Darinka Montico "dopo due giorni di corso ero già in servizio nei casinò londinesi"

Darinka Montico Walkaboutitalia

Intervista alla "massaggiatrice di teste" Darinka Montico che racconta la sua avventura ai tavoli verdi di Londra.

Figlia di madre croata e padre italiano, Darinka è originaria del Lago Maggiore. Dal '99 fino al gennaio 2014 ha girato il mondo svolgendo i lavori più disparati.

Tra questi, come già abbiamo avuto modo di scoprire in questo recente articolo, Darinka ha lavorato come massaggiatrice di teste dei poker player durante vari tornei nei casinò londinesi.

Lorenzo Invernizzi l'ha contattata per sapere di più su questa sua singolare esperienza:

 

Come sei finita a fare la massaggiatrice di teste nei casinò?

Nel maggio del 2013 sono tornata nel Regno Unito. Ero al verde e cercavo un lavoro che fosse soddisfacente dal punto di vista remunerativo. Ho trovato un annuncio di un'agenzia specializzata in questo genere di servizi. Ho fatto il colloquio e dopo due giorni di corso ero già in servizio in casinò londinesi come Marble Arch, Empire e Coventry. Durò circa otto mesi.

 

darinka montico2

Solo due giorni di corso?

Sì, in effetti non sono molti. Quando me ne sono andata ho scritto una mail al mio ormai ex capo nella quale segnalavo tutte le cose che secondo me non andavano. Tra queste, appunto, vi erano il poco tempo dedicato alla formazione e la quota che dovevamo versare all'organizzazione per poter lavorare, che secondo me era eccessiva. Non ho avuto risposta.

Fortunatamente avevo a fianco colleghe che provenivano da percorsi formativi specifici come per esempio fisioterapia, le quali mi diedero qualche dritta. Con alcune di queste ragazze sono ancora in contatto. Comunque è stata un'esperienza interessante anche per la varietà della clientela.

Durante i tornei di poker, per esempio, i giocatori avevano con sé i portafortuna più strani e potevi assistere alle pratiche scaramantiche più inconsuete... Ricordo per esempio un ragazzo scozzese che una volta si portò 15 cappelli diversi che cambiava nel corso della competizione.

 

Come funzionava il vostro lavoro?

Io e le altre massaggiatrici giravamo tra i tavoli. I clienti che avevano bisogno di noi potevano fare un cenno con la mano, un po' come si fa con i camerieri. Noi potevamo intervenire solo dalle scapole in su. La tariffa era di una sterlina al minuto: i giocatori generalmente ci dicevano prima quanto doveva durare il massaggio.

I clienti ti pagavano con le fiches. Io ero tenuta a versare al mio referente dell'agenzia un importo forfettario variabile a seconda del momento della giornata nel quale prestavo servizio.

Il lunedì pomeriggio, per esempio, non c'erano tanti clienti nel casinò e per lavorare pagavo 25 sterline. Il sabato sera, invece, si saliva a 120 sterline. Rispetto alle normali aperture del casinò, personalmente preferivo i tornei perché erano più stimolanti.

 

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Hai fatto qualche incontro interessante?

Proprio durante un torneo di poker mi chiese un massaggio Julian Gardner. Non specificò il tempo del massaggio. Alla fine rimasi lì qualche ora. Evidentemente gli ero simpatica. Parlammo anche molto, e mi disse che era innamorato del nostro Paese. 

 

Ti è mai capitato qualche cliente molesto?

No. La gente veniva al casinò per giocare. Indossavamo pantaloni lunghi e l'abbigliamento non era tale da attirare l'attenzione in questo senso. E poi come in tutte le case da gioco c'era il servizio di sicurezza.

 

Qualche richiesta insolita?

Una volta una signora mi chiese di piantarle il gomito in un certo punto del trapezio e rimanere così per un bel po' di tempo. Naturalmente feci quello che mi ordinava, domandandomi però che piacere si potesse provare in quella posizione.

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