[Intervista] Luca Pagano: 15 Anni di Poker Raccontati a PokerListings

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"L'EPT insieme all'IPT? Ne parliamo l'anno prossimo."

"I pokeristi sono stressati? È perché non hanno provato altre cose". E poi ancora: "Sul poker live ti dico che abbiamo fin troppi tornei. Dovremmo tagliarne qualcuno."

Per quanto probabilmente il galateo del poker imponga di non disturbare mai un player nei momenti immediatamente successivi all’eliminazione da un evento importante come l’high roller dell’EPT San Remo (uno di quelli con buy in da 10.000€, per intenderci), non siamo riusciti a resistere all’idea di strappare Luca Pagano al tavolo di PokerStars e tempestarlo con una raffica di domande che vi proponiamo in versione integrale in modo che possiate conoscere, senza filtri, uno degli uomini che più di tutti incarna l’immagine del poker italiano – al tavolo e non.

Luca, so che il momento potrebbe non essere dei migliori, ma se non ti chiedo dell’High Roller, poi va a finire che stanotte non riesco a prendere sonno. Ma che è successo?

Ho fatto due di quegli errori che si pagano. In uno, ho solo chiamato da BB con JJ mentre forse avrei dovuto spingere di più. Per me quella è una mano traumatica che io gioco sempre con il freno tirato.

Peccato perché lì un mio avversario ha chiamato con A8, flop 885 ed ho finito per perdere i primi 60K.

Poi, sempre lo stesso giocatore, mi ha fatto prima un bellissimo bluff al river e poi mi ha anche mandato out in un coinflip che era giusto vincesse.

Qualche rammarico?

Mah, che posso dirti, ieri avevo giocato sicuramente meglio e mi era capitata qualche carta in più. Oggi non sono mai entrato in partita. Parte del gioco, dai.

Che dici, è un risultato che influisce sul bilancio complessivo del torneo oppure il poker giocato non ha più poi così tanta importanza per te…

Parli in generale o…

No, parlo di questo torneo. Dell’EPT di San Remo. Riesci a considerarlo ancora “soltanto” una tappa dell’European Poker Tour?

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Luca al tavolo con Steve o'Dwyer all'EPT San Remo 2012
 

No, perché per me l’EPT di San Remo è soprattutto organizzazione. Per questo ti dico, sono contentissimo di come sia andato in termini di numeri e qualità visto che abbiamo avuto nomi importantissimi ai tavoli.

Sinceramente credo siano mancati un po’gli italiani: abbiamo fatto più stranieri rispetto all’anno scorso ma anche qualche italiano in meno. E questo ha inciso sul bilancio del Main Event.

Lo dici come fosse un caso. Non credo sia stata una flessione del tutto inaspettata – o sbaglio?

È una cosa che deve farci riflettere: credo che la congiuntura economica in Italia non aiuti perché, anche se qualcuno pensa il contrario, la crisi c’è e si sente anche nel gioco.

Poi il fatto è che ci sono tanti tornei in Italia e forse bisognerebbe concentrare le forze riducendo il numero degli eventi.

Insomma, non è un periodo facile.

È un periodo in cui bisogna avere la pazienza di sopravvivere.  Bisogna avere rispetto del giocatoreed offrire servizi di buon livello.

Credo ci vorrà ancora almeno un anno prima di tornare su numeri importanti.

Non pensi che copiare la formula spagnola di un EPT organizzato insieme all’Estrella avrebbe aiutato a portare più player italiani? Come mai non abbiamo visto l’IPT in questi giorni?

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Potrebbe non essere il momento di far aumentare le spese dei player organizzando IPT ed EPT insieme.
 

In realtà sarebbe dovuto andare così ma abbiamo avuto un problema di date tra le WSOPE di Cannes ed il Rally di San Remo in partenza in questi giorni.

Il compromesso per il 2012 è stato l’IPT High Roller da 5.300€ con reload che è andato molto bene. Anche se l’idea di combinare EPT ed IPT rimane per l’anno prossimo.

Tieni anche presente che l’Estrella ha un buy in di 1.100€ e questo vuol dire che non compete con un torneo da 5.300€, mentre i 2.200€ dell’IPT potrebbero togliere qualche iscritto all’EPT.

Non so perchè ma non mi sembri entusiasta all’idea di organizzare EPT ed IPT insieme…

Devo esser sincero: so che PokerStars la pensa diversamente e su questo ci stiamo confrontando.

Loro pensano che il festival lungo faccia bene, io invece che faccia lievitare le spese e ci faccia perdere quei giocatori non professionisti sui quali puntiamo.  Credo sia meglio vedere come prosegue questa stagione EPT e valutare poi.

Se dovesse funzionare, sarei contentissimo di mettere un IPT in testa all’EPT. Avendo le date disponibili, ovviamente.

Però hai detto una cosa che dobbiamo approfondire altrimenti uno potrebbe non capirla nel modo giusto. Dici: “dovremmo farne meno live”. Pagano è diventato un nemico della legalizzazione?

In realtà la legalizzazione del live andrebbe ad alimentare i circuiti come l’Italian Poker Tour.

Non abbiamo indicazioni precise ma nelle sale da poker ci sarà sicuramente un limite nel buy in. E se questo sarà di 200€ o  500€, non avrà niente a che fare con l’IPT.

Anzi, ci darà la possibilità di creare dei satellite che andranno a sfociare all’interno dell’Italian Poker Tour.

Passiamo all’online. In questi giorni si parla tantissimo del possibile decreto Balduzzi. Non ti sembra sia una mossa quantomeno “discutibile” verso chi ha già pagato per avere la concessione AAMS ed ha investito per creare piattaforme conformi alla regolamentazione italiana?

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Il Ministro tecnico Renato Balduzzi
 

Ma questo è un classico all’italiana! Pensa anche solo allo scudo fiscale: la storia, in Italia, è sempre andata così.

Battute a parte, io sono d’accordo con il principio di regolamentare il settore del gioco ed i messaggi che vengono diffusi in determinati orari sensibili. Diciamo che non ho mai condiviso molto la pubblicità dei casinò online alle 4 del pomeriggio.

Sui casinò, siamo d’accordo. E sul poker?

Credo che il poker, da qui ai prossimi mesi, verrà trattato forse come le aziende di alcolici. Spero non come il tabacco perché alla fine non facciamo davvero nulla di così male.

È possibile che un domani  non potremo dire “gioca su PokerStars perchè puoi vincere un milione” ma “gioca su PokerStars perchè è la poker room numero uno al mondo” – non credo sia poi così sbagliato.

Non condivido l’idea di far passare l’illusione di poter  vincere un milione alla roulette o vincere facilmente il Sunday Million. Non credo sia quello che i concessionari hanno mai cercato.

Aspetta però. Hai fatto un esempio interessante: tabacco ed alcool. Che sono anche due settori con un potere di lobby secondo a pochi, no?

Ah, beh, ma in realtà anche la lobby del gioco è …

Fermo. Aspetta. “del gioco” o “del poker”? Perché a me sembra che quella del gioco sia frammentatissima.

Assolutamente sì.  Qui potremmo parlare per ore sulla necessità oppure meno di avere una lobby del gioco. O meglio – se sia giusto o meno avere le lobby in generale.

Io credo sia giusto che le lobby esistano, come è giusto che i settori difendano i propri interessi. L’importante è che tutto sia fatto alla luce del sole.

Insomma, mi piacerebbe un modello simile a quello americano - che è sicuramente meglio di quello che abbiamo in Italia.

Perché? Quale sarebbe il problema del modello italiano?

Uno dei problemi è che al momento abbiamo una lobby molto frammentata e che il mondo del gioco paga errori del passato legati a questa frammentazione.

Per quanto si pensi il contrario, il gioco come taboo – la concezione negativa del gioco, non è ancora passata. E senza dubbio avere un movimento unito avrebbe aiutato a cambiare le cose.

Passiamo un momento al “Luca Pagano - organizzatore”: molti dei miei colleghi stranieri, quando vedono il nome della Pagano Events ancora non capiscono di cosa si tratti. Come facciamo a spiegarli le cose con la dovuta cura?

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"La Pagano Events? Una grande avventura lunga ben 15 anni!"
 

La Pagano Events è partita almeno 15 anni fa quando era composta da mio padre (organizzatore di tornei di backgammon) e me (giocatore di poker). Insieme ci occupavamo di organizzare tornei di poker nelle crociere.

E guarda che parlo di 15 anni fa, quando il poker non era nemmeno lontanamente quello che è oggi. Al tempo non c’era nemmeno PokerStars.

E poi, che è successo?

Poi, quando abbiamo visto che le cose andavano bene, abbiamo cominciato a chiedere al casinò di San Remo di organizzare dei tornei. Ma qui vedevano il poker come un “nemico” di baccarat e punto banco, per cui ci hanno sempre mandato via.

Dopo tre anni (maggio del 2006) hanno ceduto – credo più per toglierci di mezzo che altro – e, nemmeno una settimana dopo la fine del torneo, ci hanno chiamato chiedendoci di organizzare altri sei tornei.

Oggi, a tanti anni di distanza la Pagano Events si occupa di comunicazione, gestisce due gaming hall, ha numerosi progetti in vista della partenza del live ed ha un accordo per gestire tutti gli aspetti di live di PokerStars.

Ecco, visto il tuo successo da imprenditore, devo cambiare una domanda. In genere chiedo ai più giovani come immaginino il loro futuro in 10 anni – ma non penso  la cosa abbia molto senso per te.

Quello che mi incuriosisce sapere da te,  invece, è se credi che ad oggi esista già un “nuovo Pagano”: un giovane player che pensi sia in grado di fare un salto di qualità simile al tuo.

A dire la verità credo ci siano in giro dei giovani con una buona testa che possono fare tanto.

Quello che non so, è se abbiano le capacità di rimettersi in gioco passando ad una vita molto più difficile e stressante di quella che vivono loro oggi.

Più stressante? Ma se qui pensano che non ci sia nulla di più stressante della vita del player? Sai che potresti avere tutti contro dicendo una cosa simile?

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"Fare il pro di poker è stressante? Nulla in confronto ad altri lavori."
 

Ti dico, molto più stressante. La vita del player significa giocare quando si vuole, viaggiare, passare da un torneo all’altro. Quella dell’imprenditore ha dei livelli di stress molto superiori ed è su un piano completamente diverso.

Perciò, ti dico, non so chi possa avere quello che serve per un salto di qualità del genere.

Forse io sì. Tra le chiacchierate che mi sono fatto in questo EPT, mi è rimasto in mente quello che mi ha detto Giovanni Rizzo sull’importanza di saper diversificare.

Sostiene Giovanni che i player online spingono soltanto bottoni per tutto il giorno – e quello, alla fine, annoia.  Per questo lui prova a rinnovarsi tentando anche investimenti off poker sulle energie rinnovabili. Che te ne pare?

Grande gioriz! Ha ragione. Anche io non escludo di cambiare ancora.

La notte, mi capita di riprendere in mano libri di informatica e ricominciare quegli studi che ho abbandonato dopo due anni per fare il giocatore. Magari è quella la mia strada.

Magari. Anche se pure quella del poker non è andata così male

Certo, ma ho bisogno di fare qualcosa di più.  Non vorrei un giorno dovermi trovare davanti ai miei figli e raccontargli che nella sua vita loro padre ha soltanto giocato a poker. È uno stimolo personale.

Torniamo sui tornei. Dimmi qualcosa sui disastri di settembre: tra Partouche ed ISPT, che succede ai tornei dal montepremi “garantito”?

Il garantito è una macchina di pubblicità e marketing potentissima, ma chi la usa deve sapere perfettamente quello che fa.  E poi, ovviamente, il problema è chi garantisce.

L’espansione del poker ha permesso a molti di inserirsi nel settore e ritagliarsi uno spazio per dire la propria. Ora che la situazione è cambiata, i rami secchi stanno cominciando a cadere.

Io non metto in dubbio che Tapie abbia la liquidità necessaria per stare nel poker e tener  fede a certe promesse; il problema è che potrebbe non bastare solo quella.

Sai bene che per quanto sia noioso e già sentito non posso lasciarti andare senza chiederti almeno un commento sull’acquisto di Full Tilt Poker.

Full Tilt Poker Viktor
"Full Tilt Poker non poteva fallire. Non in quel modo."
 

Certo, e ti dico che sono convinto che l’acquisto di Full Tilt da parte di PokerStars abbia fatto un gran bene al poker.

Full Tilt Poker era la seconda sala dopo PokerStars e non poteva scomparire cancellata per frode con tutti i soldi dei giocatori. Avrebbe fatto malissimo al gioco.

Pericoli di monopolio?

Guarda, per quello che so io, le due sale avranno dei management separati e non escludo si faranno spesso concorrenza l’una con l’altra.

So bene come al giorno d’oggi sia complicatissimo, per un nuovo attore, inserirsi nel settore – ma io credo che gli altri dovrebbero usare PokerStars come modello per proporre dei prodotti “diversi”, “innovativi”. Trovando la loro nicchia, insomma.

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