Smettila di Lamentarti: Influisce sul Tuo Poker!

Di: Arthur S. Reber

Scriverò questo pezzo con lo spirito dei “dodici passi”. Li conoscete, vero, i dodici passi che un alcolista deve compiere sulla strada della sobrietà a lungo termine?

Comincerò con la prima fermata di qualsiasi “lungo viaggio tormentato”: la confessione.

Lo ammetto: sono un lamentoso uscito dal tunnel (be’, diciamo quasi uscito).

Mi lamentavo come pochi sanno fare.

Battevo i pugni al petto, urlando al cielo tutte le cose incredibili e cattive che mi capitavano al tavolo da poker.

“Signore”, una volta mi ha detto un tizio (con un sorriso sadico), “vuole un po’ di biscotti, che continua a piangere su quel latte versato?”.

Dopo due ore in cui non vedevo una mano che fosse una, cominciavo a far vedere i miei 8-3 e J-2 al tizio seduto alla mia destra, giusto per avere un po’ di comprensione.

Dopo altre due ore cominciavo a brontolare su tutte le mani che non riuscivo a vincere.

Dopo altre due ore cominciavo a vedere le streghe.

Punti deboli? Chi, io?

Tutto è cominciato a cambiare tre o quattro anni fa (ci vuole tempo per certe cose, sapete com’è).

Un vecchio amico, che ha giocato da professionista per anni, mi prende un bel giorno e mi dice: “Sai, prof - mi chiamava così, e ancora oggi a volte lo fa - hai un grosso punto debole nel tuo gioco”.

“Cosa”, gli rispondo, “Punto debole? Io? Moi?”

Dopo aver abbassato lo sguardo per quei dieci secondi in cui mi imponevo di non dire niente di brutto o di provocatorio, rialzo gli occhi e gli chiedo qual è.

“Ti lamenti sempre”, mi risponde. “Devi smetterla di lamentarti in quel modo.

Influisce negativamente sul tuo gioco”.

Dato che sono un buon giocatore di poker, so quando ho una mano perdente. E quella volta era così. Perciò smisi di stare sulla difensiva e portai il mio amico al bar, dove ci scolammo una serie di birre per le due ore successive.

E dato che sono un ottimo psicologo, l’ho ascoltato con attenzione e ho accettato la verità per come me l’aveva sbattuta in faccia.

Ecco cosa mi ha spiegato quel mio amico:

1. Quando ti lamenti, non ti concentri sul gioco

Ti distrai, e fai meno attenzione agli elementi necessari del gioco.

Se fai vedere la tua 503esima mano spazzatura al tizio seduto accanto a te, non fai caso a quello seduto due posti alla tua sinistra che continua a piazzare rilanci esagerati pre-flop chissà da quanto.

Questa è una cosa che dovete per forza sapere, dato che è un fattore chiave quando si tratta di determinare che tipo di mano dovete avere, e come la giocherete quando finalmente deciderete di entrare in un piatto.

2. Quando vi lamentate ad alta voce, se ne accorgono tutti

Nel poker ce ne sono di cose che vengono notate al tavolo, ma poche sono economicamente devastanti come lamentarsi.

Gli altri giocatori lo noteranno e cominceranno a mettervi nel mirino. Quando succede, diventerete la loro manna dal cielo.

I giocatori astuti inizieranno ad avvantaggiarsi del vostro stato emotivo. Giocheranno più aggressivi contro di voi, in particolare su board carichi di progetti.

Dato che vi siete messi in modalità “la mia vita fa schifo”, tenderete a credere che i vostri avversari abbiano chiuso i loro progetti, e finirete per foldare mani vincenti.

Inoltre, giocheranno più mani speculative come 7-5s e Q-4s, sapendo che con un po’ di fortuna potranno farvi saltare fuori dai gangheri ancora di più.

Il valore atteso di queste mani marginali aumenta quando vengono giocate contro di voi e, come risultato, non farete altro che invitare gli avversari a provare questo tipo di mosse contro di voi.

3. Concentrando le vostre energie sulle mani spazzatura che ricevete, non riuscite a capire che in realtà alcune di loro hanno del valore, in alcune situazioni.  

Se giocate al No Limit Hold’em mid-stakes (come me) ogni tanto vi troverete a giocare mani com 9-7 da late position, o ad aprire un piatto con un rilancio da early position con 5-5.

Ma se investite tutte le vostre energie mentali per lamentarvi che state continuando a ricevere mani come 9-7, non sfrutterete alcune situazioni che in realtà hanno un valore atteso positivo nel lungo termine.

4. La vostra immagine al tavolo vola fuori dalla finestra

Sembrerete giocatori amatoriali: ogni punto debole del vostro gioco (oltre il lamentarsi) viene amplificata.

I vostri avversari non rispetteranno più le mosse che tenterete di fare, e quando finalmente riceverete una mano e punterete come uno che ha qualcosa di grosso, tutti folderanno.

In breve, costringerete voi stessi a diventare il peggior tipo di giocatore: il “weak-tight”.

5. Continuando a lamentarvi di quanto siete sfortunati, cominciate a comportarvi come il classico individuo “senza speranza”

Si tratta di una condizione molto nota che gli psicologi chiamano “incapacità acquisita”.

Succede quando una persona continua a subire (letteralmente o metaforicamente) e alla fine è portata a credere che nulla fermerà mai il dolore.

Raggiunto questo stato, diventa molto difficile uscirne.

E se vi concentrate costantemente sulle cose dolorose e brutte che vi sono capitate, lo diventa ancora di più.

6. Lamentarvi non vi farà avere molti amici e non vi farà divertire

E, diciamocelo gente, non molto di noi giocano per pagarsi l’affitto.

Ci ritroviamo per giocare un po’ a poker, per divertirci nel nostro tempo libero con gli amici e farci quattro risate.

È difficile divertirsi, quando ci si lamenta in continuazione.

Ecco, direi che questo è più o meno tutto quello che mi ha detto quel mio amico.

Non aveva studiato psicologia, ma ne capiva bene molti aspetti. Gli sono grato per avermi indirizzato sulla strada del “recupero”.

Adesso devo fare solo altri sei passi prima di dichiararmi ufficialmente “sobrio”.

Sull’autore:

Arthur Reber ha giocato a poker e ai cavalli per quarant’anni. È l’autore di The New Gambler’s Bible e coautore di Gambling for Dummies.

Ex editorialista di Poker Pro Magazine e di Fun ‘N’ Games, ha collaborato anche con Card Player (con Lou Krieger), Poker Digest, Casino Player, Strictly Slots e Titan Poker. Reber ha elaborato una nuova struttura di valutazione delle questioni etiche e morali che emergono nel gambling, su invito dell’International Conference of Gaming and Risk Taking.

Fino a poco tempo era professore di psicologia al The Graduate Center, City University of New York.

Tra le sue tante attività in questo ambito, ha fatto parte anche del Programma Fulbright all’Università di Innsbruck, in Austria. Ora si è semi-ritirato, anche se ogni tanto fa visita agli studenti della University of British Columbia di Vancouver, in Canada.

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