Poker e Depressione: quando la psiche dei giocatori va in crisi

depressione poker

Il binomio “genio e sregolatezza” si può considerare un retaggio romantico ormai superato.

Tuttavia anche i pokeristi, un po' come tutti, hanno fatto fronte ai loro problemi psicologici in modo più o meno efficace oltre che più o meno lecito.  Un aspetto importante che non va sottovalutato è l'alienazione alla quale va incontro chi trascorre molte ore al giorno giocando a poker online.

Internet e alienazione

Emblematico da questo punto di vista è il racconto del giocatore Daniel in un post sul forum “Two plus two” dal titolo “Due anni di solitudine: un ammonimento per i professionisti del poker”. “Non lascio il mio appartamento anche se non ho più cibo in casa – scrive il ragazzo -. E' da mesi che non ho una conversazione con un altro essere umano e il più alto livello di interazione sociale che riesco a tollerare è la fila alla cassa del supermercato”.

Daniel seguita a raccontare la sua vita da alienato che beve dieci caffè al giorno e si sente a disagio se deve parlare con qualcuno, prende pillole di difenidramina per contrastare l'abuso di caffeina e diventa dipendente anche da queste. Grazie a un aiuto psicologico, Daniel è quindi riuscito a risalire la china, disintossicandosi e riprendendo lentamente la vita sociale che conduceva in precedenza. Anche le performance nel poker online ne hanno risentito positivamente. Nel poker online, chiosa Daniel, non giova molto prendersi troppo sul serio e porre troppa attenzione a grafici e tabelle che documentano le nostre performance al tavolo verde virtuale.

Dagli psicofarmaci alla droga

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Matt Matusow

Come rivelato dallo stesso pokerista nella sua autobiografia “Check-Raising the Devil”, anche Matt Matusow “The Mouth” ha cercato di risolvere a modo suo con Ecstasy e metanfetamine il disturbo bipolare e la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) che lo affliggevano, trascorrendo tra l'altro sei mesi in prigione per spaccio di droga.

 

Rovina finanziaria

Un altro giocatore, Dutch Boyd, ha raccontato in una recente intervista al blog di Calvin Ayre la sua convivenza con la depressione bipolare: “Negli ultimi sei anni non ho più avuto problemi di questo tipo. Appena smettevo di fare uso di droghe i disturbi bipolari sembravano scomparire. A volte mi preoccupo perché temo ritornino, ne sento la presenza strisciante”.

Uno dei fattori che ha scatenato lo stress e il conseguente abuso di droga da parte di Boyd è stato il fallimento del sito PokerSpot da lui stesso creato, che chiuse improvvisamente i battenti senza lasciare ai suoi clienti la possibilità di accedere ai propri conti di gioco. Un altro aspetto difficile da affrontare per le persone affette da problemi psicologici o mentali, ha spiegato Boynd, è la paura di non essere accettate dalla società. Ma il tempo, fortunatamente, costituisce spesso un balsamo lenitivo per questo genere di dolori. A riguardo il giocatore nato nell'80 ha voluto citare una frase del comico Lenny Bruce: “La satira è tragedia più tempo”.

Pokerterapia

Anche il giocatore canadese Glen Adams, conosciuto come “Tatankka57”, ha trascorso dei brutti momenti per colpa della depressione.

doctor

Nella vita Adams lavorava come dirigente alla Volseley, azienda specializzata nella produzione di tubi e valvole. La notte dormiva sempre meno e cominciò a infastidirsi e a diventare facilmente irascibile. Si confidò allora con uno dei suoi capi, riferendo di essere sull'orlo di un crollo nervoso: l'azienda gli concesse tutto il tempo necessario per curarsi e riprendersi. Glen si rivolse a uno psichiatra che gli diagnosticò un episodio depressivo maggiore.

Psichiatra e poker player

Così come Glen, anche il medico aveva una certa esperienza come giocatore di poker ed era a conoscenza del talento di “Tatankka57” al tavolo verde. Gli raccomandò di non trascurare la vita sociale in questo periodo di assenza dal lavoro. Rivedere i colleghi dell'ufficio? Meglio di no. Adams tornò a frequentare le sale da gioco.

Con gli auricolari collegati al telefonino, avrebbe potuto contattare sua moglie al manifestarsi di una crisi improvvisa. Inizialmente Glen “foldava” quasi tutte le mani oppure si recava al circolo solo per vedere gli altri giocare. Inizialmente era a disagio perché si sentiva osservato da tutti. Con il passare del tempo, però, vennero meno questi blocchi psicologici e Adams potè così mettere a frutto la sua conoscenza dei libri di Dan Harringhton, Mike Caro e Jared Tendler. La terapia fece progressi, e Adams potè tornare al lavoro, dal momento che la compagnia gli aveva conservato il posto.

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