Martins Adeniya: il Trader che è diventato Poker Player

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Il nuovo ambasciatore di Full Tilt Poker si confessa in esclusiva a PokerListings raccontando di quel giorno in cui arrivò a corrompere i suoi genitori per continuare a giocare...

Lo abbiamo incontrato dopo una sessione di poker online e la prima cosa che non si può non notare è come Martins sia un ragazzo fin troppo a suo agio e rilassato, per essere un novello "ambasciatore" di un evento come quello che Full Tilt ha organizzato a pochi passi dalle strade più trafficate di Galway.

"Sono qui dal 27 e tutto sembra perfetto", ci ha risposto quando gli abbiamo chiesto un commento su questo poker festival piuttosto insolito, organizzato in una struttura mai vista ma che ricorda un po’ l’ISPT.

Un "villaggio" ad hoc costruito da Full Tilt, che combina video giochi, tavoli da biliardo, tavoli da backgammon e molte opportunità per socializzare.

E poi, certo, c'è anche il poker. "I tornei non sono affatto male e c'è stata anche parecchia action.

"Nulla di cui lamentarsi, a parte il tempo, perché qui fa parecchio freddo". Cosa non certo sorprendente, dato che non ci troviamo propriamente nel posto più asciutto e caldo d'Europa.

Dalla City al tavolo, passando per le FTOPS

Nominato Full Tilt Poker Ambassador lo scorso 31 luglio, Martins Adeniya non è certo un volto nuovo nel circuito.

Dal 2009 a oggi, ha ottenuto un 7° posto all'EPT di Londra, un 3° nel Main Event delle FTOPS e qualche altro buon piazzamento alle WSOP e al WPT.

E, prima ancora, ha avuto una brillante carriera a Londra, dove era considerato come uno di quegli studenti fatti apposta per sfondare nel mondo del trading.

Ero avviato verso un'ottima carriera", ha spiegato. "Mi sono laureato in una delle migliori università britanniche, con ottimi voti, avevo un buon lavoro nella City… ma poi ho cominciato a concentrarmi troppo sul poker.

E se vi viene in mente di chiedere il perché, allora è bene che sappiate che Martins ha cominciato a sentirsi… affamato.

La mia fame è sempre stata quella di guadagnare il più possibile. E quando vedi in tv, come ho fatto io quand'ero giovane, gente come Gus Hansen o Phil Ivey, il WPT e cose del genere… è normale farsene ispirare.

Mi hanno fatto pensare ecco cosa vorrei davvero fare.

D'accordo. Ma tra vedere Gus Hansen e Phil Ivey in tv, e lasciare una carriera nella City per giocare a poker, ce ne passa.

Tutti noi abbiamo dei sogni, ma la maggior parte di noi si tiene stretta il proprio lavoro d'ufficio e continua a sognare. 

Diciamo che sapevo che avrei potuto grindare e intraprendere una carriera da 50.000 o 100.000 sterline l'anno.

Ma quello non è il mio obiettivo. Io voglio fare il botto nel mondo del poker.

Una volta finita l'università, ho trovato lavoro e sono andato avanti per un po', mentre giocando a poker raddoppiavo o triplicavo il mio stipendio ogni mese, per sei mesi di fila.

E poi hai semplicemente abbandonato il trading per il poker? 

No, poi sono arrivato terzo al Main Event FTOPS e ho vinto 180.000 dollari.

In quel momento ho pensato che probabilmente ce l'avrei fatta. Quindi sono andato avanti a lavorare per altri sei mesi, anche se non ero più molto concentrato sul lavoro.

Così ho deciso di tentare col poker.

Ero arrivato al punto in cui giocavo meglio della maggior parte degli avversari che avevo incontrato. Mi sentivo pronto per iniziare.

Inoltre, se le cose dovessero andare male, ho comunque dell'esperienza alle spalle e un buon curriculum.

Quindi vuoi guadagnare dei soldi e sei nella City, mi sembra logico. Poi decidi di mollare tutto e passare al poker.

Come hai convinto i tuoi cari che stavi facendo la cosa giusta, senza sentirti rispondere "ma sei pazzo?"

Coi miei amici è stato facile, dato che si rendevano conto del mio successo nel poker e dei miei progressi nel gioco.

Coi miei parenti, invece, ci è voluto di più.

Quando ho vinto su Full Tilt non ho lasciato subito il lavoro.

Loro erano d'accordo. Mi ricordo che mi hanno detto "pensa bene a ciò che fai prima di prendere una decisione", perciò ho continuato a lavorare per altri mesi.

Poi gli ho dato una bella sommetta, presa dalle mie vincite nel poker.  Quindi quando hanno visto che io stavo bene e loro pure… sono stati felici e hanno iniziato a supportarmi.

Torneresti a indossare un vestito e una cravatta per lavorare di nuovo nella City?

Se tornassi nel mondo degli affari, lo farei a modo mio. Sarei il padrone di me stesso. Ormai sono abituato.

Ma adesso sei un Full Tilt Ambassador. Come hai preso la notizia? Perché hanno scelto te?  

 Credo che abbiano scelto me e il resto del team per fare da ponte tra i giocatori normali - i qualificati online - e i campioni.

Noi rappresentiamo Full Tilt qui, siamo "ambasciatori" della compagnia e siamo qui per dare qualsiasi tipo di opinione su come funziona una poker room.

Tutti siamo esperti, sappiamo cosa è successo in passato e sappiamo dove siamo oggi. Quindi siamo felici che la gente si rivolga a noi.

Allo stesso tempo, giochiamo anche contro Gus (Hansen), Viktor (Blom) che sta arrivando - un sacco di giocatori importanti arriveranno a Galway e lavoreremo insieme.

Alcuni dicono che i nomi degli ambasciatori potrebbero non convincere nuovi giocatori a unirsi al gioco.

Credo che il nostro team riuscirà a portare sempre più giocatori.

Riguardo il tuo gioco, ho qualcos da chiederti, perché a parte quel settimo posto a Londra, una cosa simile è successa anche a Deauville e a Praga.

Vai forte, diventi chip leader, distruggi i tavoli… ma poi…  

Vero, è qualcosa che mi è successa in molti tornei. World Series, EPT, WPT, ovunque. 

Sono riuscito a fare benissimo nei vari tornei, arrivando in fondo, fino a quando perdo quel colpo cruciale alla fine.

Riesco sempre a costruire uno stack grosso, perciò quando mi gioco un piatto di solito ho in mente la vittoria finale.

Proprio come all'EPT di Londra 

A Londra, per esempio, il colpo che ho perso mi avrebbe fatto schizzare tre le prime due posizioni. Ma è andata diversamente.

Bene, ma quindi a cosa è dovuto? Brutte carte? Scarsa gestione dello stress?

Perché ho perso quelle mani, dici?

Sì, perché una o due volte possono essere le carte, ma ogni volta… in situazioni simili…

Credo sia successo più di 10 volte. A volte è stata colpa delle carte, altre sono stato sfortunato, altre mi sono trovato dalla parte sbagliata di un coin flip.

E a volte tutto si riduce proprio a un coin flip. C'è molta varianza nei tornei di poker.

Ma alla fine mi sento di aver giocato bene, di aver fatto sempre la cosa giusta.

Sembra di sì, vista la patch di FTP che indossi.

Esattamente. Penso sia solo questione di tempo prima di riuscire a fare il botto e vincere un torneo importante.

E sono sicuro che Full Tilt abbia visto giusto ingaggiandomi.

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