Perché i giocatori di poker amano Mario Puzo

mario puzo

Mario Puzo è passato alla storia per aver creato la famiglia mafiosa più famosa al mondo, i Corleone, introdotta nel suo best seller del 1969, The Godfather (Il padrino), al quale sono seguiti tre film.

È una storia che ha fatto guadagnare grande fama e notorietà al suo creatore, per la quale i giocatori di poker hanno da sempre un debole.

Ma forse non è una coincidenza che i poker player siano attratti dal Padrino.

Dopo tutto, oltre a essere appassionato delle storie e dei personaggi legati alla mafia, Puzo era anche un amante del gioco d'azzardo, affascinato dalla cultura dei casinò e di Las Vegas, elementi che si ritrovano spesso nei suoi lavori.

Puzo scrisse The Godfather “per fare soldi”

Figlio di immigrati italiani, Puzo è nato e cresciuto a New York, ha servito l'esercito durante la Seconda Guerra Mondiale pur senza combattere, poi negli anni cinquanta ha cominciato a scrivere racconti brevi, cominciando la sua carriera letteraria.

Dopo le sue prime storie, acclamate dalla critica ma non dal pubblico, Puzo iniziò a lavorare su Il padrino con l'idea di uno stile commerciale, che aiutasse la sua storia a vendere.

In un'autobiografica collezione di saggi, intitolata The Godfather Papers & Other Confessions, Puzo rivelò poi di essere stato ispirato a scrivere The Godfather più da bisogni economici che dalla passione per la scrittura.

"Ho scritto per far soldi", ha spiegato Puzo, in questo molto simile ad alcuni dei suoi personaggi, descrivendo le sue azioni come "puro business".

In quegli scritti, Puzo ha ammesso di aver scritto il suo capolavoro "semplicemente facendo ricerche". "Non ho mai conosciuto un gangster vero e proprio", ha ammesso.

Una volta pubblicato, il racconto ha superato tutte le più rosee aspettative di Puzo, diventando un best seller di livello mondiale e diventando una pietra miliare nella letteratura e nella cultura moderna.

Il gambling come “vizio innocuo”

Chi ha letto Il padrino sa come Las Vegas sia una sorta di ultima spiaggia per i newyorchesi Corleone: la storia si conclude con la famiglia che si trasferisce a Vegas a metà degli anni cinquanta, per entrare nell'industria emergente degli hotel-casino.

In effetti, molti dei conflitti tra i Corleone e le altre famiglie mafiose di New York derivano dal desiderio dei Corleone di insistere sul gioco d'azzardo illegale come fonte di guadagno principale e dalla loro resistenza al desiderio delle altre famiglie, desiderose di immergersi nel business della droga.

Perciò, nella storia il gioco d'azzardo ha un posto speciale, come "vizio innocuo". È così che Don Vito Corleone descrive il gambling, usando tale frase per descrivere come i politici lo vedono molto diversamente rispetto alla vendita di droga. In pratica, sostiene Corleone, è molto più pratico gestire il business del gioco invece di dedicarsi alla droga o ad altre "perversioni".

Il poker e la vita “oltre gli schemi” ne Il padrino

Oltre alla visione particolarmente favorevole del gioco d'azzardo, ci sono altri motivi per i quali i giocatori di poker amano l'opera di Puzo, anche se di carte si parla ben poco.

Uno ha a che fare con l'elaborata spiegazione di come i Corleone abbiano operato con successo fuori dal "sistema".

Parlando di suo padre, Michael spiega a Kay Adams, prima del loro matrimonio, di come la sua famiglia non riconosca le restrizioni sociali che legano la maggior parte della gente "normale".

"Non accetta le regole della società in cui viviamo, perché quelle regole lo avrebbero condannato a una vita non adatta a un uomo come lui", dice Michael, parlando di suo padre come di "un uomo dalla forza e dal carattere straordinari".

La spiegazione in questione somiglia molto al modo in cui Al Alvarez, anni dopo, ha descritto i giocatori di poker in The Biggest Game in Town: molti di loro cercano di vivere "al di fuori dagli schemi" o del "mondo normale", pur di diventare giocatori di poker professionisti.

Il mondo de Il padrino è un mondo decisamente maschilista, altro punto in comune con il poker, specialmente durante i primi giorni dopo la pubblicazione del libro, e durante tutti gli anni settanta. Le "partite" giocate tra le famiglie della storia sono esclusiva degli uomini, con le donne che rimangono solo sullo sfondo (per così dire).

Puzo e il ragionamento strategico

Parlando di partite, un terzo parallelo tra The Godfather e il poker - e forse uno dei motivi principali per i quali il libro piace così tanto ai giocatori di poker - l'enfasi data da Puzo al ragionamento strategico.

Influenzato pesantemente da Machiavelli, Puzo descrive i suoi personaggi come gente costantemente orientata a pianificare il futuro e anticipare le contromosse degli avversari, con molti passaggi che ricordano il linguaggio delle tattiche del poker.

Per far un esempio, a un certo punto Don Vito Corleone spiega a Sonny, che è una testa calda, l'importanza della disciplina e di non permettere agli altri di conoscere la propria forza, facendo notare al proprio figlio maggiore che "non c'è più grande vantaggio naturale, nella vita, di un nemico che sovrastima i tuoi difetti".

Oltre a parafrasare Il principe di Machiavelli, il consiglio si applica direttamente anche ai giocatori di poker, che hanno tutto da guadagnare nel "non rivelare la propria mano" e/o nel far credere ai propri avversari di non essere in grado di fare certe mosse al tavolo o di essere meno bravi di quanto siano in realtà.

Questi sono solo alcuni dei punti in comune tra Il padrino e il poker. Tra l'altro, probabilmente non è un caso che il giocatore più famoso degli anni settanta, Doyle Brunson, si sia guadagnato il nickname di "the Godfather").

Nei suoi scritti più recenti, Puzo si è poi concentrato più esplicitamente sul gioco d'azzardo, come ad esempio nel libro uscito dopo Il padrino, cioè Inside Las Vegas. Ma The Godfather rimane il libro dal quale secondo me i giocatori di poker dovrebbero cominciare: un libro che parla di strategia e di rischio, scritto da un gambler che voleva guadagnare un po' di soldi.

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