La storia di Jimmy “Fiore” Casella, italoamericano pioniere delle Wsop

world series of poker 1971

A fianco dei più famosi Doyle Brunson e Amarillo “Slim” Preston, in pochi ricordano l’italoamericano Fiore “Jimmy” Casella (1924-1976) tra i campioni delle World Series of Poker dei primi anni Settanta.

La manifestazione, nata nel 1968, era ancora agli albori, ben lontana dal grande successo di pubblico che avrebbe conosciuto in seguito (e dai lauti guadagni che avrebbe garantito ai suoi vincitori).

Tre braccialetti in tre anni

Casella in particolare si mise in luce nelle edizioni del ’71 e del ’74, che gli fecero vincere tre braccialetti, uno dei quali nel ’71 con l’evento “$ 1,000 Limit Razz” e gli altri due nel ’74 per i tornei “$ 1,000 Razz” e “$ 10,000 Limit 7 Card Stud”. I guadagni complessivi raggiunti da Casella nel corso della sua carriera ammontano a poco più di 76mila dollari.

Il predominio dei Texani

amarillo slim
La leggenda ha un nome e un cognome: Amarillo Slim

Uno dei meriti di questo giocatore vissuto tra il ’24 e il ’76, hanno osservato gli addetti ai lavori, è di aver contribuito a scalfire il predominio dei texani nelle prime edizioni delle Wsop, sfidandoli sul “loro” stesso terreno (il Texas hold ‘em, appunto). Dal Texas proviene infatti Johnny Moss, vincitore tra l’altro di tre Main Event negli anni ’70, ’71 e 74. Lo stesso dicasi di Amarillo “Slim” Preston, campione nel ’72, che nacque in Arkansas ma condusse gran parte della sua esistenza in Texas.

Imbattibile nel Razz

Originario di New York, Casella si era trasferito a Las Vegas alla fine degli anni Cinquanta: pare che ciò che lo contraddistingueva rispetto ad altri concorrenti al tavolo verde fosse la volontà di andare oltre quella che oggi viene definita “zona di comfort”, sperimentando sempre nuovi giochi.

Si ricordano, in particolare, le partite di hi-low split sui tavoli del Flamingo disputate contro Puggy Pearson e Johnny Moss e, più tardi, Chip Reese. Dal ’67, quando il no-limit hold ‘em cominciava a diffondersi, si confrontava con Crandell Addington e Doyle Brunson ai tavoli dell’hotel-casinò Golden Nuggets. Contestualmente, si specializzò nella variante Razz, che gli permise di vincere un braccialetto nel ’71 e uno nel ’74.

Il testa a testa contro Johnny Moss

Nonostante questa specializzazione, dei guadagni complessivi conseguiti nel corso della sua carriera, poco più di 76mila dollari, 41mila provengono dalla vittoria dell’evento “Seven Card Stud” del ’74, del quale si ricorda in particolare il testa a testa finale contro il famoso Johnny Moss.

Il ‘74, come già accennato, fu un anno particolarmente fruttuoso per Casella alle Wsop, che riuscì a guadagnare due braccialetti sui sei disponibili. Al ’69, prima delle Wsop, risale invece la sua partecipazione alla Annual Gaming Fraternity Convention presso il casinò di Tom Moore.

Il ricordo del nipote

La figura di Casella viene in particolare rievocata dal nipote Francis J. Beckwith nel suo libro del 2008 “Return to Rome: Confession of an Evangelic Catholic”. Nell’opera autobiografica il filosofo Beckwith, professore alla Baylor University, racconta le sue personali vicende spirituali, che lo portarono ad abbracciare dapprima la fede cattolica per approdare quindi all’evangelica e a tornare nuovamente al cattolicesimo.

In un passaggio del libro l’autore americano ricorda quando si trasferì insieme alla famiglia a Las Vegas, dove suo padre aveva trovato lavoro come contabile presso alcuni hotel.

Il pallino della ristorazione

bob dylan
C'è anche Bob Dylan tra i ricordi di Casella

Sempre nella città del gioco il padre di Beckwith avviò un ristorante cinese chiamato “Gelo’s Lounge”, con la collaborazione del cognato Jimmy Fiore Casella e di altre persone. Jimmy Casella, scrive Beckwith “aveva un carattere vivace e solare. Assomigliava molto a Phil Foster, l’attore che impersonava il padre di Penny Marshall nella sit com ‘Lawerne & Shirley”.

Jimmy Casella, riporta “Return to Rome”, era del tutto estraneo al culto cattolico e cristiano, anche se diversi membri della sua famiglia furono interessati da esperienze di conversione. Tra loro, la moglie Doris e il secondogenito Peter, diventato pastore pentecostale dopo essere passato attraverso l’abuso di sostanze stupefacenti.

Al concerto di Bob Dylan

Nelle sue memorie Beckwith ricorda anche di aver seguito insieme allo zio e alla sua famiglia un concerto di Bob Dylan, del quale ha conservato un vivo ricordo nel corso dei decenni.

L’autore non manca comunque di condannare la condotta di Casella e di sua moglie e l’educazione lassista che diedero ai figli. Jimmy Casella morì di overdose nell’agosto del ’76, all’età di 52 anni.

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