Liquidità condivisa per l'Italia: i pro e i contro

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Entro l’anno dovrebbe partire la tanto attesa liquidità condivisa europea nel poker online, tra aspetti positivi e qualche possibile risvolto negativo.

Nonostante negli ultimi mesi sia calato un po’ di silenzio, il progetto dell’apertura di una liquidità condivisa a livello europeo nel poker online dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2017.

Italia, Spagna, Francia, Portogallo e presumibilmente anche Regno Unito dovrebbero finalmente aprire le porte a ciascuno degli altri Paesi coinvolti nel progetto, di cui ormai si parla da diversi anni.

Senza ombra di dubbio sono tanti gli aspetti positivi di un’apertura del genere, per un mercato che a livello nazionale si sta dimostrando asfittico un po’ ovunque. Ma come sempre, qualche svantaggio potrebbe esserci. Cerchiamo di capirne di più.

Liquidità condivisa nel poker online: i pro

Partiamo da un dato di fatto oggettivo: aprire i confini dei mercati nazionali significa maggiore traffico e conseguentemente tavoli cash pieni quasi ad ogni ora e tornei multitavolo con montepremi garantiti maggiorati.

Un boost, questo, che fa gola tanto ai grinder – che col poker online ci vivono (o quantomeno ci provano) – quanto ai cosiddetti recreational player, ai quali di concetti quali bankroll management, varianza e valore atteso non importa praticamente nulla.

Viene inoltre da pensare che le poker room sarebbero più che propense a lanciare campagne di marketing dedicate, con bonus più allettanti del solito, per cercare di sfruttare appieno l’effetto di un cambiamento che avrebbe dell’epocale.

Da non sottovalutare il fatto che confrontarsi con giocatori provenienti da altri paesi significa crescere come poker player. Un effetto che nel medio-lungo periodo si farebbe sentire anche nel poker live, dove i giocatori arriverebbero molto più preparati ad affrontare tipologie di giocatori differenti.

Liquidità condivisa nel poker online: i contro

Una bella gatta da pelare affinché la liquidità condivisa nel poker online funzioni davvero è il regime fiscale. Paese che vai, infatti, tasse che trovi. Ci sono sistemi, come quello francese, in cui le poker room sono addirittura tartassate ed è difficile pensare che un governo possa uniformare il proprio regime fiscale a quello di un paese dove la pressione tributaria è più bassa.

Addirittura c’è chi crede che la liquidità condivisa non porterà ad un aumento dei giocatori e che sia qualcosa della quale beneficeranno soltanto alcuni operatori.

E non stiamo parlando del primo che passa, ma di Carlos Hernandez, ex presidente del DGOJ spagnolo – l’equivalente della nostra ex AAMS.

Secondo Hernandez, infatti, “il trend negativo del poker online europeo non si arresterà”, anche aprendo le porte ai mercati.

Hernandez, inoltre, ritiene che la presenza massiccia di professional poker player – ampliata dall’apertura dei confini nazionali – finirà per allontanare ancor di più i giocatori amatoriali, cosa che contrasta con la tendenza delle poker room a proporre il Texas Hold’em non più come una possibile carriera, ma come un semplice svago.

 

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