Jake Cody “Da quando sono padre voglio vincere per investire!”

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Esclusiva intervista a Jake Cody che ci parla non solo di poker, ma soprattutto di come gestire gli affari quando oltre al gioco si ha una famiglia sulle spalle

Jake Cody è uno dei pochissimi giocatori (in tutto 5) ad avere la cosiddetta Triple Crown: un titolo EPT, un WPT e un braccialetto WSOP.

Gli altri sono , Davidi Kitai, che abbiamo recentemente intervistato,  Bertrand Grospellier, Roland De Wolfe e Gavin Griffin.

Il giocatore britannico è originario di Rochdale nel Nord England e fu proprio a Deuville, dove il nostro inviato Dirk Oetzmann lo ha incontrato, che molti anni fa mise le mani sulla sua prima più grossa vittoria nel poker.  

Era il 2010 e il primo posto nel Main Event dell’EPT gli frutto ben 857.000 euro oltre alla fama che, negli anni successivi, non gli è mai più mancata.

 

Tornare qui ti fa venire in mente vecchi ricordi?

Deauville sarà sempre un posto special per me. La vittoria del mio primo evento EPT è una delle cose più emozionanti che mi siano mai capitate.

Non dimenticherò mai quel momento ed inevitabilmente ogni volta che torno qui mi sembra di riviverlo!

 

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Fino a qualche anno fa vivevi a Leeds con altri giocatori… 

Si e in casa originariamente oltre a me c’erano Jamie Sykes e Ashley Mason.

Poi sis ono uniti Matt Perrins, Rob Woodcock e anche JP Kelly ha passato molto tempo con noi per ben 3 o 4 anni se ricordo bene.  

È stato davvero un bellissimo period e siamo tutti ancora molto legati.

 

Oltre al poker, che giochi, sei un grande fan del football, vero?

Si sono una grandissimo supporter del Manchester United! Mio padre era un rivenditore autorizzato dei biglietti degli incontri di football e sono praticamente cresciuto a pane e calcio.  

Ancora oggi provo ad andare almeno un paio di volte l’anno a qualche grande match, quando non sono in viaggio per giocare a poker.

 

Ci sono secoli di rivalità tra Francia e Inghilterra, credi che ancora oggi sia così?

Hahaha, in effetti ancora un po’ si sente questa rivalità e anche nel mondo del poker tra giocatori ci piace giocarci un po’ su, ma si alla fine credo che noi inglesi siamo comunque più forti! (ride)

In ogni caso posso dire che la Francia è senza dubbi il paese in cui preferisco giocare a poker!

 

Dall’essere un punk del poker ad un padre di famiglia, la tua vita è molto cambiata?  

Si in effetti ho avuto la mia fase “punk” ma per l’appunto è stata giusto una fase che è durata qualche anni nei miei primi venti anni, da allora sono molto cresciuto.  

Al di là dello stile, o del modo di vestire, preferisco ormai pensare di più a me come ad un uomo e ad un padre e non più come ad un ragazzo che gioca a poker.

Essere un genitore ha stravolto la mia vita e lo ha fatto in meglio. Ma ha anche aggiunto molte più responsabilità, che diventano invisibile quando mio figlio mi sorride!

 

Partecipavi alle WSOP come single e ora arrivi con tutta la famiglia. Lo senti come uno stimolo in più per far bene in quei giorni? 

In teoria viaggiare a Las Vegas con tutta la famiglia potrebbe sembrare più costoso ma nel mio caso non lo è, soprattutto perche mi evita di cacciarmi nei guai! (ride)

Alla fine mi ritrovo a mangiare a casa evitando costosi banchetti in giro per Sin City, o lunghe serate nei club a buttare via soldi preziosi con cui invece posso partecipare a più eventi.

Da quando ho famiglia sento di voler vincere soprattutto per poter investire in qualcosa di più che in una macchina sportiva!

 

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