Una partita a poker: ecco come i fratelli Marx ottennero i loro soprannomi

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Tutti conoscono, almeno di nome, i fratelli Marx. In pochi sanno però che quattro dei cinque fratelli ricevettero i loro nomi d’arte durante una partita a poker.

Il quintetto di attori attivo nella prima metà del Novecento è infatti conosciuto presso il grande pubblico con i suoi nomi d’arte piuttosto che con quelli di battesimo.

Cinque fratelli

Tredici anni d’età separano Chico, il più vecchio del gruppo nato nel 1887, da Zeppo, classe 1901. In mezzo si trovano Harpo, Groucho e Gummo.

Tra tutti, il più noto è Groucho, quello che ha sempre il sigaro in bocca: a lui si ispira anche l’omonimo personaggio del fumetto “Dylan Dog”, creato negli anni Ottanta da Tiziano Sclavi.

Prima di quella fatidica serata durante la quale i fratelli vennero ribattezzati dall’attore Art Fisher, Chico e Harpo erano semplicemente Leonard e Adolph. Julius, Milton ed Herbert, sono invece i nomi di battesimo di Groucho, Gummo e Zeppo. I loro soprannomi terminano tutti con la vocale “o”, come era in voga negli anni ’10 del Novecento.

Arpista silenzioso

Le cronache riportano che la partita con Fisher ebbe luogo una notte del ’15 a Galesbourg, nello Stato dell’Illinois.

Il monologhista Fisher stava distribuendo le carte e in quel mentre rinominò i quattro fratelli: il primo pseudonimo, il più facile da trovare, fu quello di Harpo, che infatti suonava l’arpa. Nei film Harpo è facilmente identificabile perché non parla mai, oltre che per i folti capelli ricci.

 

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Il donnaiolo

Fu quindi la volta del donnaiolo Chico: l’origine di questo nomignolo si deve al fatto che all’epoca le ragazze avvenenti venivano soprannominate “chickens” (pollastre).

Nelle pellicole degli anni seguenti Chico caratterizzerà il suo personaggio con un forte accento italiano, sebbene nulla abbiano a che fare le sue origini con il Bel Paese. Nei film si vede spesso Chico intento a raggirare qualcuno mentre indossa il suo tipico cappello alla tirolese.

La febbre del gioco

Ma oltre alle donne, un’altra passione di Chico era il gioco d’azzardo. I debiti di gioco costrinsero l’attore a esibirsi anche in tarda età e lo condussero perfino alla bancarotta.

Il penultimo film dei fratelli Marx “A Night in Casablanca” venne realizzato proprio per aiutare finanziariamente Chico. Dopodiché i fratelli decisero di sequestrargli il denaro guadagnato, affinché non venisse sperperato, e di corrispondergli una certa quota con cadenza mensile.

 

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Il brontolone…

Ma torniamo alla distribuzione delle carte. Il terzo a essere rinominato fu Groucho. In questo caso, tuttavia, esistono teorie discordanti. Secondo una tesi, sempre smentita dal diretto interessato ma poi confermata prima di morire, l’appellativo deriverebbe da “grouch”, brontolone. Un’altra spiegazione, invece, è offerta dal borsello, chiamato appunto “grouch bag”, che l’attore soleva spesso portare con sé.

Il comico sostenne in più occasioni il legame con il fumetto “Knocko the Monk”, che gli avrebbe fatto guadagnare l’appellativo di “Groucho the Monk”. Il fumetto di Knoko raccontava la storia di un detective dalle movenze scimmiesche (“monk” rappresenta in questo caso un’abbreviazione di “monkey”, scimmia).

… e il detective mancato

“Ecco una carta per Gummo disse infine Fisher, assegnando così un nuovo nome al quarto fratello Milton, forse quello meno conosciuto.

Anche in questo caso le interpretazioni sono divergenti. La spiegazione addotta dalla famiglia Marx, ma che non trova Harpo concorde, è che Milton indossava scarpe con suole di gomma (“gum” in inglese). Harpo, invece, sostiene che Gummo fosse stato chiamato così per il temperamento furtivo, da detective (gumshoe).

 

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Zeppo, il più giovane

Il quinto fratello Zeppo, il più giovane, fece il suo ingresso sulle scene qualche anno più tardi sostituendo Gummo e fu in quell’occasione che ricevette questo soprannome.

 Il nomignolo potrebbe trarre ispirazione dallo scimpamzè Mr. Zippo, che in quegli anni intratteneva gli avventori dei bar con spettacoli di varietà, o dal dirigibile Zeppelin. Il primogenito Manfred (Mannie) è il sesto dei fratelli Marx, morto nel 1886 a tre mesi d’età.

 

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