Il futuro dei tornei di poker live? Un payout più orizzontale

BOM day2 sala

Tanti professionisti cominciano a parlarne, persino le WSOP hanno indotto un sondaggio per tastare il terreno. Ma il dibattito è più che mai acceso.

Il poker sta attraversando un periodo di transizione molto delicato. Il boom è ormai alle spalle e sebbene il 'giochino' - come lo chiamano alcuni - non sia certo passato totalmente di moda, i numeri sono tendenzialmente in calo, sia live che online (salvo le dovute ed encomiabili eccezioni, come ad esempio il Battle of Malta).

Più o meno tutte le poker room online stanno rivedendo i propri Team Pro, non solo in Italia (dove in tanti sono rimasti a spasso) ma anche nel resto del mondo, aprendosi ai nuovi mercati soprattutto asiatici.

Molti tornei live abituati ad attirare tantissimi player fanno molta fatica, tanto che la nuova moda è la creazione di veri e propri festival del poker, della durata di tre o quattro settimane, con numerosi eventi adatti a tutte le tasche.

Probabilmente il punto è proprio questo: di soldi ne girano sempre meno. Fare il professionista al giorno d'oggi è sempre più difficile, di edge ce n'è poca perché il poker è diventato un fenomeno di massa; tra libri, siti dedicati, forum e persino corsi, di modi per imparare a giocare piuttosto in fretta ce ne sono tanti.

Per utilizzare una metafora tanto cara al mondo del Texas Hold'em, l'oceano si è svuotato di fish e si è riempito di squali. L'obiettivo, per tornare magari non ai fasti di un tempo, ma ad una situazione sostenibile nel lungo periodo, è proprio quello di richiamare i cosiddetti giocatori amatoriali, o recreational player.

 

Le re-entry sul banco degli imputati

all in texas holdem

La modalità re-entry, che va tanto di moda, pare essere un palliativo che non può reggere nel lungo periodo. Anche perché è vero che aiuta a gonfiare i numeri, ma favorisce ancora una volta solo quei (pochi, ormai) che possono permettersi investimenti economici ingenti.

Qualcuno, anche tra i professionisti più lungimiranti, ha cominciato a suggerire l'ipotesi di un payout più orizzontale. In poche parole, basta con la concentrazione dei premi più ricchi ai soli protagonisti del final table: meglio spalmare un po' di più il montepremi, per garantire anche ai meno esperti maggiori probabilità di raggiungere un obiettivo soddisfacente sia dal punto di vista economico che morale.

 

Il sondaggio delle WSOP

Non è un caso se recentemente le World Series of Poker hanno indetto un sondaggio (a cui potete partecipare cliccando qui) formato da dieci domande, molte delle quali chiedono un parere sulla possibilità di pagare fino a 1.000 posti su un ipotetico Main Event da 6.000 partecipanti.

wsop.com

D'altra parte, tutti i giocatori che interpretano il poker come una passione o un passatempo hanno il desiderio principale di poter raccontare agli amici di essere arrivati in the money. Oggi importa sempre meno sbandierare un primo premio super-milionario, obiettivo utopistico per il 99% dei giocatori, e sempre di più permettere ai player di godersi un po' di sano poker potendo contare su possibilità concrete di portarsi a casa qualcosina.

Chiaramente il discorso è delicato, perché favorire troppo i giocatori amatoriali può avere delle ripercussioni serie sui professional poker player. Creare un payout troppo orizzontale può far sì che per un professionista il rapporto tra costi da sostenere (viaggio, pernottamento, vitto e buy-in) e potenziale ricompensa sia un gioco per cui non vale la candela.

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