poker e Musica] I cinque album della settimana scelti da Luca D’Ambrosio

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3 settembre 2012, Scritto da: PokerListings.it
Postato su: Dentro PokerListings
[Poker e Musica] I cinque album della settimana scelti da  Luca D’Ambrosio

Se è innegabile che la musica sia un’insostituibile compagna delle sessioni di gioco di tutti i poker player, è altresì vero che spesso sembra le “nostre” scelte musicali tendano ad essere non esattamente apprezzate da chi crede che quello che ci buttiamo dentro alle orecchie possa andare ben oltre “Eye of the Tiger” o the “Rage Against the Machine”.

Convinti anche noi del fatto che il titolo di poker player non debba necessariamente andare a braccetto con l’etichetta di “analfabeta musicale” assoluto – abbiamo deciso di rivolgerci ad un esperto del settore per chiedergli di aiutarci a costruire una vera e propria “cultura musicale”.

Da questa settimana in poi, dunque, Luca D’Ambrosio di MusicLetter.it ci presenterà una selezione dei migliori album della scena Indie guidandoci in un viaggio che, scoperta dopo scoperta, ci permetterà di accompagnare le nostre partite con delle avventure musicali tutte degne di essere vissute.

Volete capire meglio di cosa sto parlando? Beh, allora beccatevi la prima – interessantissima! – selezione!

“I cinque album della settimana” scelti da Luca D’Ambrosio

#1. Bill Fay - “ Life is People ” (Dead Oceans, 2012)

Bill Fay Life Is People

Dopo due meraviglie come l’omonimo esordio del 1970 e “ Time Of The Last Persecution ” del 1971, il songwriter inglese Bill Fay torna a deliziare, ma anche a turbare, la nostra anima con un’altra opera davvero eccellente a distanza di oltre quarantuno anni dalla sua ultima pubblicazione, nonostante nel 2005 abbia dato alle stampe, a firma Bill Fay Group , “ Tomorrow, Tomorrow and Tomorrow” , il suo terzo album di vecchie registrazioni “perdute”.

Life is People è, invece, un lavoro nuovo di zecca che il pianista britannico ha scritto in casa in questi oltre 40 anni di assenza, mentre svolgeva i lavori più disparati e lontano dal “ music business” che in passato - ahinoi - lo aveva allontanato e scaricato in malo modo.

Quelle scritte da Bill Fay sono canzoni attuali e profonde che raccontano la vita attraverso le proprie esperienze quotidiane; un album intimo e dalla profonda visione umanistica, con brani dal sapore agrodolce che non perdono mai di intensità e contrasto.

Un incredibile disco di musica folk rock che vede la collaborazione della London Community Gospel Choir e di musicisti come Mikey Rowe , Tim Weller , Ray Russell , Matt Deighton, Alan Rushton e persino di Jeff Tweedy che canta con Fay in “This World”.

Da pelle d’oca infine è la cover, solo voce e pianoforte, di “Jesus, Etc“ dei Wilco . Prodotto da Joshua Henry - che lo ha convinto a tornare in studio di registrazione dopo aver scoperto le sue composizioni grazie alla collezione di vinili del padre – “ Life is People ” è la dimostrazione terrena che, in fondo, non è mai troppo tardi per tornare a fare della grande e bella musica.

Bentornato, Maestro!


#2. Beach House - Bloom (Sub Pop, 2012)

Il duo dream pop più ammaliante ed eccitante di questi ultimi anni è sicuramente quello formato da Victoria Legrand (voce e tastiere) e Alex Scally (chitarra).

Originari di Baltimora, Maryland, i Beach House giungono al loro quarto e acclamatissimo disco con “Bloom”, un lavoro che perfeziona quel sound sognante e ipnotico che la formazione americana aveva dato vita fin dall’iniziale e omonimo esordio del 2003 e che già con Teen Dream del 2010 ci aveva fatto gridare al miracolo.

Con quest’ultimo lavoro invece tutto viene perfezionato al dettaglio: dalle melodie agli arrangiamenti, dal mood alle liriche. Canzoni che in qualche sembrano edulcorarsi ma che tuttavia non perdono mai di efficacia espressiva.

Un disco dalle atmosfere magiche ed eteree che, finalmente, riesce a sdoganare il suono cosiddetto indie senza mai scadere nel commerciale. Se andavate pazzi per i Mazzy Star e i Galaxie 500 è il caso di buttarci un orecchio, anzi, due.


#3. Offlaga Disco Pax – Gioco di Società (Venus Dischi, 2012)

Se c’è un disco di un gruppo italiano indipendente che quest’anno ha dimostrato di osare qualcosa in più rispetto agli altri, sia a livello di sonorità che di testi, in un ambito musicale stereotipato o quasi come quello nostrano, questo è senza dubbio “Gioco di Società” dei reggiani Offlaga Disco Pax.

Che fosse una formazione talentuosa lo avevamo già capito con il sorprendente esordio del 2005, lavoro in cui il cantante/narratore Max Collini e i musicisti Enrico Fontanelli e Daniele Carretti, pur seguendo le scie di formazioni come CCCP - Fedeli alla Linea, Massimo Volume e Diaframma, davano uno scossone all’indie italiano con un album fuori dall’ordinario.

Venne poi Bachelite nel 2008, disco altrettanto notevole che rafforzava la credibilità e l’autenticità degli Offlaga che, dopo un’assenza durata quattro anni, giungono alla realizzazione di questa terza fatica. Il disco della svolta.

Un lavoro in cui la band cerca di mettere in risalto, quanto più possibile, un suono elettronico più decisamente glitch. Un’elettronica “emozionale” corredata, come al solito, da testi originali e trascinanti che danno vita a vere e proprie perle come “Palazzo Masdoni”, “Respinti all’uscio”, “Piccola Storia Ultras” e “Tulipani”.

Pezzi generazionali che gli ODP hanno saputo raccontare in maniera impeccabile inserendoli all’interno di un intrigante e meraviglioso “gioco di società”, ovvero un piccolo capolavoro italiano.


#4. Chromatics – Kill For Love (Italians Do It Better, 2012)

Chromatics Kill For Love

Uscito lo scorso marzo per la Italians Do It Better, piccola etichetta indipendente dell’italo-americano Mike Simonetti, “Kill For Love” è l’ultima produzione dei Chromatics, formazione originaria di Portland (Oregon) composta da Ruth Radelet, Adam Miller, Nat Walker e Johnny Jewel.

Nati nel 2003 all’insegna del noise e del post-punk revival, dopo diversi cambi di formazione, il gruppo americano giunge al disco della maturità - il quarto per la precisione - con un sound differente dagli esordi.

“Kill For Love” è difatti un album a metà strada tra l’italo disco, la chillwave e il synth pop anni ’80 che, a distanza di cinque anni, sviluppa e migliora quanto già realizzato con il precedente “Night Drive” del 2007, raggiungendo l’apice della maturità artistica.

Quelle realizzate da indie pop band statunitense sono sedici tracce da ascoltare tutte di un fiato, a partire dalla splendida cover iniziale di “Hey Hey, My My (Into the Black) di Neil Young il cui videoclip ufficiale vede, oltretutto, la mano di un altro italiano, stiamo parlando del videomaker Alberto Rossini.

Piacevole e accattivante quanto basta, quest’ultimo lavoro dei Chromatics è un long playing da ascoltare lontano dai frastuoni cittadini e in totale relax.

Segnaliamo infine anche la versione “Drumless” di “Kill For Love”, ovvero senza percussioni.


#5. Teen Daze – All Of Us, Together (Lefse Records, 2012)

Teen Daze All Of Us Togheter

Dietro lo pseudonimo di Teen Daze si nasconde un certo Jamison, giovane canadese di Vancouver di cui però, nonostante le assidue ricerche sul web, non ci è dato di sapere altro.

Tuttavia, per ora, ci accontentiamo di essere venuti a conoscenza di questa sua prima fatica discografica sulla lunga distanza pubblicata dalla Lefse Records.

Un album meraviglioso che arriva dopo un serie di singoli, remix ed EP quali, per esempio, A Silent Planet del 2011. All Of Us, Together non è altro che un disco di musica elettronica che si muove abilmente tra ambient, chillwave, dance e synth pop.

Un lavoro, tanto da ascoltare quanto da ballare, che ci ha conquistato fin dal primo ascolto in un crescendo di emozioni spazio-temporali. Potere della tecnologia e del laptop.

Provare per credere.

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Stefano 2012-09-06 16:50:24

Complimenti per la scelta. Finalmente qualcosa di diverso dal solito.

Paolo 2012-09-04 06:41:13

@poker online io ho avuto l'impressione opposta - tutto troppo calmo per giocare online. io ho bisogno di qualcosa che mi tenga su per oreeeee

poker online 2012-09-04 05:26:11

Salve, molto interessante a mio parere il connubio tra musica e poker. Però vado controtendenza, io ad esempio preferisco sentire musica classica o altrimenti un tipo di musica che mette serenità (quindi sono molto d'accordo con alcune scelte che hai fatto), così da riuscire a stemperare momenti di tensione invece che amplificarli. Se non vi piace la classica vi consiglio MOBY.. Che ne pensi?

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