Il "no" della Francia alla liquidità condivisa affosserà il poker online?

francia poker

L'Assemblea Nazionale francese ha respinto la richiesta dell'ARJEL di introdurre una legge digitale che permetta agli operatori di poker online di aprire i confini all'Europa.

Niente da fare: la Francia non aprirà alla liquidità condivisa europea nel poker online. Un duro colpo per gli operatori del settore, soprattutto di quei mercati chiusi - come appunto la Francia, ma anche la Spagna, in Portogallo e l'Italia - che speravano di assistere al primo passo verso un mercato comune made in Europa.

La Francia ha regolamentato la sua industria di poker online nel 2010, ma da allora le entrate sono diminuite in maniera costante, visto che il mercato chiuso non ha prodotto una liquidità tale da attirare i giocatori. Sembra non a caso che, secondo alcune stime, i residenti francesi che evitano il mercato regolamentato per giocare su siti internazionali e privi di licenza siano addirittura il 47% del totale dei giocatori.

Un bacino di utenti condiviso dall’UE                       

arjel francia poker online
Un secondo rifiuto per la liquidità condivisa

Per impedire che il mercato del poker online francese scompaia, la soluzione proposta era appunto mischiare i bacini d'utenza tra i paesi membri dell'Unione Europea, seguendo così un modello più progressista come quello adottato dal Regno Unito.

Nel novembre del 2013, l'organismo regolatore francese, l'ARJEL (l'equivalente della nostra ormai ex AAMS) ha cercato di convincere l'Assemblea Nazionale Francese a introdurre alcuni emendamenti alla legge sul digitale per permettere ai francesi di aprire il mercato del poker online, ma la proposta fu stata scartata.

Di recente, l'ARJEL ha provato nuovamente a portare il caso davanti all'Assemblea, ma ancora una volta la proposta non è stata presa in considerazione, lasciando nuovamente i giocatori di poker online francesi isolati nel loro piccolo bacino d'utenza.

Il declino del poker online

scared man covering eyes

Ogni anno, il mercato del poker transalpino ha diminuito il suo volume d'affari. Nel 2015 è calato del 4% (232 milioni di euro), così come del 4% è calato il numero dei giocatori. D'altro canto, il mercato globale del gambling si è comportato piuttosto bene, in particolare le scommesse sportive, cresciute addirittura del 30% (1,44 miliardi di euro) l'anno scorso.

Sfortunatamente, il governo francese sminuisce il poker online, rispetto ad altre forme di gambling che non richiedono bacini d'utenza enormi per poter sopravvivere. Di conseguenza, il paese non è disposto a organizzare modifiche complesse per condividere questa sua parte d'industria con altri paesi, specialmente quando i politici più di spicco, come il deputato del Partito Socialista Razzy Hammadi, ritengono che il poker sia "ormai un po' fuori moda".

La Francia non è naturalmente l'unico paese che fa fatica a causa del suo mercato ristretto nel poker online. Come detto, anche Portogallo, Spagna e Italia vivono una situazione non certo idilliaca, che andrebbe sicuramente a migliorarsi qualora questi paesi aprissero a loro volta i confini.

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