"L'importante è non far la fine della Spagna"

Henrique Pinho si racconta ai taccuini di PokerListings e confessa: "Il livello del poker portoghese è ancora troppo basso. Miglioreremo"

A margine dell’EPT dei (quasi) record di una Barcellona che non è riuscita a fare più iscritti della tappa di Sanremo vinta da Liv Boeree, Esther Diaz Amores ha incontrato Henrique Pinho, team pro Pokerstars portoghese con idee molto precise sul futuro del poker legale europeo.

Maturato dopo la sua recente paternità, Pinho ci ha spiegato la sua visione di un “nuovo ordine mondiale del poker” messo a rischio dal più tremendo degli errori: il sistema spagnolo

PokerListings: Tra un mercato ancora non regolamentato e le prime vochi di legalizzazione, come se la passa il poker in Portogallo?

Henrique Pinho: Da anni il Portogallo vive in una sorta di limbo. Penso che il governo sappia cosa sta succedendo e sta aspettando di capire come cambierà il mercato europeo in modo da prendere le sue decisioni con ulteriori informazioni a disposizione.

Penso faccia bene, visto che questo potrebbe evitarci di fare la fine della Spagna.

In che senso?

Non so cosa succederà in futuro, ma vedo di buon occhio tutti i paesi latini e più siamo meglio è. Più giocatori, più possibilità di vittoria.

Ecco perché sarà difficile avere molta azione nei paesi più piccoli se si rimane tutti separati l’uno dall’altro.

Quindi sei favorevole ad una legislazione comune europea, giusto?

Ovviamente. Se fosse possibile averne una a livello mondiale, sarebbe pure meglio.

Credo che si debba sviluppare una normativa europea. Sarebbe meglio aprirla a quante più nazioni possibile.

Mentre aspettiamo che questo succeda, quale pensi sarebbe il modello migliore per il Portogallo?

Non sono un esperto in materia di legislazione, ma credo qualcosa di simile agli Stati Uniti. Vorrei che che un giocatore capace di vincere molti soldi possa anche togliere le spese di gioco dalla sua dichiarazione dei redditi.

Il problema è che in Europa non c'è questa tradizione per i giocatori di poker. Credo non ci siano paesi come questo.

Saresti disposto a lasciare il Portogallo, se la situazione legale dovesse cambiare?

Non lo so, per il momento aspetto e basta.

E se la situazione dovesse diventare simile a quella spagnola? Faresti un biglietto di sola andata per lasciare il Paese?

Sì, se non potessi giocare in Portogallo a causa di tasse troppo alte, me ne andrei. Ma se capitasse domani, non me ne andrei subito. Ho un figlio piccolo – ed èra è lui la cosa più importante.

Da quando c’è lui le mie priorità sono cambiate, ed il poker è diventata la seconda.

Per il momento sono sicuro che almeno nei prossimi cinque o sei mesi non dovrei muovermi dal Portogallo. Con i soldi che ho, non penso avrò particolari problemi in futuro.

Diciamo che per il momento sono contento e non penso al futuro lontano. Il poker per me è sempre stata un'attività a medio termine.

Anche parlando dei tornei, ad esempio, so che dopo Barcellona farò un torneo in Portogallo, l'EPT di Londra e poi non so. Sono un giocatore da breve e medio termine.

Qual è il livello dei tornei live in Portogallo?

I buy-in sono molto bassi – in genere parliamo di 200 o 300 Euro. È facile trovare giocatori ancora alle prime armi, quindi direi che il livello dei giocatori sia piuttosto basso.

È un bene o un male?

Entrambe le cose. Tutti noi eravamo scarsi quando abbiamo iniziato. Nessuno ha cominciato giocando da professionista al primo giorno.

Molti giocatori stanno iniziando a cercare di combinare qualcosa. Miglioreremo.

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