Ora Basta. Rivogliamo il Poker Punto Com

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Un anno di poker italiano e, vedendo le statistiche, viene da pensare che ci abbiano scippato del piacere di giocare. Che sia arrivato il momento di reagire?

Dopo l'articolo pubblicato ieri sull'estate nera del poker online, nel quale abbiamo discusso l'ennesimo calo nel mercato del poker nazionale, alcuni dei commenti ricevuti dai nostri lettori iscritti al gruppo l'Angolo del Poker, ci hanno spinto a riproporre l'argomento cercando di andare un po' più a fondo.

Esattamente un anno fa, mentre tutti commentavamo freneticamente l'esito del primo torneo di poker online della storia delle room italiane, qualcuno provava a fare due calcoli veloci cercando di capire come impadronirsi di un mercato che, allora, pareva inarrestabile.

Trasformare gli appassionati italiani in un nuovo tipo di contribuenti fiscali era il leit motiv che circolava in alcuni uffici, con la connivenza - non nascondiamolo - di alcuni operatori che, per scendere a patti con le richieste assurde fatte dai Nostri politici, si sono venduti l'anima, il portafogli ed il divertimento dei giocatori italiani.

"Il mercato crescerà", ci dicevano. "Presto il Texas Hold'Em italiano sarà uno dei primi al mondo: la forza del poker del Paese è molto più grande di quanto si immagini", convincendo i players più scettici che, in fondo, poco sarebbe cambiato.

"bwin, PokerStars, PartyPoker non si faranno sfuggire l'occasione: vedrete che in poco tempo avranno tutte una bella licenza e si metteranno in regola per continuare la loro attività anche in Italia" , rassicuravano nascondendo il lato scuro della faccenda. Quello che in pochi mesi ha portato molti giocatori ad abbandonare i tavoli online per il più stupido dei motivi: la noia.

Quello che i signori che hanno voluto decidere le sorti del nostro rapporto con il poker si sono sempre dimenticati di dirci, è stato che la loro brillante riforma avrebbe cancellato dal gioco due delle maggiori fonti di divertimento, quella del confronto con i players di stranieri e quella di giocarsi montepremi da capogiro.

Un anno fa, al culmine della globalizzazione pokeristica, si poteva stare comodamente seduti in una minuscola stanza alla periferia di Palermo e giocarsi milioni di dollari contro i più grandi professionisti del poker. L'idea di accendere il pc e lanciarsi contro nomi sacri per tentare il colpo della vita, inutile nasconderlo, era una molla che ha fatto iscrivere alle poker room migliaia di giocatori.

Avere la possibilità di sfidare, dal tavolo di casa, nomi come Hansen, Doyle o Grospellier era un po' come pensare di sfidare Beckham, Diego o Ronaldo - Cristiano - nel campetto di casa: semplicemente meraviglioso. Ed il fatto che al vincitore potesse andare una somma così impressionante da poter rivoluzionare la vita in pèoche ore di gioco, era quel qualcosa in più che rendeva tutto assolutamente irresistibile.

Quel qualcosa che un anno fa, per una stupidissima voglia di mungere i pokeristi quasi fossero semplici vacche, ci hanno rubato senza nemmeno stare ad ascoltare le nostre proteste.


E se decidessimo di alzare la voce?

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