Playtech e David Baazov: i Panama Papers travolgono il Poker Online

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Lo scandalo panamese non risparmia il mondo del poker

Dalla politica allo sport: ogni giorno viene a galla qualche nuovo particolare sulla vicenda “Panama Papers” e nessuno sembra esserne immune.

L'eclatante fuga di notizie ha interessato persino l'ambiente del poker e del gioco online. Negli ultimi giorni, in particolare, sono spuntati i nomi del fondatore di Playtech Teddy Sagi e di tre imprenditori svedesi.

Com'è nato

Sarà bene tuttavia ricordare come ha avuto origine la più grande fuga di notizie finanziarie della storia: qualche tempo fa una fonte anonima ha passato al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitug migliaia di documenti provenienti dallo studio legale Mossack Fonseca.

Il periodico d'Oltralpe, a sua volta, si è avvalso della collaborazione dell'International Consortium of Investigative Journalists per analizzare questa imponente mole di dati. Presumibilmente entro gli ultimi giorni di maggio sarà possibile avere una lista completa di tutti i nomi dei clienti dello studio legale panamense.

Lo scandalo diventa un gioco online

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La ICIJ ha ideato un gioco di strategia ispirato allo scandalo panamense

Sempre nei giorni scorsi, il consorzio di giornalisti ICIJ ha messo a punto un gioco di strategia online ispirato allo scandalo panamense. Il nome “Stairway to tax heaven” parodizza una celebre canzone del gruppo rock Led Zeppelin.

L'utente è invitato a scegliere uno dei tre personaggi di fantasia proposti (un calciatore, un businessman e una professionista della politica), e ad aiutarlo  a nascondere il capitale all'estero.

Un romanzo a puntate

Per l'Italia la vicenda “Panama Papers” viene seguita da “L'Espresso”, unico partner italiano di ICIJ. Il settimanale ha scelto di non rivelare i nomi tutti insieme, ma di pubblicarli un po' per volta, a “puntate”: oltre ad essere motivata da tempi tecnici, in questa decisione trovano molto probabilmente spazio strategie di marketing editoriale.

Per quanto riguarda nello specifico il gioco d'azzardo, nei cento nomi rivelati nella prima settimana di aprile da L'Espresso compaiono anche due imprenditori catanesi: Francesco Corallo, attivo nel settore delle slot, e Giovanni Luca Impellizzeri, agente di scommesse online.

Capitali al caldo

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In manette i proprietari della poker room Nordic

La bufera dei Panama Papers si è abbattuta anche sul nord Europa: in aprile sono infatti finiti in manette per frode fiscale tre clienti svedesi di Mossak Fonseca.

I tre imprenditori gestivano la poker room Nordic e avrebbero nascosto capitali nelle Isole Vergini Britanniche allo scopo di aggirare il fisco nel loro Paese: già nel 2011 erano stati condannati a tre anni di carcere per lo stesso tipo di reato.

Pur avendo sede nelle Isole Vergini Britanniche, la loro azienda veniva gestita dalla zona di Skara, un'area rurale al centro della Svezia. Tra cittadini e imprese, figurerebbero più di 400 soggetti svedesi nei Panama Papers.

Parola torna indietro

Secondo indiscrezioni dei giorni scorsi, poi smentite, nella famigerata lista dei Panama Papers comparirebbero anche David Baazov, presidente e amministratore delegato di Amaya Gaming, azienda proprietaria della room PokerStars, e membri della sua famiglia.

Spunta il nome di Playtech

Playtech

Un altro nome dell'iGaming citato nei documenti panamensi è quello dell'israeliano Teddy Sagi, fondatore della software house Playtech.

L'imprenditore nato nel '72 sarebbe rimasto legato nel corso degli anni a 16 diverse società create da Mossak Fonseca attraverso l'intermediazione della banca israeliana Leumi: il quadro è ancora poco chiaro, ma pare si tratti di attività connesse prevalentemente all'ambito immobiliare.

In seguito a queste rivelazioni, i soci di Sagi hanno tentato di difendersi, riferendo di essersi limitati al solo acquisto delle società finite nell'occhio del ciclone e non alla loro creazione.

Scheletri nell'armadio

I “Panama Papers” hanno comunque permesso di far luce su alcune speculazioni in borsa effettuate da Sagi nel periodo antecedente al suo successo con Playtech: in un dettagliato articolo sull'argomento, il sito Pokerbrave.com ricorda che nel '96 l'imprenditore venne condannato a nove mesi di carcere in quanto dichiaratosi colpevole per corruzione, frode finanziaria e truffa aggravata.

Wyoming nel ciclone

Wyoming stati uniti
Il Wyoming: uno Stato "business-friendly"...

Per quanto riguarda invece gli Stati Uniti, secondo Pokerbrave resta ancora da accertare il ruolo svolto dal mercato grigio del poker online nella vicenda Panama Papers. Anche in passato, infatti, le società americane non hanno mostrato remore nel ricorrere a strumenti quali la creazione di “blind trust” e di società anonime.

Al momento compaiono  nell'elenco panamense aziende con sede nel Wyoming, uno Stato definito dagli stessi politici locali “business friendly” proprio per la sua capacità di attrarre investimenti.

Come ricorda il periodico Casper Star Tribune, già nel 2011 erano emerse alcune società di comodo, con sede a Cheyenne, capitale del Wyoming, e legate a un ex primo ministro ucraino che aveva già avuto problemi con la giustizia.

Tra queste figurava anche un sito di poker online, specializzato nell'aggirare i blocchi che lo Stato dispone per i siti Internet irregolari, e un'altra società accusata di aver venduto apparecchiature contraffatte al Pentagono.

 

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