Le Migliori Mani di Poker – Doyle preso in giro da “the Magician”

brunson esfandiari

Questa volta ti attende una battaglia di alto livello all'interno dell'articolo che ti svela la mano della settimana.

I protagonisti sono Doyle Brunson, il grande maestro del poker, e Antonio Esfandiari, vincitore del celebre torneo ONE DROP e secondo nella classifica dei guadagni “All Time” per quanto riguarda il poker professionale.

Durante questa mano specifica, entrambi i giocatori hanno mostrato le loro grandi abilità, ma alla fine è stato il giovane 'apprendista' a insegnare al 'maestro' come portare a termine in modo vincente una mano.

Dal flop al river

La mano in questione è stata giocata la scorsa estate durante una sessione cash game high roller, presso l'Aria Casino, proprio mentre a pochi chilometri si svolgevano le WSOP.

I bui erano $400/$800, e al tavolo non potevano che esserci degli stack mostruosi. Stiamo infatti parlando di stack effettivi dell'ordine dei $637.000; per un totale di circa 800 grandi bui.

La mano si è svolta in questo modo

Phil Ivey rilancia pre-flop fino a $3.000 con

   

Matt Kirk lascia la mano, ma Esfandiari chiama dal piccolo buio con

   

Anche Doyle Brunson chiama dal grande buio. Nel piatto ci sono $10.600. Il flop mostra

     

Esfandiari fa check, Brunson punta $10.000 e Ivey lascia la mano. Esfandiari effettua un check-raise fino a $28.000, ma Brunson non molla e decide di spingere ulteriormente fino a $88.000. Esfandiari chiama, e ora nel piatto troviamo $186.600.

Il turn è

 

Entrambi i giocatori fanno check, e arriviamo al river. Si tratta del

 

Esfandiari esegue un altro check. Brunson ora punta $110.000. Esfandiari esegue un altro check-raise fino a $250.000 e Brunson non può fare altro che lasciare la mano.

   

Analisi

Esfandiari e Brunson eseguono alcune mosse non convenzionali e molto azzardate, ma alla fine della mano è “The magician” che in qualche modo riesce a portare a casa un piatto enorme, sfilando dalle tasche di “Texas Dolly” ben $200.000.

Diamo uno sguardo attento ai dettagli più importanti di questa mano.

Dopo il rilancio di Ivey da late position, Esfandiari gioca in modo non convenzionale, semplicemente chiamando, nonostante abbia in mano due assi.

È da sottolineare che quando gli stack sono molto grandi, può sempre essere una buona idea mantenere il piatto su dimensioni limitate nel caso non ci si trovi in posizione.

Però in questo caso, l'obbiettivo principale di Esfandiari è quello di nascondere la forza reale della sua mano nel modo migliore possibile.

Brunson chiama subito dopo di lui con una buona mano con progetti a scala e a colore.

 

Azione al flop

Tra carte basse 'rainbow' (di semi diversi) al flop rivelano all'improvviso la debolezza della mossa fatta da Esfandiari. Infatti si trova in difficoltà nel valutare il possibile range del suo avversario, si trova quindi a fronteggiare la possibilità che il suo avversario abbia in mano una grande varietà di carte, potremmo dire addirittura metà del mazzo.

Come primo a parlare, effettua un check in modo da comprendere quali siano le intenzioni del suo avversario. Non deve certo attendere molto, visto che Brunson spinge subito con una puntata che copre quasi interamente il piatto.

Ivey abbandona la sua pessima mano, ma Esfandiari non potrebbe mai abbandonare una mano come la sua, in particolare con un flop del genere.

È altresì interessante valutare che Esfandiari non si accontenta di fare call, ma bensì effettua un check-raise. Con questa mossa cerca di far aumentare il piatto, e situare meglio la mano del suo avversario cercando di capire se si tratti di un bluff.

Inoltre può attendersi che mani peggiori della sua chiamino, mani di partenza come 9-9, A-8, o progetti come T-9 e 6-5.

In ogni caso, non molti giocatori avrebbero rischiato una mossa come questa, visto che una coppia d'assi in mano può rivelarsi una mano vulnerabile quando si gioca contro un range che non è ancora stato possibile valutare.

Brunson decide di spingere

Brunson interpreta il check di Esfandiari come un segno di debolezza e quindi cerca di portare a casa il piatto subito, senza indugi, puntando forte e rilanciando fino a $88.000.

La sua mano non è certo irresistibile, si tratta in ogni caso di un semi-bluff con quattro “out” che gli conferiscono una equity del 24%. Si tratta in ogni caso di una mano particolarmente adatta a questa tipologia di mossa, visto che costringerebbe molte mani marginali e bluff ad abbandonare.

Però Esfandiari ha una buona mano, e non si fa ingannare dalla mossa di Brunson che cerca di fingere una monster hand. Esfandiari chiama, così facendo mostra che il suo gioco non implica un bluff e non effettua un contro rilancio, perché nessuna mano peggiore della sua lo chiamerebbe.

Due check sibillini

Il turn regala ad Esfandiari la carta dei suoi sogni. Infatti gli conferisce il “nuts” (la mano più forte al tavolo), e ovviamente spera che il suo avversario abbia dalla sua parte proprio una coppia di assi.

Esfandiari effettua un altro check, invitando il suo avversario a puntare, praticamente gli chiede di puntare.

Però Brunson non si fa ingannare e segue il check di Esfandiari lasciando intravedere più chiaramente quale potrebbe essere il suo range di gioco. Nel caso avesse avuto un tris, avrebbe certamente puntato nuovamente, quindi è possibile eliminare praticamente tutte le mani realmente forti dal range di Brunson.

Al contrario, dalla prospettiva di Esfandiari, è possibile che il suo avversario abbia in mano l'ultimo asso. Il check di Brunson dice a Esfandiari che il suo avversario potrebbe non essere sicuro della sua mano o che in questo momento si trovi con una mano che allo showdown potrebbe garantirgli la vittoria del piatto, e non si tratta dunque semplicemente di un bluff.

Arrivati al river, Esfandiari si trova a dover decidere “puntare o non puntare.” Decide strategicamente di effettuare un altro check, in parte perché il check di Doyle al turn ha limitato molto il range del campionissimo.

Il modo di giocare di Brunson non fa pensare che si trovi con in mano delle buone carte, ma è invece sempre possibile che stia cercando un bluff o si trovi con una mano dal valore marginale.

In poco tempo l'intelligenza della mossa di Esfandiari al river mostra i suoi frutti.

In trappola!

Brunson si trova a fronteggiare nuovamente un check da parte di Esfandiari, e ovviamente vede la possibilità di rubare il piatto con in mano semplicemente il Jack come carta alta.

Punta quindi circa due terzi del piatto, cercando di rappresentare una mano forte come doppia coppia, un tris o una scala.

Però ovviamente Esfandiari non si lascia intimidire da un possibile 6-5 o un improbabile 5-2. Al contrario, dopo il check di Brunson al turn, Esfandiari valuta che Doyle potrebbe avere in mano un tris basso o una doppia coppia, infatti entrambe queste mani gli avrebbero permesso di puntare al river.

Esfandiari non si spaventa facilmente, soprattutto con la mano che si ritrova e ovviamente vuole trarre ancora più valore da questo piatto.

Non è possibile dire se Esfandiari avrebbe o meno chiamato un eventuale giocata da brividi con un contro rilancio all-in di Texas Dolly, visto che Brunson deve abbandonare per forza la sua mano.

Conclusione

Doyle Brunson utilizza una mano in semi-bluff per iniziare una battaglia contro Esfandiari, ma questo si traduce in una sfida per lui molto costosa.

“The magician” non si lascia intimidire, non molla la sua mano e infine mostra tutte le sue abilità di prestigiatore del poker quando centra il bersaglio grosso al turn.

Brunson cerca di lottare fino alla fine, come il grande giocatore che ha sempre di mostrato di essere, ma in questo caso non ha alcuna possibilità di portarsi a casa un piatto gigantesco.

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