Nicolas Levi: "Poker, arrivederci. Le cose sono cambiate dai miei tempi"

nicolas levi

Il celebre giocatore di poker professionista ha deciso di prendersi come minimo un anno sabbatico, tra famiglia e nuovi progetti.

Nicolas Levi è stato uno dei punti di riferimento del Team Winamax, ma recentemente ha deciso di fare un passo indietro nella sua carriera di giocatore di poker, per dedicarsi alla famiglia e a un nuovo progetto chiamato Ranking Hero. Nicolas ha però trovato il tempo di raccontarci qualcosa di più a riguardo, condividendo con noi ciò che pensa del passato, del presente e del futuro del poker.

Nicolas, tra Ranking Hero e il tuo bambino appena nato, ci sembra che tu abbia deciso di lasciare il mondo dei tornei di poker per motivi sia professionali che personali. È impossibile conciliare la vita di un uomo di famiglia con quella di un professional poker player?

Direi di sì. Un papà deve alzarsi presto la mattina e vivere seguendo il ritmo circadiano: ti alzi quando sorge il sole, vai a letto quando tramonta. È dura da gestire quando devi pure giocare un torneo di poker dalle 2 del pomeriggio alle 2 del mattino.

Avevo due opzioni: potevo lasciare sempre mia moglie e mia figlia da sole, passare la maggior parte del tempo in una stanza d'hotel da solo e perdermi tutto ciò che c'è d'importante, oppure portarle sempre con me.

Il fatto è che, e faceva parte del mio contratto, passavo quasi la metà di ogni anno all'estero, il che significa praticamente non disfare mai la valigia. Magari tornavo a casa per tre giorni e poi ripartivo, il che significava anche che mia moglie doveva fare la casalinga, cosa che non è da lei.

Perciò o così o prendermi un anno sabbatico.

In molti hanno lasciato il Team Winamax di recente: Tristan Clémençon, che si è pure messo in affari ora, Guillaume de la Gorce, eccetera. Persino Ludovic Lacay ci ha detto poco tempo fa, durante una video intervista, che probabilmente si fermerà tra qualche anno.

Già, e altri giocatori oltre a questi annunceranno la volontà di mollare presto.

Secondo te ha a che fare con un senso di stanchezza?

Difficile rispondere, perché per me non è affatto così. Ovviamente non sono più emozionato come lo ero durante i primi tornei, quando tutto era nuovo - sensazioni che provo col mio nuovo impegno ora - ma non ho mai smesso di divertirmi al tavolo da poker.

Sì, ci sono stati bei momenti e momenti meno belli, ma tutto è cambiato quando sono diventato padre. A seconda dei tornei, o mi sentivo super motivato perché pensavo che stavo giocando per mia figlia, oppure mi chiedevo cosa cavolo stessi facendo invece di rimanere a casa con la mia bambina.

Quindi la stanchezza non c'entra?

Onestamente sono felice come un tempo di giocare a poker, ecco perché continuerò a partecipare ad alcuni eventi con Winamax. Voglio comunque rappresentare il poker francese e Winamax, ogni tanto.

Detto questo, viaggiare nel mondo del poker non è lo stile di vita più sano che esista. Penso di aver sempre saputo che questo stile di vita non sarebbe durato a lungo, per quanto mi riguarda. Non mi vedo a smettere di giocare del tutto, ma ho sempre pensato che avrei smesso di farlo in maniera professionale dopo una decina d'anni. Penso che sia vero per quasi tutti gli sport competitivi, a meno che non sei Tiger Woods o Roger Federer è dura stare al top per più di 10 anni.

I giocatori della mia generazione erano i pionieri del poker online, abbiamo visto come si è evoluta la strategia, c'eravamo quando sono comparsi i primi tracker e i primi forum, e così via.

È cambiato molto, e ancora sta cambiando, ma a quei tempi, per essere un buon giocatore di poker, ci volevano alcune qualità fondamentali: visione, creatività, saper leggere tra le righe e saper improvvisare con il materiale a tua disposizione - dato che tutti i libri erano stati scritti dai giocatori della generazione precedente.

Ai tempi, il punto di riferimento era il libro di Harrington, che ti diceva che era da folli andare all-in con ancora 10 bui. Ma per me e per altri giocatori, che abbiamo aperto la sezione Sit'n'Go di 2+2, quella era un'eresia.

È cambiato tutto. Prima usciva un libro interessante ogni 10 anni, e improvvisamente il modo di pensare "di Internet" ha reso tutto obsoleto. Tutto è cominciato ad andare più veloce con i forum, le analisi di quello che poi sarebbe diventato Sit'n'Go Wizard, e così via.

Sono semplicemente molto fortunato di essermi trovato al momento giusto nel posto giusto, e che dovevo imparare dai grinder di Internet invece che dai giocatori che a quel tempo erano considerati dei grandi.

Oggi, per diventare un buon giocatore di poker, bisogna lavorare molto, essere molto precisi, molto logici e forti mentalmente. D'altro canto, la conoscenza è a portata di mano. Ecco perché oggi il livello generale è molto più alto di prima, e i giocatori delle nuove generazioni sono molti diversi dai vari Davidi Kitai o Ludovic Lacay.

Secondo me non si tratta tanto di stanchezza, quanto di lasciar spazio ai nuovi giocatori. Non è vero neppure che non mi sento più competitivo, perché gli ultimi tre anni sono stati i migliori per me. Penso di essere riuscito ad evolvermi insieme alle nuove generazioni, ma non posso negare che le abilità necessarie per essere un buon giocatore di poker, oggi, sono molto diverse da quelle che mi hanno fatto avvicinare a questo gioco ai tempi. Divertirsi, per me, è più difficile.

Qual è secondo te il futuro del poker?

Oggi penso che l'industria del poker si stia spostando verso il social poker. L'idea è giocare a poker per divertirsi, ma non necessariamente per soldi, come avviene in altri giochi. Non devi spendere decine o centinaia di euro per divertirti giocando a poker, basta la competizione. Ciò significa che ci deve essere qualcosa in palio, ma non per forza denaro!

Per esempio, mia moglie e io giochiamo spesso al poker cinese. È divertente e siamo sempre motivati perché chi perde lava i piatti. Basta che ci sia qualcosa in palio. Il punto di bluffare è fare in modo che il tuo avversario si chieda: gioco sicuro o soddisfo la mia curiosità? Ego contro curiosità, insomma. Ecco perché ci deve essere qualcosa in palio, ma non penso che debba essere per forza il denaro - sicuramente non obbligatoriamente grosse cifre.

Ci puoi raccontare qualcosa di più sul tuo progetto, Ranking Hero?

Ranking Hero affronta due problemi. Il primo è che quando vuoi sapere qualcosa sul poker, ci sono migliaia di siti che puoi visitare: devi andare sul sito del WPT per vedere il calendario, sul sito dei casinò per sapere quando si giocano i tornei più piccoli, su un sito di ranking per vedere cos'hanno fatto i tuoi amici, e così via.

Ma in realtà è possibile riunire tutte queste informazioni su un solo bel sito. È una faticaccia, ma oggi se vuoi sapere cosa sta facendo Davidi Kitai, puoi visitare Ranking Hero e trovare il suo account di Twitter, la sua pagina Facebook, le sue foto di Instagram, i suoi ultimi risultati, il suo casinò preferito, i suoi amici e - non ancora, ma presto ci saranno - i tornei ai quali intende partecipare.

 

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