La mano della settimana – Anche i migliori sbagliano

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13 aprile 2017, Scritto da: Francesco Cammuca
Postato su: Dentro PokerListings
La mano della settimana – Anche i migliori sbagliano

Nell’ultimo grande evento giocato a Praga nel 2016, David Peters era appena riuscito a togliere il primato del GPI a Fedor Holz.

Da allora, l’americano non si è fermato a guardare tutti gli altri grandi giocatori dall’alto in basso, ma anzi non si è fermato un attimo per giocare.

Tuttavia, durante il Challenger dell’Aussie Millions da 100.000 dollari non è riuscito a mollare la mano che stava giocando, ritrovandosi così eliminato e fuori dalla zona a premi.

Dal flop al river

Il Challenge dell’Aussie Millions da 100.000 dollari è un torneo a dir poco esclusivo. Quest’anno erano solo 18 i giocatori che hanno partecipato.

La mano in questione si gioca con sei giocatori ancora dentro. Tra questi solo in tre andranno a premio, con il primo che porterà a casa ben 882.000 dollari australiani.

I bui sono 3.000/6.000 con un ante di 1.000, gli stack sono tutti abbastanza deep. David Peters si trova sul big blind e ha 178.000 chip, ed è uno dei più corti.

Mike Watson rilancia e trova solo il call di Peters con

   

Il piatto sale a quota 37.000 per un flop che recita

     

Peters checka per poi rilancire a 67.000 sulla c-bet da 15.000 di Watson, che opta per il call. Il turn è un

 

Peters checka ancora. Watson punta altri 45.000 e trova il call di Peters. Il pot è ora salito a quota 157.000 chip prima del river, che è un

 

Un altro check da parte di Peters induce Watson ad andare all in. Peters pensa, poi prende il coraggio a due mani e fa call. Watson mostra

   

Per quello che è il second nuts. Peters viene eliminato e non rientra in zona premi.

Puoi anche vedere la mano in questo video

 

Analisi

Si potrebbe pensare che il call di Peters al river arrivi con due overcards o con una coppia, e sarebbe comunque una mossa loose. Ma dando un’occhiata un po’ più approfondita, ci sono delle buone ragoini dietro al call.

Andiamo ad analizzare un po’ più da vicino.

David Peters si ritrova con una mano che si è soliti difendere dal big blind di fronte a un rilancio. Il range di rilancio di Watson dal cut-off è molto ampio, così come lo stack a sua disposizione. Tutto fa dunque pensare ad un tentativo di steal.

Perciò il suo call dal big blind è standard, la sua mano è troppo forte per essere passata subito.

Top pair al flop, poi second pair

Il flop è ottimo per Peters, che trova la top pair con una mano che sarebbe dietro solo alle più forti presenti nel Texas Hold’em.

Queste si trovano in cima al range possibile di mani di Watson – si tratta di coppie d’assi, di K, di Q, di J, poi A-K e K-10 – oltre ovviamente ai set di 10, 7 e 2.

Ma il range di mani di Watson contiene combinazioni decisamente più deboli, pertanto non c’è alcun motivo per cui pensare al fold di fronte a una c-bet quasi obbligata.

La situazione cambia quando al turn arriva un J, che dal punto di vista di Peters è una carta poco gradita, ma di certo non è disastrosa.

Ma la size scelta da Watson e il call che porta il piatto ad ingrossarsi, potrà mai portare Peters a foldare al river?

Il canadese punta 45.000 e porta il piatto a 112.000, per poi salire a 157.000 dopo il call di Peters, che a quel punto si ritrova con 110.000 chip davanti a sè.

Peters sa che sta giocando contro un gran giocatore come Watson, pertanto bisogna gestire la pressione e mantenere alta concentrazione. David sa che quel J di picche ha aperto anche tanti draw di scala e colore per il suo rivale, che aprono anche la strada per un bluff.

Il problema del river

Il K arriva al river, e toglie dai piedi diverse draw di colore, oltre ad eventuali gut shot che non si sono tramutati in scale.

Watson shova, Peters non crede che il suo avversario possa aver centrato un Re o un 10. Piuttosto i pensieri di David riguardano l’eventualità di una scala chiusa con A-Q o Q-9 (oppure ancora 9-8 già chiuso al turn), se non un tris.

Pensiamoci bene: chi mai andrebbe direttamente all-in con una top pair o con un J centrato al turn?

In caso di fold, Peters avrebbe comunque circa 200 big blind a propria disposizione, ma in caso di vittoria del colpo avrebbe quasi la certezza di andare a premio.

Alla fine del torneo, come invece accade online, ogni giocatore non può rivedere lo storico delle mani giocate. Peters, dal canto suo, pensa solo al fatto di non aver visto concretizzare il colore, e quindi chiama.

Il punto di vista di Watson

Mike Watson 100k challenge2

L’esperienza vissuta da Watson in questa mano è decisamente diversa. Il flop per lui è dry, in quanto si ritrova senza progetti e con una sola overcard.

Il J che arriva al turn è una carta magica per lui: si apre la bilaterale e c’è la possibilità di condurre la mano in semi-bluff, avendo così pot equity, fold equity e una serie di emplied odds da sfruttare.

Tuttavia, ci rimane un grosso interrogativo. In caso di river bianco, Watson sarebbe andato comunque all-in? Non possiamo saperlo, ma non possiamo neanche escluderlo.

E questa cosa giustifica il call di Peters, anche se il timing non è stato dei migliori.

Conclusioni

Mike Watson e David Peters hanno dato il massimo in questa mano, entrambi hanno cercato di aumentare la pressione strada dopo strada.

Ma alla fine ha prevalso Watson, che alla fine del torneo ha anche portato a casa un secondo posto da 400.000 dollari australiani!

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