Poker, casinò e fascismo: il gioco d’azzardo dietro l’omicidio Matteotti

fascismo

Dapprima tollerato ma perseguito ufficialmente dalla legge, poi autorizzato con l’apertura di nuovi casinò: nel corso del Ventennio il regime ha mutato il suo rapporto con il gioco d’azzardo.

Di certo quest’ultimo rimase un tema caro al governo fascista: alcuni storici ritengono che il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti fu assassinato anche perché contrario ad autorizzare questo genere di attività.

La tesi è sostenuta da Riccardo Mandelli, insegnante di materie storico-filosofiche e autore di narrativa, nel suoAl casinò con Mussolini. Gioco d’azzardo, massoneria ed esoterismo intorno all’ombra di Matteotti”, edito nel 2012. (qui la scheda del libro)

Come riporta la stessa scheda della casa editrice Lindau, l’opera racconta “da un osservatorio privilegiato come Sanremo”, anche “degli intrecci spionistici della Prima Guerra Mondiale, nell’oscura gestazione del fascismo e nell’ambiguo atteggiamento del regime verso le forze che controllavano su scala internazionale il business della roulette”. Secondo quanto scrive Mandelli, “prima di essere rapito e ucciso, Matteotti stava indagando sugli ultimi decreti legge emanati da Mussolini, che riguardavano le concessioni petrolifere e la liberalizzazione del gioco d’azzardo.

Matteotti 2

E intorno agli affari legati ai due decreti ruotarono le ipotesi subito avanzate dai giornali per spiegare la sua scomparsa. Solo più tardi prese piede la versione  che fosse stato assassinato a causa della coraggiosa denuncia di brogli e violenze elettorali fasciste”.

Un deputato a testa alta

Nato a Fratta Polesine (Rovigo) nel 1885, il deputato socialista Matteotti rimase presto senza fratelli, morti in tenera o in giovane età (Girolamo Matteotti e Lucia Elisabetta Garzarolo ebbero sette figli tra i quali appunto Giacomo Lauro).

Giacomo e i suoi fratelli furono impegnati all’interno del Partito Socialista (il padre era stato consigliere comunale). Dopo la laurea in giurisprudenza, venne eletto in parlamento. Nella sua attività politica si mise in luce per le sue posizioni antifasciste. Celebre, a riguardo, è il suo discorso del 30 maggio del ’24, nel quale contestava la regolarità delle elezioni che avevano decretato la vittoria fascista: “Vi è una milizia armata, composta da cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse”. Il 10 giugno del ’24 Matteotti venne rapito da quattro persone a bordo di un’auto (Amerigo Dumini, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo) e ucciso a coltellate.

Giudice integerrimo

Per interessamento del Duce, Mauro Del Giudice, il solerte magistrato che indagava sul caso, fu rimosso dall’incarico con una promozione e in seguito indotto al pensionamento forzato. Prima della liberalizzazione avvenuta durante il fascismo, gli italiani più abbienti si recavano oltre confine per giocare d’azzardo.

Mussolini si rese conto della necessità di istituire i casinò in Italia allo scopo di far rimanere questi capitali nel Paese. Nel 1921, durante l’ascesa del fascismo (l’anno successivo si svolse la Marcia su Roma) su richiesta del sindaco di Saint Vincent, venne concesso l’utilizzo della roulette per i mesi estivi. (leggi di più sulle vincite durante il ventennio)

Il bluff della Marcia su Roma

Marcia su roma

In un libro dedicato al fascismo italiano Alexander J. De Grand ha definito la Marcia su Roma “un esercizio di guerra psicologica, una partita di poker high-stakes nella quale ogni giocatore ha cercato di bluffare gli avversari per poterli sottomettere.

La situazione era ulteriormente complicata dal fatto che i maggiori protagonisti si trovavano sparpagliati per tutta l’Italia: Mussolini era a Milano, Giolitti a casa sua in Piemonte, il re nella sua tenuta di campagna vicino a Pisa e quindi a Roma. Il primo ministro Facta e il leader conservatore Antonio Salandra, infine, si trovavano a Roma. Come asso nella manica Giolitti poteva giocare un’esperienza di lunga data e il supporto di molti imprenditori che vedevano con favore un governo Giolitti-Mussolini”. Nel ’40, con l’entrata in guerra dell’Italia, la casa da gioco di Saint-Vincent venne chiusa per riaprire nel ’47.

Il casinò di San Pellegrino Terme

Qualche anno prima dell’avvento del fascismo, invece, cessò l’attività del casinò di San Pellegrino Terme, uno scenografico edificio in stile liberty oggi utilizzato per manifestazioni di vario genere. La scorsa primavera si è parlato di aprire una casa da giochi nel Grand Hotel di San Pellegrino, un altro edificio in stile liberty che invece versa in condizioni di abbandono. (Solo quattro i casinò attivi in Italia)

Sanremo e il gioco

Al ’27 e al ’33 risale l’inizio dell’attività dei casinò di Sanremo e Campione. Pur senza un’autorizzazione ufficiale, il gioco d’azzardo all’interno della stuttura di Sanremo veniva praticato già da tempo. L’edificio in stile liberty risale al 1905 e fu progettato dall’architetto parigino Eugene Ferret, che ne curò anche la gestione per i primi due anni.

casinò di sanremo

Inizialmente fu inaugurato come “Kursaal”, un nome sovente utilizzato soprattutto in passato per definire strutture adibite alle cure termali, allo svago e all’intrattenimento mondano (dal tedesco “kur” cura, e “saal” sala). Nel 1913, con l’istituzione della tramvia Ospedaletti-Sanremo-Taggia, venne prevista una fermata anche davanti al casinò.

L’arrivo del podestà

Il 26 maggio del ’27 si svolse la cerimonia di insediamento del primo podestà Pietro Agosti. Prima di lui vi fu un periodo nel quale la città fu guidata da commissari prefettizi. Sempre nel ‘27 Agosti riuscì a ottenere un Regio decreto che consentì grazie al supporto diretto di Mussolini la pratica legale del gioco d’azzardo all’interno della struttura.

“Non facciamo scappare i giocatori”

Nel ’26, spiega Andrea Gandolfo sul sito Sanremonews, due senatori avevano già presentato in Parlamento una proposta di legge per autorizzare il gioco nei Comuni di Sanremo, Abbazia, Merano e Campione d’Italia. I primi tre si trovano o si trovavano vicino al confine con Francia, Jugoslavia e Austria. Il Comune di Campione, invece, costituisce l’unica exclave italiana, in quanto completamente circondato dalla Svizzera. “Nel mese di novembre del ’27 – riporta lo stesso articolo di Sanremonews – Agosti interpellò nove ditte sottoponendo alle stesse un contratto tipo, nel quale si stabiliva che il Comune avrebbe concesso a trattativa privata la locazione e  e la conduzione del Casinò in attesa che il Governo permettesse il regolare svolgimento del gioco d’azzardo al suo interno, in un regime di piema libertà e legalità. Il 10 dicembre giunse in Comune una formale offerta di gestione da parte della Società Anonima Suvini-Zerboni, amministrata da Giuseppe Paradossi e Luigi De Santis. Intorno al 15 dicembre Agosti scrisse a Mussolini per informarlo che egli riteneva una soluzione ideale per risolvere i problemi di bilancio del Comune di Sanremo l’affidamento del casinò municipale alla società Suvini-Zerboni di Milano, che offriva la somma complessiva di 50 milioni per una concessione di cinque anni, oltre a un prestito immediato all’amministrazione comunale di 4 milioni”.

Il casinò entra in funzione

Sanremo 1930

A questo seguì quindi tutto l’iter del caso che comprese l’emanazione di un regio decreto, la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, la ratifica da parte del ministro dell’Interno attraverso un altro decreto e la finale deliberazione comunale da parte del podestà Agosti.

Con l’inaugurazione ufficiale, la casa da gioco sanremese venne quindi ampliata e l’attività al suo interno gestita dalla Società Anonima Casinò Municipale di Sanremo, che nel ’34 divenne Società anonima iniziative turistiche. Una scelta, quest’ultima, dettata con tutta probabilità da un’operazione di maquillage del nome (in pieno fascismo legare la propria ragione sociale alla casa da gioco non sarebbe stato conveniente per l’immagine della società). Nel 1930 il casinò ospitò anche il Torneo scacchistico internazionale.

Parchi e tavoli verdi

Parallelamente alle opere urbanistiche e all’entrata in funzione del casinò, l’amministrazione Agosti dispose il potenziamento delle strutture turistiche e di svago della cittadina.

Le maggiori entrate provenienti dal casinò consentirono, grazie anche a un accordo con la concessionaria del casinò, di realizzare giardini pubblichi, di un campo da golf da 18 buche, un ospedale e una nuova centrale telefonica automatica.

“L’amministrazione Agosti fu particolarmente attiva nel settore delle manifestazioni turistiche e sportive, che costituivano uno dei fiori all’occhiello della città in Italia e all’estero” scrive Andrea Gandolfo.

Cresce il turismo mondano

Oltre alle feste ufficiali (Natale, Capodanno, Quaresima e Pasqua), si ricordano il Primo Rally Internazionale del ’28, le manifestazioni marittime e i fuochi d’artificio di Ferragosto, concerti e spettacoli teatrali, oltre a gare e concorsi internazionali ippici e di tennis.

In qualità di ingegnere Agosti si occupò di diversi interventi edili e urbanistici nella Provincia di Imperia e nella stessa Sanremo. Nonostante il crescente successo come professionista, fu attivo anche nella vita politica della cittadina, dapprima come consigliere comunale. Durante il suo governo di podestà promosse nella sua città un ampio programma di opere pubbliche, che comprese anche la realizzazione della funivia Sanremo-San Romolo-Monte Bignone, con la campata più lunga d’Europa. Come evidenziato dallo stesso podestà nel suo discorso di insediamento, si trattava di interventi necessari per competere con la vicina Costa Azzurra, che era ben più fornita per quanto riguarda servizi e trasporti. In concomitanza con la crescita di popolarità di Agosti, si moltiplicarono le lettere anonime alle autorità locali e nazionali contro di lui indirizzate.

Invidia e malelingue

pietro agosti

Questo successo iniziò a infastidire diversi notabili cittadini, soprattutto per il fatto che il podestà non era certo immune da pressioni e richieste di favori che giungevano quotidianamente da più parti” scrive Andrea Gandolfo. (qui l'articolo originale)

Pressato dalle voci di corruzione e omosessualità, Agosti si recò a Roma, dove rimase tre giorni in attesa di parlare con Mussolini. L’ingegnere fu ricevuto solamente dal sottosegretario agli Interni.

Tracollo e suicidio

Insoddisfatto dell’incontro, si sparò nelle catacombe si San Callisto, dove morì suicida a 57 anni. Scriveva Agosti al fratello Roberto: “Non potendo perciò rimanere sotto questo incubo e d’altra parte ritornare a San Remo col timore di dover soggiacere ad una immeritata umiliazione dopo quanto ho fatto per la mia Città, decido di attuare quanto già avevo disposto giorni or sono”.

Come voluto da Agosti, la bara rimase esposta nella sala d’attesa di prima classe della stazione ferroviaria: il motivo di questa scelta non è del tutto chiaro. I funerali ebbero luogo sia a Sanremo che nella capitale.

Chiusi per guerra

Così come Saint Vincent, anche il casinò di San Remo venne chiuso nel ’40 con l’entrata in guerra dell’Italia e riaperto una volta terminato il conflitto bellico.

“Può indebolire la stirpe”

Allo stesso modo di azzardo e scommesse, il regime ebbe un rapporto ambiguo anche con il poker: riferimenti a questo gioco sono contenuti anche nel Vademecum dello stile fascista di Achille Starace, nel quale vengono fornite disposizioni in merito allo stile di vita che dovevano seguire i veri seguaci di Benito Mussolini.

I fogli d’ordine del segretario nel Partito Nazionale Fascista Starace, usciti quasi quotidianamente dal ’31 al ’39, vennero in seguito raccolti dal giornalista Asvero Gravelli. Scriveva Starace: “Alcuni elementi della cosiddetta ‘Buona società’ si abbandonano a melanconiche considerazioni contro l’incremento demografico che ‘rende più intensa la crisi’ o contro la prole numerosa che ‘altera la linea’. Si tratta di soggetti precocemente invecchiati che allo sport preferiscono il poker o il bridge, con relative bevande non certo di marca italiana. Costoro sono individui forse più infelici che colpevoli, ma il loro contegno diventa colpa delittuosa quando riveste carattere di propaganda contro la sanità e la potenza della stirpe”.

buona società

Un’altra disposizione di Starace impone di “non frequentare di giorno, e nemmeno di notte, i cosidetti locali di lusso”. Anche nei “circoli, circoletti culturali e simili”, secondo Starace “si annidano spesso residuati dell’afascismo (assenza di fascismo, nrd), se non dell’antifascismo”.

Bandita la lingua inglese

Le nuove regole introdotte da Starace prevedevano tra l’altro la sostituzione di numerosi vocaboli stranieri con il corrispettivo italiano o, in alcuni casi, la loro italializzazione. Per esempio “cocktail” divenne “coda di gallo”, mentre “cognac” e “tennis” si trasformarono rispettivamente in “arzente” e “pallacorda”. “Cambiarono anche i nomi stranieri delle ditte e di alcuni centri abitati – ricorda Arrigo Petacco in ‘Faccetta Nera. Storia della Conquista dell’Impero’ -. I grandi magazzini Standard diventarono Standa, Saint-Vincent fu ribattezzato San Vincenzo e Courmayeur divenne Cormaiore”.

Una brutta fine

Il 29 ottobre del ‘45 Starace venne fucilato in piazzale Loreto a Milano: il corpo del segretario del PNF venne appeso alla celebre pensilina della stazione di servizio insieme a quelli di Mussolini, Claretta Petacci e di altri gerarchi fascisti.

Pokeristi... nel Ventennio

libro saverio spinelli

Saverio Spinelli ha dedicato all’argomento poker e fascismo un capitolo del suo libro satirico “Quattromila anni di poker”. “Se da una parte il poker veniva rigettato, giacché ritenuto americano e quindi nemico, dall’altra era tuttavia praticato – scrive Spinelli -. Ufficialmente il regime preferiva che gli italiani giocassero a scopa, briscola e tresette, ma, di fatto, anche i suoi gerarchi organizzavano tornei di poker, naturalmente senza farne pubblicità.

Per espressa volontà del Duce, il poker si chiamò ‘quadriglia’ e il full (traducendo alla lettera il termine inglese ‘full house’), divenne ‘casa piena’. ‘Tris’, che sapeva troppo di straniero, si trasformò in ‘triglio’”. Anche questi ultimi dettagli in merito alla terminologia sembrerebbero verosimili. Ma, trattandosi di una pubblicazione umoristica, non è dato sapere se si tratti di fatti realmente accaduti o di un prodotto della fantasia dell’autore, che prosegue: “Il Duce per la verità non capiva molto di poker, certamente non per mancanza di capacità, bensì perchè utizzava il suo tempo, oltre che per le normali attività di governo, anche in tanti altri e meritori esercizi come andare a cavallo, guidare gli aerei, mietere il grano e soddisfare donne procaci. Ciononostante, decise di tollerare il gioco ma ad alcune condizioni”.

Saluto romano prima dei tornei

 Una di queste è che “i giocatori sia prima di prendere posto, sia quando uscivano da un tavolo, dovevano fare il saluto romano. In un torneo multitavolo della durata di circa dieci ore si contavano fino a quattro-cinquemila saluti romani”. I partecipanti ai tornei erano tenuti “a stare seduti tenendo le spalle erette” e “non dovevano mai dire ‘ho perso’, perché un fascista non perde mai, per definizione, bensì l’espressione da pronunciare era ‘esco dal torneo’”. Meno riuscito è il capitolo ‘Poker e nazismo’, che racconta l’esperienza di Adolf Hitler bambino con il poker.

Il libro di Spinelli prosegue con la Conferenza di Yalta del febbraio ’45, durante la quale gli Alleati si incontrarono per decidere la strategia da adottare nel corso della Seconda Guerra Mondiale. “Stalin impose con la forza la sua autorità a tutti i Paesi che era riuscito a conquistare al tavolo da gioco e stabilì che solo l’Unione sovietica avrebbe potuto organizzare tornei – riporta ‘Quattromila anni di poker’ -. Ai partiti comunisti dei Paesi sottomessi rimase solo la facoltà di organizzare tornei satelliti. Per questo motivo gli Stati dell’Est Europa presero il nome di Paesi satelliti”.

Texas hold ‘em tra i soldati

lawrence cane libro

Il capitano americano Lawrence Cane, in servizio durante la Seconda Guerra Mondiale, raccontò in una lettera alla moglie di una partita a poker giocata durante un turbolento viaggio in mare verso la Gran Bretagna. “Ciao cara - scriveva la medaglia d’argento Cane il 21 febbraio del ’44 – finalmente posso scriverti dal mio nuovo indirizzo. Il viaggio è stato senza incidenti e segnato soprattutto da maltempo.

Gli spazi comuni erano affollati e nella mia cabina si è giocato tutto il tempo a poker. Vivo in una stanza che è per due persone, ma nella quale alloggiano dodici luogotenenti”. La partita a poker, riprende poco dopo il capitano Cane “mi è costata precisamente due dollari e 85 centesimi. Niente male, considerando che mi sono divertito molto. Più che un gioco, è stato un modo per fare baldoria tra noi”.

Le lettere di Cane sono state in seguito pubblicate dal figlio David nel volumeFighting Fascism in Europe: The World War II Letters of an American Veteran of the Spanish Civil War” (La lotta contro il fascismo in Europa: lettere di un veterano americano della Guerra Civile Spagnola durante la Seconda Guerra Mondiale).

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