Kara Scott: "Giudicate il nostro modo di giocare a poker, non il nostro fisico!"

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La presentatrice-giocatrice, compagna di Giovanni Rizzo, si racconta a cuore aperto in esclusiva per PokerListings.

Irish Poker Open 2009. Kara Scott, già nota tra gli appassionati di poker per la conduzione di alcuni programmi televisivi e radiofonici, sfiora la vittoria dell'evento: arriva seconda, si porta a casa 312.600 euro e dimostra a tutti che non sa solo parlare di poker, ma sa anche giocarci.

Avrebbe potuto - potrebbe - diventare una giocatrice professionista di successo, e invece ha deciso di continuare a fare principalmente il suo lavoro nei media. Sempre professionale, sorridente e disponibile, Kara ha concesso un'intervista molto interessante a Fred Guillemot della redazione francese di PokerListings.

Eccovi i passaggi più significativi.

 

PokerListings: Qual è la parte più interessante del tuo lavoro di presentatrice tv del poker?

Kara Scott: Divertente, sai che ho appena scritto qualcosa sull'argomento, ma ancora non è stato pubblicato? Per me, la cosa più interessante è poter parlare con tutti i giocatori.

Mi piace parlare con i professionisti e intervistarli, ma amo molto anche ascoltare le storie delle persone "normali". È molto interessante, perché puoi sentire tutti gli strani modi in cui le persone si sono avvicinate al poker o alle loro altre passioni.

Ecco perché mi piace parlare in generale con chi frequenta l'ambiente del poker e ascoltare le loro storie. È la cosa più interessante per me.

 

PL: E qual è invece la parte più difficile?

KS: A volte è dura intervistare giocatori che non hanno nessuna voglia di essere intervistati. Sono lì perché sentono di doverlo fare, ma sono infastiditi dalla cosa.

Spesso li intervistiamo durante le pause, e magari loro vorrebbero riposarsi o fare altre cose. Può essere molto difficile, perché lo vedi subito quando uno non vorrebbe essere intervistato, però tu vuoi comunque tirar fuori qualcosa di buono, che non vi faccia perdere tempo a entrambi.

Mi è capitato, per fortuna solo qualche volta, di intervistare giocatori che mi rispondevano a monosillabi. A quel punto pensi "oh cavolo"…

 

PL: Secondo te, i media cosa possono fare per migliorare la copertura del poker e magari renderla più accessibile?

KS: Credo che la copertura degli eventi sia cambiata molto, in questi sette anni in cui ci lavoro. È un bene, perché la gente cerca di essere creativa.

Tutto il materiale disponibile online oggi è di ottima qualità, rispetto a quanto eravamo abituati, e anche la tecnologia è migliorata. Ma è importante continuare a lavorarci.

Però una delle cose più importanti, il mercato meno sfruttato nel poker, è quello delle giocatrici femminili. E io non penso che la gente se ne renda conto abbastanza.

Se vogliamo più giocatori, a quale campione della popolazione che non è molto rappresentato dobbiamo pensare? Alle giocatrici donne.

Penso che sia questo il motivo per il quale è importante che i tornei di poker non siano situazioni nelle quali si trovino comportamenti che mettono a disagio le donne.

 

PL: Tipo quali?

KS: Quando ero a Malta per il Battle of Malta, ero seduta al tavolo con un'altra donna che gioca da sette anni. E ogni tanto faceva di no con la testa, hai presente?

Le donne non vogliono venire a giocare a poker e sentirsi in quel modo. Dobbiamo promuovere l'idea che le donne siano persone come gli altri, smettere di concentrarci solo sul loro look o sulla loro sensualità.

Sono cose che non c'entrano niente col poker.

 

PL: Però è difficile, perché concentrarsi sulle donne rischierebbe di isolarle.

KS: Vero e non penso sarebbe necessario, in realtà.

Ma magari durante i tornei potremmo concentrarci su tutte le donne che giocano, invece di parlare solo delle modelle, di quelle carine; potremmo parlare delle loro qualità al tavolo.

Ho parlato con molte persone che non conoscono bene il poker, e la loro risposta è stata: "Ma tutte le brave giocatrici sono praticamente degli uomini, no? Voglio dire sono aggressive, non molto alla mano o femminili…"

Okay, allora: a) le donne non sono tutte uguali: c'è donna e donna. E b) tutte queste qualità di cui parlano, non sono "maschili" o "femminili", perciò basta mettere le donne in una categoria differente.

Spero che in futuro avremo un trattamento più simile a quello degli uomini, e voglio anche vedere un maggior numero di donne al tavolo.

Dobbiamo solo trovare il modo per concentrarci sulle donne come giocatrici, invece di guardare il loro aspetto. Ma magari la mia non è un'opinione molto condivisa…

 

 

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