Perché Lederer e Ferguson (Forse) Vi Hanno Rubato i Soldi

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Si è parlato molto di cosa passasse per la testa di chi si nasconde dietro la caduta di Full Tilt Poker. Facciamolo in maniera (ancora) più intelligente.

Recentemente si è discusso su ciò che ha motivato le scelte di Chris Ferguson e Howard Lederer, due giocatori della vecchia scuola che hanno sempre goduto del massimo rispetto da parte di tutti.

Spesso ci si riferisce a Lederer con il soprannome di “The Professor”, il professore, per il suo comportamento riflessivo e la sua inclinazione analitica, oltre che per le sue domande perspicaci. In realtà anche Chris Ferguson potrebbe essere chiamato in questo modo, dato che ha una laurea magistrale e ha passato molto tempo dietro la cattedra, nei college.

Fino ai tempi più recenti, nessuno di noi provava altri sentimenti se non ammirazione e rispetto, per questi due giocatori di poker.

Ovviamente pensiamo sempre che tutti siano innocenti, fino a prova contraria. Non ho idea di quel che succederà. Magari verranno giudicati colpevoli, oppure verranno prosciolti dalle accuse. A me, in questo momento, interessa solo la questione psicologica.

La domanda più frequente è: com’è possibile che questi tizi, così intelligenti, pieni di soldi e di prestigio, abbiano commesso i crimini di cui sono accusati? È un ottima domanda, davvero. Ed è quel tipo di domande che salta fuori quando vengono commessi crimini insoliti come questo.

La percezione è distorta dall’ambiente

Un boy scout, a cui tutti vogliono bene perché tutti pensano che sia un gran bravo ragazzo, entra in una mensa scolastica e apre il fuoco. Un uomo d’affari rispettato, un pilastro della comunità, viene indagato per aver organizzato uno schema di Ponzi miliardario. Un buon vicino di casa, padre di due figli, viene arrestato per aver venduto materiale legato alla pornografia minorile.

Tutti si grattano il mento e si chiedono come sia possibile che questo “giovanotto splendido”, questo “rispettabile uomo d’affari” o questo “pilastro della comunità” possano fare cose simili. Proprio quello che si stanno chiedendo i giocatori di poker riguardo ai tizi coinvolti nello scandalo di Full Tilt Poker.

Gli psicologi che hanno studiato questo genere di casi hanno scoperto che il contesto, l’ambiente nel quale viviamo, è più influente di quanto spesso pensiamo.

Tendiamo a etichettare le persone in base a ciò che gli vediamo fare. Perciò pensiamo che i nostri amici pokeristi di Full Tilt Poker siano intelligenti, premurosi e sensibili perché gli vediamo fare cose intelligenti, premurose e sensibili. E ci chiediamo come diavolo hanno potuto fregarci.

Ma facendo queste supposizioni non teniamo conto del ruolo dell’ambiente in cui vivono o hanno vissuto i protagonisti. Così scopriamo che quel ragazzo che sembrava così bravo, come dovrebbe essere un boy scout, per anni è stato oggetto di bullismo a scuola, e ha deciso di vendicarsi. Lo stimato investitore, invece, salta fuori che è una specie di Bernie Madoff, consumato dall’avarizia e dal desiderio di giocare a fare il potente di turno. E scopriamo che il padre di famiglia aveva gravi problemi economici, e che si era dato alla pornografia minorile per ripagare i suoi debitori.

La corruzione è solo un’opportunità

Il messaggio è stato afferrato con estrema precisione dal famoso studio sulla “Prigione” effettuato alcuni anni fa dal dottor Phil Zimbardo della Stanford University.

Gli studenti furono divisi in due gruppi, prigionieri e guardie, e dovettero agire proprio come se si trovassero in una prigione. Zimbardo rimase stupito da come persone comuni, ragazzi dolcissimi che avevano semplicemente cominciato a rivestire il ruolo della guardia, si potessero incredibilmente trasformare in individui orribili e sadici, se messi nelle condizioni adeguate.

Se siete curiosi, qui troverete i dettagli:

http://en.wikipedia.org/wiki/Stanford_prison_experiment

Perciò, probabilmente i nostri “amici” pokeristi, tanto intelligenti e sensibili, sono caduti nella tentazione tesa loro da un sacco di soldi che non si sapeva bene che fine facessero. Magari hanno semplicemente ricevuto degli avvisi da parte dei dirigenti di FT, che gli chiedevano se per loro fosse un problema vedersi sottrarre un paio di milioni di dollari dai loro conti bancari, di tanto in tanto. Chi lo sa?

Ma vale la pena chiedere a voi stessi cosa fareste in una situazione del genere.

Tutti hanno un prezzo

Sono sicuro che la maggior parte di voi sta dicendo che non cadrebbe in tentazione, che siete leali e onesti. Ma la realtà è un’altra, ed è piuttosto semplici: alcuni lo sarebbero, altri no. L’avidità fa di tutto per annebbiare il cervello. E le circostanze possono fare il resto.

C’è una storia apocrifa che circola su Abe Lincoln. Si dice che si sia incontrato con un ricco uomo d’affari, che gli offerse una bustarella cospicua per spingere l’approvazione di una certa legge.

Lincoln si limitò  a fissarlo, accarezzandosi la barba. L’uomo d’affari esitò, e poi raddoppiò l’offerta. Lincoln non fece una piega. Perciò il tizio raddoppiò ancora. A quel punto Lincoln si mosse, lo prese per il collo e lo cacciò fuori dalla stanza.

Il capo dello staff di Lincoln sorrise e disse “Signor Presidente, che gesto nobile. Era un’offerta davvero generosa”.

“Lo era”, replicò Lincoln, “ma la nobiltà non c’entra nulla. Tutti gli uomini hanno un prezzo, e quel gran bastardo si stava avvicinando pericolosamente al mio”.

E così via. Ricordate, Lederer e Ferguson sono innocenti fino a prova contraria. Ma a prescindere la loro reputazione è andata a ramengo, per sempre. Proprio come quella di un altro ragazzo molto intelligente che ammiravamo e rispettavamo, Russ Hamilton.

Sull’autore:

Arthur Reber ha giocato a poker e ai cavalli per quarant’anni. È l’autore di The New Gambler’s Bible e coautore di Gambling for Dummies.

Ex editorialista di Poker Pro Magazine e di Fun ‘N’ Games, ha collaborato anche con Card Player (con Lou Krieger), Poker Digest, Casino Player, Strictly Slots e Titan Poker. Reber ha elaborato una nuova struttura di valutazione delle questioni etiche e morali che emergono nel gambling, su invito dell’International Conference of Gaming and Risk Taking.

Fino a poco tempo era professore di psicologia al The Graduate Center, City University of New York.

Tra le sue tante attività in questo ambito, ha fatto parte anche del Programma Fulbright all’Università di Innsbruck, in Austria. Ora si è semi-ritirato, anche se ogni tanto fa visita agli studenti della University of British Columbia di Vancouver, in Canada.

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