Letture Live – Luca Pagano spiega il Fold di una Overpair

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Foldare un’overpair è difficilissimo. Al PCA 2012, il Team Pro PokerStars Luca Pagano lo ha fatto. Gli abbiamo chiesto come abbia fatto a prendere una decisione simile.

I giocatori di poker professionisti continuano a stupirci con call pazzeschi e laydown incredibili. Oggi analizzeremo in dettaglio come Luca Pagano sia riuscito a foldare una mano fortissimo e come i pro non valutino soltanto le carte.

Pagano è ancora oggi il giocatore con più piazzamenti nella top 10 nella storia dell’EPT Main Event (7 volte). Quest’anno ha sfiorato un altro final table, uscendo in 17° posizione a Dublino.

Anche se oggi è più impegnato nel lato business del poker che al tavolo, ogni volta che torna a sedersi è sempre un pericolo per gli avversari.

Nel 2012 era uno dei migliori giocatori al mondo, capace di collezionare risultati senza soluzione di continuità. Anche il suo viaggio alle Bahamas fu un successo, dato che uscì al 30° posto su 1072 iscritti.

 

Una mano memorabile contro Peter Draxl

Luca Pagano: Will Reynolds rilanciò da cut-off e io controrilanciai con una pocket pair di 8 da bottone.

Lo feci perché volevo sapere dove mi trovassi nella mano, polarizzando il suo range, visto che era un giocatore molto aggressivo.

E poi volevo che i bui foldassero. Invece il big blind chiamò, ed era la prima mano che questo ragazzo [Draxl] giocava da quando era al tavolo, quindi non avevo informazioni su di lui.

Ma pensai che mi conoscesse, e che sapesse che sono un giocatore molto tight: se faccio una 3-bet, di solito ho una mano forte. Con queste premesse, nel suo range potevano esserci solo poche mani.

Difficilmente coppie basse e mani marginali. Forse poteva chiamare con asso-re, magari asso-donna, due dieci o due jack. Gli attribuii una di queste quattro mani.

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"Viste le premesse, nel suo range potevano esserci solo poche mani"

 

Un giocatore amatoriale avrebbe potuto fare la stessa mossa anche con altre mani, no?

LP: Sì. Non conoscevo il giocatore, ma dal modo in cui si era approcciato al tavolo, dal modo in cui aveva sistemato con cura le chip e da come fissava i giocatori senza parlare con nessuno, capii che doveva avere sicuramente un po’ di esperienza al tavolo.

Non posso dire con certezza che fosse un professionista, ovviamente. Magari stava solo cercando di sembrarlo, ma sicuramente sapeva ciò che stava facendo.

Ovviamente anche assumere che mi conoscesse era un’ipotesi. Ad ogni modo, visto che dopo un raise un re-raise aveva fatto solo call, con Reynolds dopo di lui, non fu difficile attribuirgli una mano.

Tutti sanno che sono un giocatore tight, quindi quando controrilancio è normale che mi si attribuisca una mano forte.

 

PL: Tu ti consideri un giocatore tight?

LP: Io so di avere l’immagine di un giocatore molto tight. Ho speso parecchie energie, nelle interviste, ripetendo quanto sia giusto giocare tight.

Quindi sì, sono un giocatore tight,anche se a volte devo cambiare marce.

Diciamo che se sei consapevole dei segnali che invii agli altri, e se sei consapevole di come gli altri ti percepiscono, va tutto bene,

Se ti percepiscono tight, puoi giocare più loose; se ti percepiscono come aggressivo, ti pagano più spesso.

Se sai ciò che gli altri pensano di te, puoi sfruttare questa cosa a tuo vantaggio. Ed è importantissimo.

La cosa difficile del poker è che esistono tante situazioni complesse in cui devi decidere se andare da una parte o dall’altra. Non c’è una via di mezzo.

E se prendi la decisione giusta sei un figo, altrimenti sembri uno stupido. Perciò o sei un supereroe o un superidiota.

 

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"il suo comportamento era rilassato, non pensai che stesse bluffando"

PL: Torniamo alla mano e andiamo al flop. Lui fa check, tu punti e lui va all-in. Un messaggio forte e chiaro.

LP: Onestamente, che mano posso battere chiamando? Un bluff, ma qui non ha senso bluffare. A meno che non voglia solo farsi bello davanti alle telecamere o non gliene freghi una mazza del torneo.

Ma lui sembrava a suo agio, il suo comportamento era rilassato, non pensai che stesse bluffando. Perciò potevo battere solo 4-4 e 7-7.

Questo escludendo l’opzione A-K.

 

PL: Perché?

LP: Perché se avesse avuto intenzione di andare all-in con A-K, lo avrebbe fatto pre-flop. Non ha senso andare all-in al flop dove potrebbe essere facilmente chiamato da una pocket pair.

O almeno questo fu il mio ragionamento all’epoca.

Pensai parecchio prima di decidere, perché valutai se magari avesse avuto davvero 4-4 o 7-7.

Ma poi pensai che avrebbe potuto avere anche qualcosa di meglio, quindi foldai.

Più tardi Reynolds mi disse che non sarebbe mai stato capace di foldare 8-8 in quello spot. E comunque sarebbe stato molto difficile, se quel ragazzo avesse fatto solo call.

Un asso o un re al turn, un board con due carte dello stesso valore, avrebbero reso la mia mano difficile da portare avanti. E sarebbe stato anche difficile foldare, perché il piatto sarebbe diventato troppo grosso.

Cerco di evitare quelle situazioni in cui devo avere una mano molto forte o devo essere molto fortunate per vincere, e in cui basta un piccolo errore per perdere tanto.

 

 

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"Il giocatore è uno che combina i vantaggi del poker live ed online"

PL: Hai parlato molto del comportamento del tuo avversario. Fai molta attenzione ai tell?

LP: Oh sì, molto. Guardo più a queste cose che al gioco, e sono in grado di farlo perché ho molta esperienza nel live.

Il modo in cui uno si comporta, persino come si veste, è la chiave per capire una persona. I giocatori delle nuove generazioni hanno perso questo aspetto perché hanno imparato a giocare davanti a un monitor, e questa è un’esperienza diversa.

Ovviamente, i giocatori live non hanno l’esperienza di due milioni di mani come invece i player giovani.

Il giocatore perfetto sarebbe uno che combini i vantaggi di entrambi i mondi, ma non penso ne esista uno.

 

PL: Come fai a cercare di trarre delle informazioni?

LP: Cerco le piccole cose, e lo faccio mentre gli altri non lo fanno. Per esempio, guardo come si comportano quando non stanno giocando una mano.

Se qualcuno che non sta giocando una mano osserva quel che sta succedendo, le sue reazioni saranno genuine. Questi sono i momenti in cui si può imparare qualcosa su qualcuno.

L’informazione più importante per me è sempre “perché stanno giocando?”

Stanno giocando per vincere o solo per godersi l’atmosfera il più possibile?

Sono giocatori che si fanno prendere dal gioco o ne sono distaccati? I giocatori hanno approcci diversi al poker, quindi devi trattarli di conseguenza.

Non sono molto bravo a costruire un profilo dei miei avversari, ma credo di essere molto empatico, anche se non so perché.

Lavoro più sul lato emotivo che su quello psicologico. Questa è una caratteristica del poker che mi ha sempre affascinato e che mi affascina ancora oggi.

Di seguito il video in cui Luca Pagano riesce a non perdere tutte le sue chip con un’overpair.

Potete rivedere qui la mano dal min 33:20

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