Poker e Guerra Fredda: lo scontro tra USA e URSS nella crisi di Cuba

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I punti in comune tra poker e strategia politica sono numerosi: un episodio considerato come riferimento da questo punto di vista è la crisi dei missili di Cuba.

Quei tredici giorni a cavallo tra il 16 e il 28 ottobre del 1962 furono uno dei periodi della Guerra Fredda nei quali la tensione tra Russia e Stati Uniti raggiunse i livelli più alti. Un braccio di ferro tra i leader John Fitzgerald Kennedy e Nikita Krushev che si risolse con l'apparente resa di quest'ultimo, (Kennedy in segreto provvide a far rimuovere alcuni missili puntati contro la Russia che si trovavano in Puglia e in Turchia).

Alcuni ritengono che dopo questa vicenda l'immagine di Krushev ne uscì in parte compromessa, tant'è che nell'arco di un paio d'anni venne sostituito da Leonid Breznev nel ruolo di primo segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica.

Le superpotenze giocano a Risiko...

Per capire meglio il clima che si respirava in quell'ottobre del '62 occorre fare un passo indietro, al tentativo fallito degli americani di occupare Cuba conosciuto come invasione della Baia dei Porci. Nell'aprile di quell'anno esuli cubani e mercenari della CIA furono sconfitti dalle milizie di Fidel Castro spalleggiate dall'Unione Sovietica.

Nello stesso periodo il 35esimo presidente statunitense Kennedy aveva fatto posizionare in Turchia e in Puglia dei missili nucleari a medio raggio puntati contro l'URRS. In risposta i russi installarono in segreto i loro missili a Cuba.

… e a battaglia navale

crisi cuba

La presenza di queste testate a poche miglia dalla Florida fu confermata anche da un aereo da ricognizione americano. Seppure indirettamente, il gioco del poker si ritrova nell'incontro tra Kennedy e il ministro degli Esteri sovietico Andrei Gromyko nello Studio Ovale, che ebbe luogo il 18 ottobre.

Senza rivelare ciò che già sapeva grazie alle ricognizioni, il presidente americano mise in guardia la controparte russa circa le “gravi conseguenze” che avrebbe potuto comportare l'installazione di armi offensive a Cuba.

Quattro giorni dopo, il 22 ottobre, la questione divenne di dominio pubblico grazie a un discorso in televisione di JFK, il quale annunciò una nuova “quarantena navale” su Cuba, una sorta di blocco per impedire che altro materiale militare potesse raggiungere l'isola: manco a dirlo, queste disposizioni furono ignorate dall'Unione Sovietica.

La tensione tra le superpotenze crebbe ulteriormente quando il 27 ottobre un aereo statunitense fu abbattuto proprio da un missile cubano. Successivamente un sottomarino russo che trasportava un siluro nucleare venne colpito da una bomba americana per aver  oltrepassato la linea di quarantena: fortunatamente i tre ufficiali sovietici a bordo del B-59, in disaccordo sul da farsi, non risposero al fuoco.

Una partita giocata sull'orlo del baratro

cuban missile crisi

Come spiega Dan Bryan in un articolo per il sito American History USA, i negoziati  politici tra USA e URRS si basavano sul principio del “brinksmanship”, un'espressione molto cara ai pokeristi che si potrebbe tradurre come “politica del rischio calcolato”.

Si trattava cioè di spingere la situazione fino a portarsi “sull'orlo del baratro”, stando però bene accorti a non superare questo limite. Come osserva l'autore dell'articolo, molte mani nel poker si concludono senza uno showdown prima che le carte vengano scoperte. Allo stesso modo nella vita reale diversi conflitti si concludono senza una vera e propria guerra. I migliori professionisti, spiega l'autore, agiscono in questa zona grigia e costruiscono la propria fortuna nella costante ricerca del limite massimo entro il quale spingersi.

Le relazioni tra le due superpotenze e i rispettivi leader, chiosa l'autore, erano fondate sul medesimo principio. Ognuno cercò di trarre il maggiore vantaggio possibile dalle debolezze dell'altro. Nel suo articolo Bryan mette anche in evidenza le differenti origini di Krushev e Kennedy: il primo figlio di poveri contadini, era sopravvissuto alle purghe staliniane, il secondo, invece, apparteneva a una delle più ricche e potenti famiglie americane.

Alla fine ebbe la meglio la risolutezza del presidente americano, il quale indusse il leader del Cremlino a rimuovere i missili in cambio della promessa da parte degli Stati Uniti di non colpire o invadere Cuba.

Kennedy pokerista mancato?

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Una celebre foto della famiglia Kennedy

D'altra parte è risaputo che diversi presidenti degli Stati Uniti sono stati anche abili giocatori di poker, (solo per citarne alcuni è possibile fare i nomi di Dwight Eisenhower, Richard Nixon e dello stesso Barack Obama). Ironia della sorte, Kennedy non fu tra questi.

L'episodio della crisi missilistica di Cuba è trattato anche da James Mc Manus nel suo libro sulla storia del poker “Cowboys full”, nel quale l'autore traccia diversi parellelismi tra strategia politica e poker. Secondo Mc Manus, Kennedy mostrò grande abilità nel “riconoscere” il bluff di Krushev nel corso della crisi. Il 20 novembre, circa un mese dopo il rientro dei missili cubani in Unione Sovietica, gli USA ordinarono la rimozione della quarantena navale.

Sbeffeggiato dal Cremlino

Ma la partita tra Kennedy e Krushev, è bene ricordarlo, non era iniziata nel migliore dei modi per l'America. Il primo incontro con Krushev a Vienna, avvenuto poco più di un anno prima della crisi missilistica, era stato definito dallo stesso Kennedy “la cosa peggiore della mia vita”.

In quell'occasione il numero uno della Casa Bianca non era riuscito a tener testa alle accuse di colonialismo e ingerenza in fatto di politica estera, dimostrate anche grazie all'esistenza in Europa di basi militari statunitensi. Il leader sovietico aveva sferrato il suo attacco a JFK di fronte a un nutrito gruppo di giornalisti provenienti da diversi Paesi del mondo.

L'URSS alza il tiro

Ringalluzzita da questo successo, qualche settimana più tardi l'Unione Sovietica aveva alzato il tiro iniziando la costruzione del Muro di Berlino, e disponendo successivamente l'installazione di missili a Cuba che diede luogo alla famigerata crisi.

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